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25 November 2009 @ 01:13 am
BBI: [Fanfiction]Lucifer Rising -Capitolo quinto  
Titolo: Lucifer Rising
Fandom: Supernatural
Rating: NC17
Pairing(s): Wincest; CastielxDean
Warning(s): slash; incesto e rapporti omosessuali completi -chiunque crede di non poterlo sopportare è pregato di non leggere-; inizialmente one-shot (e così rimane per me) ma divisa in più capitoli per non farvi crollare sulla tastiera.
Conteggio parole: 41. 998 *scappa per evitare il linciaggio*
Sommario: Lucifero è risorto, l'Apocalisse è ormai iniziata. Tra viaggi a bordo della fedele Impala, Angeli, demoni, fantasmi del passato, forti crisi e tanti problemi i Winchester dovranno cercare di rimettere le cose a posto, con qualche piccolo aiuto. Riusciranno Sam e Dean a risolvere i propri problemi? E, soprattutto, riusciranno ad averla vinta nello scontro finale?

Fanart: Qui e qui, di vahly .

Note: scritta prima ancora di vedere o anche solo immaginare la quinta stagione, le eventuali somiglianze non sono assolutamente volute e se doveste trovarle sappiate che, vedendo le puntate settimanali, sono rimasta un tantino sconvolta anche io. Sarà che sto finendo per pensare come Kripke, ogni tanto.
Il titolo è preso dall’ultima puntata della quarta serie, indi per cui non è mio.
Ringraziamenti: le mie meravigliose beta, faithina e p_will , per l'immenso lavoro che hanno fatto e per il supporto -e per non avermi ucciso a badilate, certo. Siete le migliori <33
Un grazie anche a vahly per le bellissime fanart, e per aver apprezzato la storia <3
Enjoy!


Capitolo 5

Castiel alza gli occhi al cielo che lentamente diventa sempre più scuro. Le nubi corrono veloci e nere, i fulmini cominciano ad illuminarlo a giorno, il freddo è sempre più forte.
-Brutto segno- mormora, la pistola ben stretta in mano. Dean lo guarda, segue i suoi occhi e capisce a cosa si stia riferendo.
-Papà, questo sarebbe un buon momento per venire- dice sottovoce in modo da non farsi sentire. John gli aveva detto che sarebbe accorso, se solo avesse avuto bisogno di lui.
E invece le sue grida e le sue suppliche sono state vane, lui non è mai arrivato. Lo ha chiamato, ha urlato il suo nome fino a non avere più aria nei polmoni, lo ha supplicato di raggiungerlo fino a non avere più voce ma niente, John lo ha lasciato solo.
Forse è davvero stata solo un’allucinazione dovuta all’alcohol, forse è stato davvero solo un sogno. Forse John sta ancora marcendo all’Inferno, forse non tornerà mai più.
Il respiro si condensa in piccole nuvolette man mano che avanzano, il freddo penetra attraverso i vestiti fino a raggiungere le ossa, il cielo adesso è completamente nero.
E poi, ecco: due figure bianche, quasi luminose in quell’atmosfera cupa e buia, all’altro capo della valle.
-Sam- dice Dean in un sussurro. Riconosce quella figura alta e possente, l’ha vista crescere, l’ha stretta tra le braccia tante di quelle volte che sarebbe impossibile, per lui, confonderla con qualcun altro.
Castiel guarda avanti e non parla. Avanza quasi come per inerzia, non si accorge nemmeno di star camminando. Tutti i suoi sensi sono concentrati sulle figure davanti a lui, non esiste altro in quel momento.
Il tempo sembra non passare mai. Avanzano, tutti e quattro, con una lentezza quasi esasperante. Dean vorrebbe correre, correre da suo fratello, corrergli incontro e pestarlo, poi abbracciarlo e pestarlo di nuovo. Vuole baciarlo, vuole sentire di nuovo il suo odore sulla pelle, le sue braccia che lo stringono. Vuole prenderlo a pugni fino a non sentirsi più le mani, vuole prenderlo a calci fino a farlo sanguinare. Vuole perdersi in quei cazzo di occhi, vuole dirgli tutto, tutto il male che gli ha fatto, vuole dirgli che da quando è andato via lui non è niente. Vuole prenderlo a schiaffi e baciare la pelle arrossata, vuole averlo solo per sé per un tempo infinito, vuole che ritorni.
Dei rumori vengono da un punto imprecisato dietro di loro e quando si volta a guardare Dean vede degli uomini. Demoni che hanno preso possesso di corpi di persone innocenti, demoni che li usano come se fossero semplici vestiti. Demoni che li costringono a stare relegati in un angolino della propria mente, demoni che li fanno soffrire.
E la rabbia piano piano cresce, diventa come un fuoco al centro del suo petto, un fuoco che scoppia, un fuoco su cui qualcuno sta versando benzina, un fuoco che esploderà sul serio.
