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25 November 2009 @ 12:48 am
BBI: [Fanfiction]Lucifer Rising -Capitolo terzo  
Titolo: Lucifer Rising
Fandom: Supernatural
Rating: NC17
Pairing(s): Wincest; CastielxDean
Warning(s): slash; incesto e rapporti omosessuali completi -chiunque crede di non poterlo sopportare è pregato di non leggere-; inizialmente one-shot (e così rimane per me) ma divisa in più capitoli per non farvi crollare sulla tastiera.
Conteggio parole: 41. 998 *scappa per evitare il linciaggio*
Sommario: Lucifero è risorto, l'Apocalisse è ormai iniziata. Tra viaggi a bordo della fedele Impala, Angeli, demoni, fantasmi del passato, forti crisi e tanti problemi i Winchester dovranno cercare di rimettere le cose a posto, con qualche piccolo aiuto. Riusciranno Sam e Dean a risolvere i propri problemi? E, soprattutto, riusciranno ad averla vinta nello scontro finale?

Fanart: Qui e qui, di vahly .

Note: scritta prima ancora di vedere o anche solo immaginare la quinta stagione, le eventuali somiglianze non sono assolutamente volute e se doveste trovarle sappiate che, vedendo le puntate settimanali, sono rimasta un tantino sconvolta anche io. Sarà che sto finendo per pensare come Kripke, ogni tanto.
Il titolo è preso dall’ultima puntata della quarta serie, indi per cui non è mio.
Ringraziamenti: le mie meravigliose beta, faithina e p_will , per l'immenso lavoro che hanno fatto e per il supporto -e per non avermi ucciso a badilate, certo. Siete le migliori <33
Un grazie anche a vahly per le bellissime fanart, e per aver apprezzato la storia <3
Enjoy!


Capitolo 3

-Dov’è Sam?-
Castiel è appena entrato, richiudendosi la porta della camera alle spalle.
-Sarà uscito- dice sedendo sul suo letto e guardandolo. Dean scuote la testa e si alza, solo i boxer addosso, e comincia a vestirsi velocemente.
-Sam non uscirebbe senza dire niente- dice cercando le scarpe. –Non adesso, non in questo periodo-
-Dean-
-Non dire “Dean” in quel modo, Cass- sbotta. –Sam non uscirebbe così, nemmeno per andare a prendere una boccata d’aria. Gli è successo qualcosa-
Prende il cellulare poggiato sul tavolo, compone il numero e attende. Niente.
-È staccato- dice lanciando l’oggetto sul letto e passandosi le mani sul viso. –Staccato, dannazione!-
-Dean-
-E smettila di dire Dean a quel modo, porca puttana! So come mi chiamo e so che se continui così niente ti salverà da un pugno sul naso-
Dean esce velocemente dalla stanza, un Castiel adesso silenzioso al seguito, e corre in auto. Con gesti meccanici mette in moto e parte, non conoscendo neanche lui la destinazione. Non ha idea di dove Sam possa essere, nessuna fottutissima idea, ma sa che gli è successo qualcosa.
O che non vuole essere trovato.
Ma Sam non può essersene andato, non può davvero averlo mollato così, senza una cazzo di parola, e per di più svignandosela come un codardo. Sam non può averlo fatto, non il suo Sammy.
Guida veloce, gira quella dannata città da cima a fondo ma niente, di Sam non c’è traccia, sembra essere svanito nel nulla. Prende il telefono e cerca di rintracciare il suo cellulare ma neanche quella ricerca dà frutti: il telefono di Sam sembra non esistere nemmeno.
-Dean, forse-
-Forse un cazzo, Cass- dice, scorbutico, guardando l’angelo seduto al suo fianco. L’espressione di Castiel è diversa dal solito, è diverso dal Castiel che ha conosciuto. Sembra quasi… umano. Da quando è tornato, dopo aver incontrato il Trickster, è cambiato completamente. Ha assunto espressioni umane lasciando da parte quella faccia immobile e insensibile, è come se anche lui adesso provasse dei sentimenti, più di quanto non abbia mai fatto.
