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25 November 2009 @ 01:19 am
BBI: [Fanfiction]Lucifer Rising -Epilogo  
Titolo: Lucifer Rising
Fandom: Supernatural
Rating: NC17
Pairing(s): Wincest; CastielxDean
Warning(s): slash; incesto e rapporti omosessuali completi -chiunque crede di non poterlo sopportare è pregato di non leggere-; inizialmente one-shot (e così rimane per me) ma divisa in più capitoli per non farvi crollare sulla tastiera.
Conteggio parole: 41. 998 *scappa per evitare il linciaggio*
Sommario: Lucifero è risorto, l'Apocalisse è ormai iniziata. Tra viaggi a bordo della fedele Impala, Angeli, demoni, fantasmi del passato, forti crisi e tanti problemi i Winchester dovranno cercare di rimettere le cose a posto, con qualche piccolo aiuto. Riusciranno Sam e Dean a risolvere i propri problemi? E, soprattutto, riusciranno ad averla vinta nello scontro finale?

Fanart: Qui e qui, di vahly .

Note: scritta prima ancora di vedere o anche solo immaginare la quinta stagione, le eventuali somiglianze non sono assolutamente volute e se doveste trovarle sappiate che, vedendo le puntate settimanali, sono rimasta un tantino sconvolta anche io. Sarà che sto finendo per pensare come Kripke, ogni tanto.
Il titolo è preso dall’ultima puntata della quarta serie, indi per cui non è mio.
Ringraziamenti: le mie meravigliose beta, faithina e p_will , per l'immenso lavoro che hanno fatto e per il supporto -e per non avermi ucciso a badilate, certo. Siete le migliori <33
Un grazie anche a vahly per le bellissime fanart, e per aver apprezzato la storia <3
Enjoy!


*Epilogo*

Lentamente ricomincia a prendere possesso del suo corpo. Muove piano le dita delle mani per capire se ci sono ancora e quando quelle rispondono ai comandi gli sale alla gola un sospiro di sollievo. Sempre lentamente prova a muovere il braccio e, nonostante sia pesante come un macigno enorme, riesce a spostarlo di un paio di centimetri.
Fa un altro sforzo per aprire gli occhi, le palpebre sembrano essere incollate tra loro, sono dannatamente pesanti.
Quando finalmente riesce ad aprire gli occhi quel tanto che basta per capire dove si trovi di preciso –e se sia ancora tutto intero- una luce forte glieli fa richiudere velocemente.
Potrebbe essere morto. Potrebbe essere morto e quello potrebbe essere il Paradiso, non sarebbe poi così impossibile.
Ma il calore sulla sua mano e sul suo petto gli fa, in qualche modo, credere il contrario. È vivo. È vivo per davvero.
-Sam- tenta di dire, ma la voce è troppo roca, quasi fosse inutilizzata da un bel po’ di tempo. Cerca di schiarirla e riprova ma niente da fare, è ancora troppo presto.
Allora prova a muovere la mano e incontra la pelle così ruvida e conosciuta, le nocche un po’ sbucciate, le dita fredde come al solito.
-Sammy- sussurra con voce quasi grottesca. Un movimento, strusciare di stoffa, dita che si serrano attorno alle sue e poi la sua voce, bassa, roca, timorosa.
-Dean- spaventata. –Dean…-
Due braccia che lo avvolgono, un peso sul corpo, e l’odore, l’odore di Sam attorno a lui, l’odore che lo avvolge e lo invade completamente, e la sua pelle, e le sue labbra che gli baciano il viso, e le sue mani che lo accarezzano e, Dio, è Sam.
-Sei sveglio… sei vivo-
-Sono qui, Sammy, sono qui- sussurra Dean. Vorrebbe avere la forza di dirgli qualcos’altro, vorrebbe dirgli quanta paura ha avuto, vorrebbe dirgli che lui lo ha creduto morto; vorrebbe chiedergli, chiedergli ogni cosa, chiedergli cosa è successo, chiedergli della luce, e dell’oscurità, chiedergli perché lui non ci capisce più niente.
-Devi riposare, Dean- dice Sam con gli occhi lucidi. –Dormi-
Si stende accanto a lui su quel letto troppo piccolo, si stringe al suo corpo come se fosse l’unica speranza rimastagli, infila il viso nell’incavo tra il suo collo e la spalla e lo stringe forte, mormorando parole a voce troppo bassa per poter essere capite.
Sam è lì, Sam è di nuovo tra le sue braccia, adesso Dean sa che va tutto bene, adesso può lasciarsi andare, tranquillo, a quell’oblio desiderato e invitante.