-Non guardarli, vai avanti- dice Castiel, il volto impassibile come se fosse tornato quello di un tempo. –Continua a camminare, non sono loro il nostro problema-
-Ma devono essere fermati!- sbraita Dean. –E potrebbero attaccarci!-
-Non lo faranno, non è questo che lui vuole- Castiel è sicuro di quello che dice. –È molto più sottile e subdolo di quanto tu creda, Dean. Lui vuole incontrarci. Vuole trovarsi faccia a faccia con noi, non vuole distruggerci subito-
Castiel sembra così calmo e senza emozioni. Castiel sembra essere tornato l’Angelo che Dean ha conosciuto, il suo volto è impassibile, i suoi occhi sono fissi su Sam e Lucifero davanti a loro, non batte quasi ciglio.
E sono lì. Sam, bello, con il vestito bianco che gli illumina il volto, e Lucifero in un tramite bellissimo, con lunghi capelli biondi e un corpo snello.
-Castiel… è un piacere rivederti- dice Lucifero con voce suadente. Castiel gli riserva la sua miglior smorfia schifata e non risponde.
Dean guarda Sam senza dire niente. Non sa cosa dire, non sa cosa fare. Mille pensieri gli affollano il cervello ma lui non riesce a sentirli, c’è solo Sam adesso, solo lui è la cosa importante, lo è sempre stato.
-Sam…- mormora. –Sammy-
-Dean-. La voce di Sam è dura, non trema, riesce a nascondere bene tutti i sentimenti che lo stanno divorando in questo momento. Gioia di rivederlo, ansia, paura di sentirsi giudicato, di nuovo. Rabbia, perché conosce Dean come le sue tasche e sa che non vorrà credergli, che non crederà a una sola parola.
-Sam… sono io-
Ti ricordi di me, Sammy? Ti ricordi di avere un fratello che ti ama con tutto sé stesso, che darebbe la vita per te? Ci pensi mai?
La voce di Dean sembra supplicare. Solo uno sforzo enorme gli impedisce di farla tremare, solo una grande forza di volontà lo aiuta a tenerla ferma e salda, seppur bassa e supplichevole.
-Sam-
Ci hai mai pensato durante questo periodo?
Sam cerca inconsciamente la mano dell’uomo al suo fianco e la stringe, unico appiglio in quella situazione. Sa che Dean lo ferirà, sa che lo farà soffrire, sa che lo considera un mostro. Non vuole fidarsi, non vuole lasciarsi andare perché sa, sente, che verrà tradito, di nuovo.
-Ti ho cercato ovunque-
Guardami negli occhi, adesso. Guardami negli occhi e dimmi che non hai pensato a me nemmeno una volta.
-Non volevo essere trovato-
Sam sa che Dean lo sta supplicando di tornare. Lo legge nei suoi occhi, lo vede dai suoi movimenti, dalle labbra leggermente schiuse, dalle mani che tremano un poco.
-Non voglio tornare, Dean- la voce di Sam si abbassa fino a diventare un sussurro e Dean sussulta, come se fosse stato colpito da una lama invisibile. Poi serra i pugni, gli occhi sempre fissi nei suoi, e il suo sguardo si fa duro mentre Sam nasconde il proprio nella sua mano intrecciata a quella dell’Angelo.
-Allora guardami- sputa Dean. - Guardami negli occhi, abbi il coraggio di guardarmi e dirmi che preferisci stare dove stai, e grazie tante-
Lucifero stringe più forte la sua mano, gli occhi fissi in quelli di Castiel e un mezzo sorriso sulle labbra.
Sam sente il respiro mozzarglisi in gola, sente come se la terra gli stesse crollando sotto ai piedi.
-Io voglio solo spiegarti- dice. –Voglio solo che tu capisca. Tu devi capire, Dean, devi farlo. Lucifero… lui non è come sembra-
-Oh, no, lui è esattamente come sembra- Dean guarda l’uomo biondo con disprezzo. –È solo un maledetto figlio di puttana che farò fuori con le mie mani-
-Dean, no!- urla Sam scuotendo velocemente la testa. –Tu non sai. Tu non lo conosci come lo conosco io, tu non sai nemmeno perché ha fatto quello che ha fatto, non sai nemmeno il motivo per cui è tornato-
-So che è un bastardo che vuole farci tutti fuori, tanto basta- Dean serra le labbra, i pugni, la mascella. Non può credere che Sam stia davvero dicendo quelle cose, non può credere che stiano davvero uscendo dalla sua bocca. Quello non è Sam, non può essere Sam.
Sam non direbbe mai una cosa come questa, Sam userebbe il cervello e capirebbe che quello schifo di demonio lo sta solo raggirando, usando come una marionetta tra le sue mani. Sam riuscirebbe a vederlo per quello che è, un bastardo tentatore.
Castiel tiene gli occhi fissi in quelli di Lucifero, è immobile come una statua.
-Ti sta solo usando, Sam- dice ad alta voce per farsi ascoltare. –Sta seguendo un piano e tu sei solo una pedina da muovere a suo piacimento-
-È solo invidioso, Sammy, non dargli ascolto- dice Lucifero con voce carezzevole e dolce.