La sua espressione adesso è un misto di sentimenti. Frustrazione, tristezza, colpevolezza.
-Castiel, c’è qualcosa che dovrei sapere?- chiede Dean cercando di mantenere la calma, invano. Le mani stringono il volante dell’Impala in maniera quasi compulsiva, la sua voce trema di rabbia.
In un secondo lo afferra per la collottola e lo guarda dritto negli occhi, serio e giusto un tantino incazzato.
-Ripeto, c’è qualcosa che dovrei sapere?- chiede, fremendo. –E non provare a svanire o giuro che ti uccido-
Castiel ricambia il suo sguardo, in silenzio. È come se stesse cercando le parole giuste, come se volesse dirgli qualcosa che non potrebbe rivelare, come se volesse togliersi quel peso dal cuore.
-Sam ha delle visioni- dice infine, dopo vari istanti di silenzio.
-Cosa?-
-Sam ha delle visioni dal giorno in cui Lucifero è stato liberato- continua Castiel mentre Dean lo lascia andare. –Sono iniziate come normali visioni apocalittiche, solo-
-Normali visioni apocalittiche?- chiede Dean, sarcastico. –Perché è normale che mio fratello abbia visioni apocalittiche, uh? Cass, dimmi che cazzo sta succedendo-
-È il sangue di demone, lo ha avvicinato di più al… lato oscuro, se così vogliamo chiamarlo- Castiel evita lo sguardo dell’altro. –Queste visioni riguardano quello che accadrà quando l’apocalisse avrà il suo culmine, riguardano l’Inferno e la tortura dei demoni. Riguardano Lucifero-
-Da quanto lo sai?- chiede Dean a voce bassa, la rabbia che gli scorre nelle vene come veleno. –Da quanto tempo sai che mio fratello è in preda a tutto questo e non mi hai detto una sola parola?!-
Castiel abbassa gli occhi, incapace di reggere il suo sguardo. –Solo da qualche giorno-
Dean continua a guardarlo, incredulo e ammutolito. Sam ha delle visioni e non gli ha mai detto una sola parola; Castiel sapeva tutto e nemmeno lui si è preso la briga di avvertirlo. Avrebbe potuto aiutare Sam a sopportarlo, avrebbe potuto stargli vicino e invece è stato escluso, di nuovo.
Il suo cellulare squilla, all’improvviso, facendolo sobbalzare.
-Sì?-
La voce di Bobby lo raggiunge dicendogli che altri flagelli si sono abbattuti sulla Terra, che è solo questione di tempo prima che si scateni l’inferno. Dean ascolta e annuisce, cerca di rimanere concentrato ma a quanto pare il suo cervello non è d’accordo e continua a tornare a Sam.
Sam, Sam, Sam. Persino l’Apocalisse perde importanza in quel momento, il mondo può benissimo andare a farsi fottere, a Dean non importa. Non se Sam lo ha veramente lasciato, non se ha davvero preferito uno schifoso demone a lui. Di nuovo.

#
-E così alla fine mi hai raggiunto, Sam-
Il deserto è caldo, il sole brucia ogni cosa che incontra e Sam sente di star per svenire. Annuisce, la gola troppo secca per parlare, e lo guarda.
Lui sorride e, gentile, gli porge una mano per rimettersi in piedi. Sam l’afferra e prova a restare in equilibrio ma le gambe sembrano voler cedere, non lo supportano per niente.
Lui ride, una risata genuina e cristallina.
-Andiamo, Sam- dice sorreggendolo. –Hai bisogno di riposare e riprenderti-
Sam annuisce, le parole dell’altro come un’eco lontana nelle sue orecchie.
-Carina l’idea di venire nel deserto, però- continua l’altro. –Ma ti avrei trovato comunque, in qualsiasi altro posto-

Dean.
Apre di scatto gli occhi mentre l’immagine di suo fratello è ancora nitida nella sua mente. Dean. È davvero uscito da quella camera di motel, di notte e in silenzio, separandosi da lui; non ha avuto il coraggio di dirgli nulla e ha preferito filarsela, non è riuscito ad affrontarlo. Cosa avrebbe potuto dirgli? Dean non avrebbe capito, Dean lo avrebbe fermato. Dean lo avrebbe guardato come se fosse un mostro, di nuovo.