-Dannazione, ragazzo, ci hai fatto prendere un bello spavento!-
Bobby rilassa finalmente il viso teso da troppo tempo e lo guarda, steso su quel letto d’ospedale, il bip delle macchine a fare da sottofondo a quella sorta di riunione di famiglia.
Dean fa un mezzo sorriso che non si estende agli occhi e invita Bobby a sedersi con un cenno della mano. Si è svegliato, si è svegliato completamente quella mattina e ha provato a parlare con Sam, ha tentato di farsi spiegare cosa è successo in realtà. Ma Sam lo ha liquidato con un “Devi riposare”, ha visibilmente glissato e rimandato la conversazione.
Ma adesso lui vuole sapere.
-Da quanto tempo sono qui?- chiede guardando la stanza asettica.
-Più di una settimana- risponde Bobby con tono grave. –Non volevi saperne di svegliarti-
-Una settimana? Una fottutissima settimana? Sono stato qui tutto questo tempo mentre lì fuori c’è tutto quel casino? E, domanda da un milione di dollari, come sono arrivato qui se ero in quella cazzo di valle a Babilonia?-
Il tono è duro, i suoi occhi passano da Sam a Bobby con severità. Vuole sapere, dannazione, vuole solo sapere che cazzo è successo, non gli sembra poi chiedere molto!
-Sam- dice, la voce sempre più dura. Sam non parla mentre i suoi occhi vagano in ogni direzione, cerca di sfuggirgli ma sa che non potrà farlo per sempre. Sa che dovrà dire a Dean la verità, vorrebbe solo avere un po’ di tempo in più per pensare a cosa dire e soprattutto come dirlo, anche se non c’è un modo carino per farlo.
-Sam!-
-È finita-
La voce di Sam è bassa e cupa, le sue spalle sono curvate come se portassero chissà quale peso e i suoi occhi, adesso che finalmente può vederli bene, dio, i suoi occhi sono così tristi.
-Cosa?- Dean sa che è una domanda stupida, sa che cosa è finito ma vuole sentirlo, vuole sentirlo da una voce che non sia quella del suo cervello, vuole sentirlo e capire che è vero, che davvero è finito tutto.
-L’Apocalisse- Sam lo guarda.
-Come?-. Ecco, questo è il punto. Come è finito tutto? Che cosa diamine è successo? E soprattutto, perché lui ricorda solo vagamente quel campo di battaglia?
-Non te lo ricordi, vero?- chiede Sam scuotendo la testa. –Avevano detto che non avresti ricordato-
-Chi? Chi l’aveva detto? Dannazione, Sam, parla chiaro!- sbotta Dean, le sue parole seguite immediatamente da uno sguardo severo di Bobby.
-Tuo padre- dice l’uomo. –Tuo padre aveva detto che non avresti ricordato-
-Grande, lui dov’è? Magari riuscirà a dirmi qualcosa in più, dato che voi sembrate avere la bocca cucita!- dice Dean alzando la voce e muovendosi, agitato. Si strappa l’ago dal braccio e lo lascia cadere sul letto, incazzato.
-Lo rivedrai presto- dice Bobby costringendolo sul letto. –Adesso sta’ fermo, idiota, sei in convalescenza-
-‘Fanculo la convalescenza, io voglio andarmene-
-Tu non ti muoverai da quel letto- dice Sam guardandolo male.
-Solo se tu mi spieghi, e in fretta, che cazzo è successo-
Sam sembra perdere la determinazione guadagnata un istante prima e sospira. –Che cosa ti ricordi?-
-Lucifero ti aveva colpito- dice Dean piano. –Eri per terra, rantolavi, e ho pensato che non ce l’avresti fatta. Poi mi sono alzato, sono andato incontro a quel figlio di puttana, e… non lo so-
-Non ricordi nient’altro?- chiede Sam sedendosi accanto a lui. Dean scuote la testa mentre cerca di pensare a quei momenti, non sembra esserci nient’altro tra i suoi ricordi, eppure…
-La luce- risponde Dean velocemente. –Una luce fortissima e poi il buio-
Sam si morde il labbro inferiore e annuisce lentamente, cercando le parole giuste. Bobby gli lancia un’occhiata e annuisce, incoraggiandolo ad andare avanti.
-Mentre… durante la battaglia sono morti in tanti- dice Sam sottovoce. –Demoni, Angeli… tutti quanti. Io so solo che, quando mi hai lasciato, papà è venuto accanto a me. Mi ha abbracciato, mi ha parlato, e proprio quando stavo cominciando a vedere tutto nero ho aperto gli occhi. Ho visto la luce, ho visto la luce che…-
-Cosa, Sam?-