Sammy. Quella parola rimbomba nella testa di Dean crescendo sempre più di volume fino a risultare assordante. Sammy. Lo ha chiamato Sammy.
Nessuno lo chiama Sammy, nessuno eccetto lui.
E Sam si volta a guardare Lucifero con occhi pieni di quella che sembra ammirazione, di quello che sembra affetto, e annuisce, e sorride, e Dean non crede di poterlo sopportare.
-Dean, non capisci?- dice poi. –Lui è qui per mettere le cose a posto. Lui non odia gli uomini, non odia Dio. Lo amava ed è stato cacciato, gli è stata inflitta una punizione ingiusta. Permettigli di raccontarti, Dean, per favore-
-Raccontarmi? Le sue puttanate non attaccano con me, Sam-
Castiel guarda Dean per un istante, guarda i suoi lineamenti distorti dal dolore e dalla rabbia.
-Dean…- mormora Sam. –Dean, ti prego, non fare così-
Dean le sente arrivare, sa che fanno male, sa che ne faranno a Sam ma non può farci niente, non riesce a tenersele dentro. Le sente sulla lingua, le sente sulle labbra, le sente prendere forma e liberarsi nell’aria.
-Non riesco più nemmeno a guardarti, Sam. Non riesco più a guardarti negli occhi e riconoscere mio fratello-
Gli occhi di Sam si fanno lucidi, le labbra si schiudono mentre il cervello mette a fuoco quelle parole e dà loro il giusto significato.
-Dean, sono sempre io- cerca di dire. Un’ultima volta, un’ultima prova.
-No, non lo sei, non più-
-Dean- la voce si spezza, non riesce più a parlare. Eccola, la prova di cui aveva bisogno. Ha chiesto a Dean di potergli spiegare, lo ha implorato di ascoltarlo, gli ha chiesto di capire. E lui non lo ha fatto.
Se lo amasse, se lo amasse sul serio farebbe almeno un tentativo. Ma Dean è solo una stupida, egoista testa di cazzo, Dean non vuole ascoltare, non accetta verità che non sia la sua.
La mano di Lucifero si poggia, dolce, sulla sua spalla con una leggera pressione. Lui c’è, lui rimarrà al suo fianco, lui non lo abbandonerà. Lui non lo giudicherà, sarà sempre pronto ad ascoltarlo, a consolarlo. Il punto è che lui ci sarà.
-Dean- Castiel richiama la sua attenzione e gli indica, con il capo, i margini della valle. Sono pieni di demoni, sempre più vicini.
Un tuono romba sopra le loro teste, forte. E scende la pioggia.
-Sam- dice mentre la pioggia li bagna da capo a piedi. –Non c’è più tempo per i giochetti. Scegli: o me, o loro-
-Dean, tu non capisci-
-Non capisco cosa, Sam?- sta urlando. –Che mi hai lasciato senza nemmeno dirmi niente? Che te ne sei andato per stare con quello schifoso Lucifero? Che mi hai tagliato fuori dalla tua vita e voltato le spalle, cosa? Cosa non capisco? Dimmelo adesso, Sam. Con me o contro di me-
-Mi dispiace-
Ha deciso. Ha fatto la sua scelta e la porterà avanti, come ha sempre fatto. Ha fatto la sua scelta e gli ha detto addio per sempre.
-Dannazione, Sam!- urla all’improvviso Castiel. –Ma non capisci? Non capisci cosa sta cercando di fare, cosa è riuscito a fare? Ti ha messo contro tuo fratello, contro il sangue del tuo sangue! Datti una svegliata, togli quel cazzo di velo dagli occhi e guarda in faccia la realtà-
Sam non ha mai visto Cass urlare a quel modo –né parlare in modo così volgare. Non ha mai visto il suo viso così stravolto, così disperato; i suoi occhi non sono mai stati tanto angosciati e preoccupati, mai.
-Dean mi ha costretto a scegliere- risponde allora. –Dean mi ha costretto, non Lucifero né nessun altro. Mio fratello, Castiel. Il sangue del mio sangue mi ha detto di scegliere tra un uomo che ha dimostrato di non amarmi e un altro che ha dimostrato che resterà al mio fianco-
Dean non può sopportarlo, di sicuro non può sopportare di vederlo con lui, e non solo perché è il Diavolo.
Non può sopportare di vedere i suoi occhi illuminarsi quando lo guarda, non può sopportare il pensiero che possa davvero stare bene con lui.
Un lampo squarcia il cielo nero, un lampo che porta con sé molto più della luce nel cielo.
-Bene, vedo che abbiamo ospiti- ride Lucifero, gli occhi chiari che si illuminano. –Salve-
La sua voce è cordiale, è calda, è dolce, e Dean non può crederci. Dean non può credere che un tale bastardo manipolatore sia riuscito a fare il lavaggio del cervello a suo fratello, non vuole crederci.
-Lucifero, quanto tempo-
Dean non si volta nemmeno, sa già a chi appartiene la voce.
-Secoli, Zaccaria- risponde Lucifero, cordiale. Sam, al suo fianco, sembra agitato.