-Dean, Dean, Dean. Non c’è altro in quella tua testolina, Sam-
Alza gli occhi, ancora confuso, e guarda l’uomo che gli sta di fronte. I capelli biondi sono legati in una morbida coda che ricade sulla camicia di seta nera. I jeans sono i più stretti che Sam abbia mai visto in vita sua, non sa se possa nemmeno respirare, lì dentro. Il sorriso è stampato sul suo volto, calmo e vagamente divertito.
-Dove siamo?- chiede Sam, mettendosi a sedere su quello che scopre essere un baldacchino molto comodo. Lucifero fa un gesto con la mano.
-Qua, là… ha importanza?- dice. –Come ti senti, Sam? Hai preso parecchio sole questa mattina. Come ho detto prima, è stato carino venire nel deserto, mi ha ricordato tanto i vecchi tempi con Gesù-
Sam lo guarda, guarda quei suoi occhi così chiari da sembrare di ghiaccio.
-Sto bene, credo- risponde piano. –Cos’è questo posto?-
-Consideralo… una piccola residenza estiva- Lucifero gli si avvicina, lentamente. –La mia casa è ancora in fase di sistemazione. Vieni, facciamo una passeggiata-
Sam si alza piano dal letto e si ferma un istante per riprendersi da un capogiro improvviso. Lucifero attende, paziente, e quando Sam lo guarda comincia a camminare. Esce da quella stanza, arredata con mobili e oggetti pregiati, e scorta Sam lungo un corridoio che sembra infinito. Svolta a destra, immettendosi su un altro corridoio per svoltare poi un’altra volta. Il suo passo è felpato come quello di un gatto, le mani ben curate sono tenute ordinatamente dietro la schiena.
Poi svolta di nuovo e Sam lo segue fino a una grande porta a vetri.
C’è un giardino immenso, lì fuori. Una fontana di pietra raffigurante un Angelo piangente fa bella mostra di sé proprio in mezzo al giardino, circondata da siepi, fiori e pesanti panche in pietra.
Il cielo è rosso, da quel punto del giardino Sam può vedere il Sole morire lentamente e tuffarsi nel mare increspato dal vento.
-Dove siamo?- chiede, sbalordito davanti a quello spettacolo. Lucifero sorride mentre i suoi occhi seguono il sole fin sotto le piccole onde.
-Una residenza estiva, te l’ho detto- dice. –Il parco è di tuo gradimento?-
Sam annuisce, non riuscendo a togliere gli occhi dal cielo rosso fuoco.
-Bene- sorride l’Angelo Caduto. –Benissimo. Staremo qui fino a che lo desidererai-
Si sposta verso una panca e si siede, aggraziato. Con un gesto della mano invita Sam a raggiungerlo e quello esegue, ancora stupito dalla bellezza del panorama.
-Allora, Sam- dice Lucifero con voce dolce e carezzevole. –Sei venuto a cercarmi, penso che volessi parlarmi. Mi sbaglio?-
Sam deglutisce e sospira. –No, non ti sbagli-
-Credo anche di sapere di cosa tu voglia parlare, ma dato che sono un gentiluomo aspetterò che tu mi esponga il problema-
Il Diavolo si esprime in una risata cristallina e limpida che lascia Sam basito. Non avrebbe mai immaginato che il diavolo fosse… così. È strano, è così strano che lui stesso stenta a crederci.
-Io voglio che tu mi racconti la tua versione- dice Sam all’improvviso, lo sguardo fisso sull’orizzonte che comincia a scurire.
Lucifero annuisce, piano. –Mi sembra giusto, molto giusto. Devi conoscere la verità prima di sapere da che parte stare-
-Mi lascerai andare?- chiede Sam, suonando stupido persino a sé stesso. Lucifero lo guarda, sconvolto, e poi il suo viso si apre in un altro sorriso.
-Certo che potrai andare, Sam!- dice. –Nessuno ti obbliga a restare qui, sei libero di andartene quando vuoi-
Sam annuisce, nonostante pensi che il Diavolo non faccia altro che mentire adesso gli sembra sincero. Tanto vale provare.