-La luce veniva da dentro di te- dice il minore chiudendo gli occhi. –Era dentro di te, era come se si sprigionasse dal tuo corpo, da ogni poro della tua pelle-
Dean lo guarda e non parla. Ricorda la luce, ricorda la sensazione di calore e di potenza, ricorda quella forza scorrergli in ogni angolo del corpo.
-Poi la luce è scesa anche dal cielo, era come se stesse arrivando da ogni angolo della terra- continua Sam. –E arrivava a te. Ogni raggio di luce finiva su di te, dentro di te, e poi hai parlato-
Dean non lo ricorda. Non ricorda niente di tutto quello, è come se non fosse stato presente, è come se avesse fatto qualcosa senza essere stato davvero lui a farla, come in una possessione demoniaca. C’era, ricorda la luce, ma il resto è nebbia.
-Va’ avanti, Sam- dice piano, prendendogli una mano fredda tra le sue. Ha paura, adesso, ha paura quando guarda gli occhi di suo fratello e li vede così tristi e lucidi, ha paura perché non sa cosa Sam potrebbe dirgli.
-La tua voce…- il viso di Sam viene rigato da una lacrima. –Era come se non fosse più la tua, era come se della tua voce fosse rimasta solo un’eco. Era forte, e profonda, e me la sentivo nella testa, avrei voluto mandarla via ma non potevo-
-Sammy…- Dean gli accarezza piano la testa, il cuore piccolo piccolo.
-E la luce… ti usciva dalla bocca, dagli occhi, da ogni parte. E poi ho visto Castiel correre verso di te-
Sam non ce la fa. È difficile, è dannatamente difficile spiegare quello che è successo, è dannatamente difficile dirlo, ripercorrerlo con la mente. Vorrebbe semplicemente cancellarlo, obliare tutto ma non può, Dean merita di sapere, Dean deve sapere.
-Cass?- chiede Dean. Castiel stava combattendo, si stava battendo con forza contro tutto quello che avrebbe distrutto il mondo, stava combattendo per lui, con lui.
-La luce… la luce ha avvolto ogni cosa, ogni persona, ogni corpo- continua Sam, la voce tremante. –Era dentro, dentro tutti quanti. La sentivo nel corpo, la sentivo nella testa, era forte. Era come se stesse giudicando, cercando il male che avevi fatto nella tua vita, come se dovesse decidere se punirti o lasciarti andare, ed era straziante, faceva male. I demoni urlavano come se fossero spaccati in due dal dolore, e Lucifero… l’ho visto, Dean-
-Hai visto cosa?- sussurra Dean, incapace di pronunciare altro.
-Lui, la sua forma. L’ho visto com’era prima, nell’esplosione di luce ho visto la sua forma angelica e poi c’è stato il fuoco, è stato avvolto dalle fiamme e ho visto la sua vera faccia. Era orrendo-
La voce di Sam si spezza e Dean continua ad accarezzargli il capo mentre le sue spalle sussultano, scosse dai singhiozzi.
-Sono stato così stupido- mormora Sam piangendo. –Ho voluto credergli, ho voluto credere veramente che non fosse cattivo, che la sua versione fosse quella giusta. Ho voluto credere che non avrebbe fatto del male, ho voluto credere che io e lui fossimo davvero simili, sono stato un idiota-
-Non potevi saperlo, non-
-Avrei dovuto darti retta- lo interrompe Sam guardandolo negli occhi. –Non avrei mai dovuto lasciarti, avrei dovuto dirti delle visioni, del Diavolo, tutto-
Sam si accoccola tra le braccia aperte di Dean mentre le lacrime gli rigano il volto e si lascia cullare, incurante della presenza silenziosa di Bobby nella stanza.
-Vado a prendere un caffè- dice quest’ultimo facendo per uscire. –Te ne porto uno, Sam-
Dean annuisce, ringraziandolo con lo sguardo. Sam sta respirando profondamente, cercando di calmarsi, e se anche riesce a riprendersi quanto basta per continuare a parlare ci sono ancora delle lacrime nascoste nei suoi occhi.
-E poi la luce ha cominciato a svanire- dice piano. –Lasciando i corpi che i demoni possedevano per terra mentre il fumo nero veniva risucchiato nelle viscere della terra. Non riuscivo a muovermi, ero troppo debole, e papà mi teneva a terra, diceva che ci sarebbe voluto tempo per guarire. La luce era ancora lì, meno forte di prima ma c’era, e poco prima che svanisse del tutto ho visto papà, Dean. L’ho visto come ho visto Lucifero, ho visto com’era veramente e non sono riuscito a dire niente. Lo guardavo e basta, e non potevo crederci ma era vero, lui era diverso, non era un’anima fuggita dall’Inferno-