Tutto quello non era previsto, gli Angeli non avrebbero dovuto essere lì. Se sono arrivati fin lì non è certo per parlare, né per prendere il tea. Se sono arrivati fin lì attaccheranno, e loro dovranno difendersi. Hanno tacitamente firmato la loro dichiarazione di guerra, ma non era così che doveva andare.
Dean doveva solamente capire, nessun altro doveva essere invischiato. Sam e Dean, solo loro due, faccia a faccia, nessun altro.
Ora Sam capisce che non c’è altro modo, capisce che l’unica via adesso è la guerra.
-Ricordo ancora l’ultima volta che ci siamo visti- continua Zaccaria con voce velenosa. –Se non sbaglio Michele ti stava dando tanti di quei calci da spedirti all’Inferno-
-E tu stavi fermo, in disparte, a sghignazzare- ribatte Lucifero, serio. –Nelle retrovie, al sicuro da ogni cosa, come hai sempre fatto-
-Tu, lurido bastardo- sibila l’altro Angelo, livido di rabbia. –Pagherai per tutto quello che hai fatto, ti faremo tornare all’Inferno in un modo o nell’altro-
-Su una cosa siamo d’accordo- dice Dean, gli occhi fissi in quelli di Sam.
I demoni ai margini della valle si stanno avvicinando, si portano alle spalle di Lucifero e rimangono in silenzio, come un animale in attesa di tendere l’agguato alla sua preda.
Gli Angeli, Sam non ne ha mai visti così tanti in vita sua, rimangono immobili e in attesa di una qualsiasi mossa. Il cielo è sempre più nero, i tuoni sempre più fragorosi, la pioggia più fitta.
Un tuono, molto più forte di tutti i precedenti, squarcia il cielo ed è l’inferno.
Sam non capisce come sia successo, non sa chi abbia attaccato per primo, tutto quello che sa è che Angeli e demoni si stanno scontrando su quel campo di battaglia improvvisato, ognuno colpisce più forte che può. Ci sono urla, grida di dolore, colpi ben assestati, la terra sembra quasi tremare.
-Falli smettere- implora guardando l’uomo al suo fianco. –Falli smettere, non siamo qui per combattere!-
-Non posso, Sam…- mormora Lucifero, gli occhi fissi sugli Angeli davanti a lui. –Non posso fare più nulla, ormai-
Dean non si muove d’un passo, non vuole muoversi. Non vuole lasciare Sam solo con quell’essere schifoso, non di nuovo. Questa volta combatterà, combatterà fino alla fine per l’unica cosa più importante della sua vita.
Castiel, al suo fianco, guarda i suoi fratelli combattere e stringe le labbra.
Anche Zaccaria è rimasto con loro, forse si preoccupa troppo di rovinare il suo bel completo scuro per gettarsi nella mischia.
-Io ti ucciderò, brutto figlio di puttana- sibila Dean. –Giuro su Dio che ci riuscirò, e riuscirò a riprendermi Sam-
-Giurare su Dio, che cosa ridicola- sorride Lucifero, la mano di Sam ancora nella sua. –Cosa ti fa pensare che a Dio interessi qualcosa di ciò che sta succedendo qui? Cosa ti fa pensare che ti aiuterà a sconfiggermi? Sei davvero convinto che ami i suoi figli come dice?-
-Non dovresti neanche parlare di Lui, non dovresti nemmeno nominarLo con il pensiero- sbraita Zaccaria, facendo qualche passo in avanti.
-Perché lo difendi tanto, tu che non lo hai mai nemmeno visto?-
La voce di Lucifero è dura, dura e fredda, crudele. –Lui non ci ama, Zaccaria! Lui ci ha abbandonati a noi stessi e non tornerà-
-Parli così solo perché Lui ti ha cacciato- si intromette Castiel. –Brucia, non è vero?-
Gli occhi di Lucifero si riducono a fessure di ghiaccio.
-Questo mondo non si sarebbe rovinato così tanto se solo Lui l’avesse amato- dice.
-Dov’è Dio mentre gli uomini muoiono?-
Castiel e Zaccaria si voltano verso Sam con gli occhi spalancati.
-Perché li fa soffrire a questo modo, se li ama così tanto?- gli occhi di Sam sono lucidi di tristezza e sì, anche un po’ di rabbia. –Perché? Perché non ha impedito tutto questo?!-
-All’uomo è stato concesso il privilegio di decidere della sua vita, Sam- Castiel gli punta addosso i suoi occhi blu. –Lui e solo lui è artefice del proprio destino! Dio gli ha lasciato la scelta, non può modificare ciò che l’uomo decide di fare-
-Allora lascia semplicemente che si distrugga con le sue mani- la voce di Sam ha una leggera sfumatura sarcastica che fa assottigliare gli occhi a Zaccaria. –Un buon Padre impedirebbe al proprio figlio di fare una cosa del genere. Un buon Padre gli direbbe cosa fare, lo metterebbe sulla giusta direzione!-
-Quando mai tu hai seguito le scelte di nostro padre, uh? Quando mai gli hai dato retta e non hai fatto di testa tua? Quando mai hai pensato che tutto ciò che diceva era per te, solo per il tuo bene? È riuscito a farti credere alle sue stronzate, Sam? Sei davvero convinto di quello che dici?- Dean urla per sovrastare il rumore della battaglia e dei tuoni. Sam lo guarda, duro e anche un po’ ferito da quelle parole.