-Io non ti mentirei mai, Sam- dice Lucifero come interpretando i suoi pensieri. –Quindi smettila di corrugare quelle belle sopracciglia sottili, rischi di farti venire le rughe prima del tempo-
Il Diavolo che si preoccupa delle sue rughe. Anni di caccia e mai, mai, si sarebbe aspettato di vedere una cosa del genere.

#
I giorni passano lenti e silenziosi.
Dean non parla. Si è chiuso in sé stesso e non dice una parola da quella volta che hanno litigato, in macchina. Fa tutto quello che deve fare come un automa: si alza, si lava, si veste; fa colazione, rimette in moto l’Impala e scappa via, da qualche altra parte, forse con la vana speranza di riuscire a lasciarsi indietro i sentimenti.
Quei sentimenti che gli bruciano dentro e lo stanno logorando, gli stessi che lo fanno rimanere in silenzio per giorni, gli stessi che rendono Castiel nervoso.
Gli stessi sentimenti che lo hanno spinto a buttarsi a capofitto nella caccia e uccidere qualsiasi demone gli si pari davanti.
Si è rimesso a cacciare, Dean, probabilmente per non pensare. Probabilmente per trovare qualcosa che lo tenga occupato e lontano dai suoi pensieri, qualcosa che lo distragga e chissà, forse cerca anche di farsi ammazzare.
Caccia giorno e notte, instancabile, procurandosi lividi e tagli profondi, beccandosi proiettili che si estrae da solo dal corpo.
Castiel vorrebbe parlargli. Vorrebbe chiedergli scusa, vorrebbe cercare di strappargli anche una sola, misera parola. Vorrebbe che smettesse di odiarlo, che smettesse di pugnalarlo con lo sguardo ogni volta che i loro occhi si incrociano.
Quando tornano alla camera del motel –Castiel ha perso il conto di quante ne hanno cambiate- Dean si fionda in bagno e prende l’occorrente per estrarre l’ennesimo proiettile dal proprio petto. È una fortuna che non sia vicino al cuore, che lo abbia mancato di poco. Un paio di centimetri più in là e bum!, addio cuore pulsante di Dean.
Castiel resta a guardarlo, sulla soglia, mentre con una smorfia di dolore disinfetta il foro lasciato dal proiettile. Si ricuce la ferita senza fiatare, nonostante non possa nascondere il dolore che traspare dai suoi occhi. Ma quella, quell’altra ferita non è così semplice da cucire, lo sa Dean, lo sa anche Cass.
-Dean-
Dean fa finta di niente e lo supera, tornando in camera. Si toglie le scarpe, le sistema ordinatamente nell’armadio e si lascia cadere sul letto. Incrocia le braccia al petto e rimane immobile a fissare il soffitto.
Sam. Castiel sa che non pensa ad altro, giorno e notte.
-Dean…- riprova, ma non ottiene risposta. –Dean, per favore, parlami-
Dean continua a fissare il soffitto come se niente fosse, come se non lo avesse nemmeno sentito. Castiel si avvicina al letto, si siede sul bordo e lo guarda. Cerca invano di catturare il suo sguardo e fallisce, come sempre.
-Buona notte, Dean- soffia andando a stendersi sull’altro letto nella stanza.
Si volta dall’altra parte per non dover guardare, per non dover vedere l’odio nei suoi occhi, per non dover vedere nemmeno il dolore e la perdita, e tutto il buio che si porta dentro. Non ce la fa, è tardi ed è stanco, ci sarà tempo per parlare con Dean. Già.

-Smettila di comportarti come un fottuto Angelo del cazzo! C’è una fottutissima guerra là fuori, c’è un cazzo di demone che cammina a piede libero e tu continui con questi discorsi del cazzo!-
Castiel è impassibile, il volto come pietra, e continua a guardarlo.