-Cosa-
-Era fatto di luce- gli occhi di Sam brillano un istante. –Era completamente fatto di luce pura, ed era bellissimo, irradiava luce, parlava luce, pensava luce. Allora ho visto le ali-
-Le… ali?-
Dean è confuso. L’unica volta in cui abbia mai visto un paio d’ali, in vita sua, è stato quando ha conosciuto Castiel.
-Papà- comincia a dire, ma la voce gli muore in gola al solo pensiero. Sam sorride, piano, e annuisce.
-Papà era un Angelo, Dean- dice piano. –Un Angelo, capisci? Non riuscivo a smettere di guardarlo, non riuscivo a capire come fosse successo eppure era vero, era davvero un Angelo. Volevo chiedergli perché, volevo che mi spiegasse ma lui si è limitato a sorridere e a dirmi che ci sarebbe stato tempo, dopo-
Dean non riesce a crederci. Non ci crederà seriamente fino a che non lo vedrà con i suoi occhi, non potrà crederci nemmeno allora probabilmente. Perché suo padre era all’Inferno, suo padre marciva in quel posto e qualcuno lo ha tirato fuori così, senza ragione apparente, e poi lui se l’è ritrovato davanti in carne e ossa, ma è assurdo, avrebbe dovuto avere un tramite, e il suo vecchio corpo era stato cremato. Gli gira la testa.
-Cosa è successo agli altri?- chiede, cercando di mettere in pausa i suoi pensieri impazziti. Sam abbassa lo sguardo, si allontana un po’, tace.
-Sam-
-I demoni sono morti- dice. –Lucifero è morto. Quando sono riuscito a guardare, quando la luce è svanita del tutto, ho visto i corpi vuoti nella valle. Corpi abbandonati dai demoni e dagli Angeli morti in battaglia. E ho visto te. Il corpo di Castiel copriva completamente il tuo, svenuto per terra-
Sam non riesce a continuare.
Dean lo prende per le spalle e lo costringe a guardarlo. Quello sguardo non gli piace, non gli piace il tono di Sam, non gli piace quella tristezza nella sua voce.
-Cosa è successo, Sam?- chiede nonostante tema la risposta. Perché lo sa, in qualche modo lo sente, sente come un vuoto dentro, lo sente da quando si è svegliato, lo sente ma non vuole pensarlo perché altrimenti lo renderebbe vero.
-Castiel…-
E dallo sguardo di Sam ha la conferma che aspettava.
-Come?- chiede sottovoce. Non può crederci, davvero non può.
-Dio stava parlando tramite te, Dean- Sam ricomincia a piangere. –Ti ha usato, sei stato la sua voce, il suo braccio, la mano che ha fermato tutto. E quando è finito, quando la luce è scomparsa ti ho visto a terra, Castiel sopra di te, ti ho creduto morto, non-
-Come?-
Sam prende un profondo respiro prima di parlare di nuovo. Sapeva che sarebbe stato difficile, lo sapeva, ma non immaginava che avrebbe potuto essere così. Gli occhi di Dean sono lucidi e vacui, l’espressione sul suo volto è dura, e lui non riesce a guardarlo. Non riesce a guardare mentre il dolore lo dilania dall’interno, non ce la fa, non quando può sentire una parte di lui che si spezza.
-Saresti morto- dice a fatica. –Se lui non fosse arrivato in tempo, saresti morto. Prima che la luce svanisse si è gettato su di te, come per coprirti, per proteggerti-
-Come?-. Non è abbastanza, tutte quelle parole non sono abbastanza. Non spiegano nulla, non gli danno la risposta che sta cercando, non lo aiutano a capire, solo a spezzarsi un po’ di più.
-Ha usato ciò che rimaneva dei suoi poteri angelici per salvare la tua vita. Il suo corpo ormai mortale non è riuscito a sopportare tutto quel potere in una volta mentre, al tempo stesso, l’essenza angelica veniva spazzata via-
John, ai piedi del letto, ha l’aria seria e grave.
-È morto come il più coraggioso degli uomini-
Dean lo guarda e non parla, non ci sono parole che possano esprimere ciò che ha dentro in quel momento. Non c’è niente che possa esprimere quel dilaniante senso di vuoto, quel dolore che brucia l’anima, e la rabbia devastante, e tutto quello schifo che lo sta straziando dentro.
-Fa’ che il suo sacricifio non sia stato invano-