-Non credi che sia capace di pensare con la mia testa, Dean?-
-No, credo solo che se c’è qualcuno abbastanza forte da farti bere le sue frottole ci caschi in pieno-
-Ora basta!- urla Sam. –Smettila di trattarmi come un bambino, smettila di pensare che io non riesca a badare a me stesso. Smettila di fare come se avessi ancora cinque anni, e soprattutto smettila di comportarti come se fossi papà!-
Castiel si prende un secondo per scrutare il viso di Dean ma torna subito a Lucifero. Sa che quel bastardo sta macchinando qualcosa, glielo legge in faccia. Lo vede nel suo sorriso, lo vede nel luccichio dei suoi occhi, traspare dalla sua aria disinvolta e tranquilla.
-Mi tocca anche sorbirmi due ragazzetti che litigano- biascica Zaccaria, distogliendo lo sguardo dai due fratelli.
Si guarda intorno. Il sangue delle ferite, angeliche o demoniache, è dappertutto. Sa bene che la battaglia è appena iniziata, sa anche che probabilmente è solo una tra tante.
Sa che Dio non è con loro. Sa che li ha abbandonati senza pensarci due volte, e per quanto il potere nelle sue mani avesse un gusto dolce adesso ha paura. Adesso dovrebbe toccare a lui dirigere tutto, dire agli altri Angeli cosa fare o non fare –anche se sono molti di più quelli che gli hanno voltato le spalle che quelli che sono ancora con lui.
È sua la scelta, ora. È lui che deve decidere quando tutto dovrà finire.
-Cosa c’è, Zacky, le responsabilità sono troppe ed è giunto il momento di battere in ritirata?- lo deride Lucifero, Sam troppo impegnato a litigare con Dean per prestargli attenzione.
-Sei solo un lurido bastardo- risponde Zaccaria tra i denti. –Giuro che-
-Sì, sì, tornerò all’Inferno e bla bla bla- dice avvicinandosi all’Angelo e lasciando Sam alla sua disputa. –Sai una cosa? Ti sbagli di grosso. Io non tornerò in quella lurida fogna, non quando ho il mondo a mia disposizione-
La sua voce è così bassa che solo Zaccaria, in mezzo a tutto quel frastuono, riesce a sentirla. Zaccaria e Castiel.
Lo sapeva che c’era un piano dietro, lo sapeva che Lucifero mirava solo a raggiungere i suoi scopi. Sapeva che Sam era solo una pedina, sapeva che erano tutte bugie. Dopotutto, Lucifero è sempre stato così. Egoista, pieno di sé, egocentrico fino ai limiti dell’impossibile. Ha pensato sempre e solo a sé stesso, mai a nessun altro. Il lupo perde il pelo, dicono gli umani.
-Dean, devi ascoltarmi-
Sam vuole ritentare. Sam non riesce a sopportare che suo fratello sia un simile cocciuto, non vuole perderlo, non ora che sa che tutto può essere sistemato.
La pioggia scende, forte, sul viso di Dean rigandolo come di lacrime –e chissà che di lacrime non ce ne siano davvero. Fa male, fa dannatamente male avere Sam lì davanti a lui e non riuscire a fargli capire, non riuscire a mettergli in testa che non c’è nulla di buono nelle parole di Lucifero.
-Dio, Sam, perché ti ostini ad andare avanti con questa storia?- urla per sovrastare il frastuono dei tuoni e della battaglia. –Perché non capisci che è tutto sbagliato, che lui è sbagliato?!-
Sam scuote la testa mentre le lacrime si mischiano alla pioggia fredda e gli offuscano la vista.

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-Devi farlo, Sam!- urla Lucifero alle sue spalle. –Devi farlo, o ci darà la caccia! Non ci lascerà in pace finché non ci avrà finiti!-
Lucifero sembra disperato, e spaventato, e convinto che Dean potrebbe davvero render loro la vita impossibile, che potrebbe perseguitarli fino a… fino a ucciderli. Ma quello è suo fratello, quello è Dean, lo stesso Dean con cui è cresciuto, lo stesso Dean che lo abbracciava la notte quando gli incubi gli impedivano di dormire. Lo stesso Dean che gli baciava le labbra e gli sussurrava che sarebbe andato tutto bene.
E Dean ride. Ride forte, di gola, gettando la testa all’indietro, le armi abbandonate in mano. Ride e poi lo guarda, mentre il suo sguardo torna serio a poco a poco.
-Fallo, Sam- dice aprendo le braccia e mostrando il petto. –Se devo morire voglio che sia per mano tua. Voglio che sia tu ad aprire il fuoco-
-Dean-
-Tu sei la mia vita, Sam- Dean piega le labbra in un sorriso triste. –Tutta la mia vita, il mio mondo senza di te non ha senso. E se devo continuare a vivere sapendoti da qualche parte, con lui, allora è meglio farla finita adesso. Spara-
Sam non vuole farlo. Non vuole uccidere l’unica persona che abbia mai amato, suo fratello, il sangue del suo sangue, il suo compagno di vita.
-Sam-
Quella voce. La voce che lo ha cresciuto, spaventato, irritato, reso felice, fatto incazzare. Quella voce che gli ha urlato contro prima che sbattesse la porta e se la lasciasse indietro, quella voce che gli è mancata, che è stato felice di risentire, che lo ha lasciato troppo presto.
-Papà?-
Indossa gli stessi vestiti di sempre, la solita giacca, i soliti vecchi jeans. Ha la stessa barba un po’ incolta e negli occhi vive la stessa luce brillante che aveva quando tornava vittorioso da una caccia. Deve essere un sogno, non può essere vero. John è morto, è morto, e non ritornerà.
Le urla di Lucifero sono smorzate nelle sue orecchie, non le sente quasi più. Non capisce le parole, le esortazioni, niente. I suoi occhi sono fissi in quelli di John, in quelli così familiari di John, ed è incredibile. Quello è suo padre, lo sa, lo sente. Persino la battaglia diventa insignificante, adesso. Angeli, demoni, che si scontrino pure.
Dean guarda loro padre e non parla. Lo guarda con gli occhi lucidi, le braccia sempre divaricate in attesa di un colpo che sembra non arrivare, che non arriverà.
Sam non può farlo.
-Che scenetta patetica-
Sam si volta a guardarlo e lo vede sbuffare, scocciato e infastidito. Il vestito bianco è sporco di pioggia e della polvere che si alza dal terreno, i capelli biondi non sono più lisci e perfetti ma scombinati e rovinati. Gli occhi sono freddi come lame di ghiaccio, non hanno più quel calore che Sam ha imparato a conoscere ed apprezzare.
-Non ti lascerò far del male ai miei figli, stronzo- dice John con tono minaccioso avvicinandosi all’Angelo Caduto.
-Patetico, davvero patetico- sbuffa quello guardandoli. –Pensi che riuscirai a fermarmi, John Winchester? Sei solo un’anima fuggita dall’Inferno, non puoi niente contro di me. Sam è mio, mi si è donato di sua spontanea volontà, mi appartiene. E Dean… quel figlio così dissoluto, così sbagliato. La sua anima è destinata a me e mi sarà concessa, in un modo o nell’altro-
Sam lo guarda e non capisce, lo guarda e non riconosce quell’uomo gentile che gli ha portato conforto e calore, lo guarda ed è tutto così
sbagliato.
Succede tutto in una frazione di secondo. Lucifero stende una mano in direzione di Dean, un tuono romba nel cielo, John si lancia addosso a lui, un fulmine illumina il nero di quella scena, Sam corre, Dean spalanca gli occhi e fa per muoversi ma è tardi, troppo tardi.
Un tonfo, un corpo che cade sul terreno freddo e bagnato, la pioggia sempre incessante, il freddo, il dolore, le lacrime.
-Dean…- la voce flebile, il respiro affannoso.
-Sam, Sam sono qui- sussurra Dean al suo orecchio. Gli regge la testa, lo stringe tra le braccia e Dio, no, ti prego, no.
-Papà…-
-Shush, non parlare, Sammy-
Pioggia, pioggia e lacrime che si confondono, diventano un’unica cosa, bruciano gli occhi, le guance, bruciano il cuore.
Sam ha gli occhi socchiusi ma anche così riesce a vedere ben distinta la sagoma di suo fratello. Quel solito giubbotto di pelle, una delle tante magliette sciupate. La collana che lui stesso gli regalò anni ed anni prima.
-La porti ancora…-
Dean segue lo sguardo di Sam sul proprio petto fino ad incontrare quel vecchio ciondolo e un sorriso si forma, fugace, sulle sue labbra.
-Sempre- sussurra. –Ma sta’ zitto, idiota. Risparmia il fiato, starai meglio-
-Non volevo farti questo, Dean… tu sei mio fratello, non volevo farti soffrire così- mormora Sam inframmezzando alle parole dei colpi di tosse. -Avrei dovuto darti retta, come sempre. Ma evidentemente sono troppo una testa di cazzo per farlo, sono sempre stato un coglione, e-
-Sam, Sammy, shush- Dean lo stringe più forte a sé, adesso anche la gola brucia. –Non dirlo, non dirlo nemmeno. Qui il cazzone sono io, te lo ricordi? Sono sempre stato io, tu sei sempre stato quello intelligente-
Sam cerca di sorridere ma gli riesce solo una smorfia di dolore. Gli fa male tutto, non può nemmeno muoversi.
Ma Dean è lì con lui, questo è l’importante. Dean è lì, tutto il resto non conta.
Lucifero, suo padre, la guerra… è tutto superfluo adesso. Mentre sente la vita scivolare via, lentamente e inesorabilmente, l’unica cosa che conta è Dean.