#
Il cielo è grigio e cupo, le nuvole cariche di pioggia vagano veloci lì in alto nascondendo il sole alla vista.
Una pioggia leggera cade bagnando il terreno, e l’erba, e gli alberi, mentre il grigio del cielo sembra essere in sintonia con il silenzio tombale di quel posto.
Non c’è nessuno a parte la foresta, nessuno a parte gli animali e le piante, nessuno che possa curarsi di quell’uomo fermo e immobile nell’angolo più remoto di quello spazio verde e grigio, in piedi sotto a un albero con lo sguardo fisso davanti a sé.
Stringe qualcosa tra le mani, qualcosa di piccolo che emana uno strano luccichio metallico.
Alza gli occhi verdi al cielo e lascia che la pioggia gli scorra sul viso mischiandosi a quella piccola lacrima sfuggita al suo controllo.
Si avvicina all’albero, ne accarezza la corteccia ruvida e gli punta contro la piccola punta di metallo. Tiene il coltello fermo con una mano mentre, con una lentezza quasi esasperante, incide su quell’albero una sola, semplice parola.
Castiel
Il tempo trascorre lento mentre lui guarda il tronco, mentre guarda quella parola come se il fissarla potesse semplicemente riportarlo indietro. Non si accorge del tempo che passa, non si accorge che il sole, coperto dalle nubi, è ormai tramontato. Solo quando una mano si poggia, leggera, sulla sua spalla si volta, uscendo da quella sorta di trance.
-Dean-
Annuisce, piano, senza avere la forza di parlare. Sam gli dedica un’ultima occhiata preoccupata prima di sussurrargli un “Fa’ in fretta, ti prenderai una polmonite” e andare via, lo scalpiccio sul terreno e le foglie secche ad accompagnare la sua uscita.
Dean resta ancora qualche minuto a fissare quella semplice iscrizione.
-Non avresti dovuto farlo, brutto idiota- mormora alla foresta mentre il vento si porta via le sue parole.
Chiude un istante gli occhi e può quasi sentirlo, quello sguardo azzurro sulla nuca, quella mano che si poggia dolcemente sulla sua spalla, leggera come l’aria.
Mentre si incammina nella foresta sente che non lo lascerà mai. Mentre esce da quel labirinto di alberi e radici capisce che non se ne andrà mai veramente. Mentre torna in macchina, mentre inserisce le chiavi nel quadro ha come la sensazione che sia lì, seduto sul sedile posteriore a guardarlo con quel suo sguardo quasi pallato.
Lo specchietto retrovisore mostra i sedili della sua bambina, il vetro su cui la pioggia cade, adesso forte e incessante, nascondendo la strada alle sue spalle.
Si sistema meglio sul sedile e guarda dritto davanti a sé. È ora di continuare.
-Che abbiamo?-
Sam lo guarda, preoccupato, prima di sentire il motore fare le fusa sotto di loro.
-Cheyenne, Wyoming- dice mettendosi il laptop sulle gambe e accendendo. –Ci sono state alcune morti sospette. Ragazzi di età tra i diciotto e i venticinque anni sono stati trovati morti nelle loro case, chiuse dall’interno e senza segni di scasso. Alcuni amici delle vittime hanno parlato di una catena che girava per e-mail secondo la quale, se non inviata, il fantasma di una donna morta anni prima verrebbe a prendere i “trasgressori”-
-Grande, piccoli nerd crescono tra fantasmi ed e-mail- dice Dean accendendo la radio e alzando il volume.
Carry on, you will always remember…
E mentre la voce dei Kansas esce, forte, dalle casse Dean guarda avanti e sa che non potrà mai dimenticare.
Ma è tempo di andare avanti. Con Sam, fino alla fine.
Giungerà il tempo di dire basta, il tempo di smettere, il tempo di cercare la pace, ma adesso è troppo presto. Adesso è ora di ricominciare a vivere.

Le ruote dell’Impala attraversano un’altra linea di confine, l’ennesima, mentre Dean guarda con dolcezza suo fratello addormentato accanto a lui e il sole sorge di nuovo sul mondo.

*The End*



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