-Perdonami- sussurra con fatica. –Ti prego…-
-Sam, per favore, non parlare- Dean lo stringe un po’ più forte. –Troveremo un modo per farti star meglio, ti prego-
Sam scuote lentamente la testa e Dean si sente <i>perso</i>. In un solo secondo il mondo gli è crollato addosso con tutto il suo peso, lo ha costretto a piegarsi fino a cadere, senza trovare la forza per rimettersi in piedi.
Una risata gli arriva alle orecchie, gelida, bastarda.
Si volta, gli occhi appannati da un velo di pioggia, lacrime e dolore, e sente qualcosa bruciargli dentro con una potenza inaudita.
Suo padre, gli occhi sbarrati, è immobile davanti a lui. Qualcun altro sta ridendo.
Dean si avvicina al volto di Sam, punta gli occhi nei suoi e preme forte le labbra contro quelle fredde di suo fratello. Serra gli occhi mentre le labbra di Sam si schiudono, stringe più forte la presa prima di tornare a guardarlo con una promessa.
-Dean- lo supplica, lo prega di restare con lui anche se sa che non lo farà. Dean sorride brevemente mentre gli accarezza il viso.
-Ti amo, Sam. Per sempre-
Ti amerò finché avrò vita, fino a che questo cazzo di cuore continuerà a battere…
Si alza in piedi, guarda suo padre dicendogli in silenzio tutto ciò che non ha la forza di dire a voce.
Fino a che il mio corpo continuerà a respirare, fino alla fine di tutto…
Guarda in faccia il demonio e non ha paura. Lo guarda negli occhi e tutto ciò a cui riesce a pensare è che quel figlio di puttana gli ha portato via la persona più importante della sua vita.
-È ora di rispedirti all’Inferno, stronzo-
Te lo giuro, Sam.

Lucifero ride, ride profondamente, è davvero esilarante tutta quella situazione.
Guarda quel piccolo uomo che, a distanza, lo fronteggia con fare sicuro e gli viene ancora più da ridere. È così convinto di potercela fare, è così sicuro che riuscirà a batterlo… povero, piccolo uomo. Nessuno di loro è, in verità, chissà quale mente brillante ma quello lì è abbastanza stupido persino per tutti gli altri. Nessun uomo penserebbe mai a mettersi contro di lui, nessuno sarebbe mai convinto di spuntarla ma lui sì. L’uomo è un animaletto curioso.
Dean serra la mascella e i pugni sui calci delle pistole. Sa bene che quelli sono solo giocattoli per Satana, sa perfettamente che gli faranno a malapena il solletico ma deve almeno tentare. Per Sam, per tutto ciò che Sam è, per tutto quello in cui crede, per il mondo, per quella terra che sembra andare a puttane ogni giorno di più ma che saprà rialzarsi.
Per Castiel, che volente o nolente sarà parte di questo mondo; per dargli una vita sicura, e salva, e senza l’Apocalisse a distruggerla, per dargli la sicurezza di un mondo migliore.
Per John, per Mary, per Bobby; per tutti quelli che hanno lottato con tutte le proprie forze per combattere il male, per tutti quelli che ci hanno creduto, per quelli che hanno sperato, per quelli che hanno dato la loro vita.
Qualcosa nel suo petto si riscalda, piano, proprio al centro e continua a riscaldarlo, sempre più forte. Comincia a bruciare, brucia, brucia e fa quasi male, brucia e si espande, si estende alle braccia, al torace, alle gambe. Lo sente fin nella punta delle dita, lo sente ovunque, forte, potente.
Muove un passo in avanti, un passo che lo avvicina al demonio, e non ha paura. Mette un piede avanti all’altro, i pugni si aprono e le armi cadono per terra con un tonfo. Un fulmine squarcia il cielo illuminandolo a giorno, un altro passo, una nuova determinazione.
La risata che si affievolisce e il bagliore, dapprima flebile, poi cresce, sempre più forte, sempre più luminoso, rischiara l’aria intorno a lui.
Il suono della battaglia nelle sue orecchie si smorza all’improvviso, come se qualcuno avesse pigiato il tasto per togliere il volume, e non esiste più niente. Solo la luce. Luce calda, luce dentro di lui, luce che si sprigiona dal suo corpo, luce tutto intorno, luce e basta.
Lucifero stende una mano ma Dean non ha paura. Muove il braccio come per parare quel colpo invisibile e qualcuno, da qualche parte lì intorno, viene colpito da quell’onda malefica. Lucifero lo fissa, intensamente, ci riprova. Dean sente l’energia scontrarsi con la propria mano, energia malvagia, la sente rimbalzare indietro e finire chissà dove.
Un passo dopo l’altro, un altro, un altro ancora, la distanza si dimezza e adesso può vedere la paura nei suoi occhi, il dubbio, la confusione sempre crescente, ogni cosa. La scintilla di sicurezza che vacilla, le labbra strette, il braccio che si muove, di nuovo.
Luce dall’alto, luce che si congiunge a quella dentro di lui, un’esplosione di luce ovunque, la valle che si illumina.
E la voce.

-Non puoi sconfiggermi-
Castiel si volta, guarda la scena da lontano, sente quelle parole rimbombargli nella testa, e la voce, quella voce.
Volta le spalle al demone col quale stava combattendo e comincia a correre, veloce. No.
Il corpo di Dean è avvolto dalla luce, il suo viso è calmo e rilassato, è tranquillo, quasi senza emozioni. Non ha armi in mano, solo una grande luce che lo avvolge, che vive in lui e per lui, una luce eterna e senza fine.
-Non puoi continuare a far del male, Lucifero-
Luce che esce dalle sue dita, luce che esce dalla sua bocca, luce che riempie i suoi occhi.
-Tu, Colui Che Porta la Luce, perché continui a portare solo le tenebre?-
È tardi, forse è troppo tardi, e lui è troppo lontano, non riuscirà a farcela. Le parole che sta pronunciando gli implodono in testa come se fossero state amplificate, come se ci fosse il volume al massimo.
Aiutalo
È stato preso, Chuck è stato preso. È per questo che adesso può sentire la sua voce a miglia di distanza, è per questo che ascolta le sue parole come se gli stesse semplicemente accanto.
Non ce l’ha fatta.
Corri
Le gambe fanno male, lo stomaco è in preda agli spasmi, gli brucia tutto ma deve farlo, deve arrivare da lui prima che sia troppo tardi.

-Tu!- sputa il Diavolo tra i denti. –Come puoi dire questo quando tu per primo mi hai cacciato via! Come puoi parlare dei miei errori senza pensare ai tuoi?!-
Dean fa un altro passo.
-Il tuo egoismo e la tua cattiveria ti hanno fatto cacciare, Lucifero- dice, calmo, con voce profonda. –Tu e solo tu sei stato l’artefice del tuo destino-
-Trovare una scusa è più semplice che ammettere la verità- urla il Diavolo, ridendo. –È più semplice dimenticare che tutto ciò che volevo era sapere-
Il cielo è sempre più nero, i lampi e i tuoni sempre più forti, la battaglia sempre più dura ma nessuno dei due uomini sembra curarsene.
-Tu volevi paragonarti a Tuo Padre, volevi dimostrarti migliore di Lui e il tuo peccato è stato punito. Allo stesso modo, ti sei creduto migliore degli uomini e del loro mondo; li hai considerati esseri inferiori e indegni, li hai corrotti con l’inganno, hai portato loro il Male e ne hai goduto. Hai peccato e verrai punito-
-I tuoi cari umani erano corrotti senza bisogno del mio aiuto- ribatte Lucifero, adirato. –Il Male era già dentro di loro, io ho solo trovato il modo di farlo uscire-
-Ora basta-

Corre, corre nonostante le gambe minaccino di cedere a ogni secondo che passa; corre nonostante i polmoni brucino e l’aria sembri mancargli, corre perché deve farlo, deve arrivare in tempo.
Corre anche se il tempo è ormai scaduto, è vicino ma non abbastanza mentre Dean alza una mano verso Lucifero, passi, metri, ma è tardi. Troppo tardi.

La luce esplode dentro di lui, esplode all’esterno mentre da ogni parte i demoni urlano di dolore. Esplode nel cielo e nella terra, esplode nell’aria che respirano, esplode dentro ognuno di loro.
Esplode negli occhi di Lucifero che cerca di coprirsi con le braccia, esplode nel suo corpo che tenta in tutti i modi di difendersi, esplode nelle sue mani che si scarnificano, esplode dentro di lui e fuori. Avvolge ogni cosa, ogni corpo, ogni anima; ogni zolla di terra, ogni pietra, ogni granello di polvere, ogni molecola.
Dean sente il cuore battere impazzito, batte più forte di quanto dovrebbe essere consentito, batte e sembra scoppiare, e mentre la luce lo avvolge completamente una sola parola attraversa il suo pensiero.
Sam.
La luce è così forte da non riuscire a sopportarla. È così intensa, così brillante, così calda. Dà come un senso di sicurezza ma fa anche paura, adesso, mentre un brivido freddo gli percorre il corpo. La luce lo riscalda, lo fa andare a fuoco, ma il brivido rimane e gli percorre la schiena mentre ogni cosa attorno a lui è invisibile e insignificante.
Stende una mano, piano, e cerca, cerca ma incontra solo il terreno duro; cerca ma la pelle di Sam è ancora troppo lontana; cerca e continua a cercare mentre la luce comincia ad affievolirsi; cerca perché l’unica cosa che vuole vedere adesso sono gli occhi di suo fratello; cerca, cerca disperatamente, perché in fondo <i>sente</i> che quella è la fine, e alla fine di tutto l’unica cosa di cui ha bisogno è Sam.
L’oscurità avanza insieme al freddo e qualcosa gli finisce addosso, lo strattona, lo tocca, gli tocca la gola.
Sam…
E poi è tutto buio. È finita.


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