-E di’ qualcosa, cazzo!-
Dean si passa le mani tra i capelli, esasperato. Tutta quella mancanza di sentimenti, di espressioni, di qualsiasi segno di vita in quello stupido Angelo gli sta dando sui nervi. La guerra è cominciata, la gente sta morendo per le strade, gli Angeli sembrano non curarsi di combattere i demoni e lui se ne sta lì, fermo e in attesa di ordini come un bravo soldatino.
E Sam.
-Dean, calmati-
-Non dirmi di calmarmi!- urla in risposta. –Non farlo. Non c’è niente che possa farmi calmare in questo schifo di momento, capito? Niente!-
-Dean-
-Al diavolo! Al diavolo tutto! Sono stanco di vedere le persone morire, sono stanco di vedere i tuoi amichetti che non fanno un cazzo, stufo marcio. E sai cosa? Me ne vado-
-Non puoi-
Dean si volta di nuovo verso di lui, gli occhi ridotti a fessure. –‘Fanculo il patto, ho chiuso-
-Ho detto che non andrai da nessuna parte- dice Castiel quasi sottovoce, e quando Dean prova a fare un passo verso la porta si ritrova bloccato, immobilizzato, i piedi inchiodati al suolo e il corpo come pietra.
-Ti tratterrò con la forza, se devo- continua l’Angelo. –Non farmelo fare-
Dean si lascia andare a una risata gutturale, profonda e ironica.
-Cosa? Dopo tutto quello che hai fatto adesso non vuoi trattenermi contro il mio volere? Devo forse ricordarti di quando ti sei impossessato del mio corpo e sei andato a incasinare le cose con Sam?-
-Dean, ti prego-
-Ti prego un paio di palle!- urla allora Dean, sempre bloccato. –Lasciami andare, Cass. Lasciami salvare quella gente-
-L’unico che vuoi salvare è Sam, è l’unica cosa che ti sia mai importata-
Dean spalanca gli occhi, incredulo. –Ah, sì? E tutta quella gente che ho salvato? Che mi dici di loro, uh? Ho sempre pensato solo ed esclusivamente a Sam? Non mi pare. Io ho salvato delle persone, Cass, persone che i tuoi amichetti sono disposti a sacrificare!-
Castiel scuote piano la testa.
-Hai sempre messo Sam al di sopra di chiunque altro- sussurra. –Hai compromesso la tua obiettività, il tuo metro di giudizio. Hai rischiato di perdere delle battaglie solo per il tuo stare costantemente dietro a tuo fratello-
-Non dirlo, non osare-
-Non capisci, Dean?- chiede l’Angelo con un sorriso amaro. –Hai rischiato troppo, e tutto solo per cercare di non fare ammazzare Sam. E’ grande, è capace di badare a sé stesso. Tu hai la tua strada da seguire, un lavoro da compiere-
-Tu non puoi-
Castiel gli si avvicina, il naso a un centimetro dal suo. Lo guarda con quel suo sguardo intenso, non dice niente per qualche secondo e Dean non riesce ancora a muoversi. Non riesce nemmeno a parlare, ma quello dipende solo da lui.
-Dean, il bene di tuo fratello non vale quello dell’intera umanità- dice, la voce velata di tristezza. –Questa è una battaglia che Sam dovrà combattere da solo, tu hai il tuo compito da svolgere. Lascialo andare, Dean. Segui la tua strada-
-Tu non capisci, quello è mio fratello!- urla Dean, ma l’Angelo non batte ciglio. –Quello è mio fratello, cazzo, e non lascerò che si faccia ammazzare-
-Non è compito tuo salvarlo adesso- la voce di Castiel si abbassa ancora.
-Se solo provassi a pensare un po’ più come un uomo capiresti- sibila Dean con cattiveria. –Capiresti che cosa vuol dire vedere qualcuno che ami nei guai, vederlo e non poter far niente per aiutarlo-
Le labbra di Castiel si stirano flebilmente in quello che somiglia vagamente a un sorriso, solo molto più amaro.
-Non c’è bisogno di essere un mortale per amare qualcuno- sussurra tristemente. –Un paio di ali può aiutarti a volare ancora più in alto, insieme al tuo cuore, quando tieni realmente a qualcuno. E ti scaraventa giù con molta più forza, fa mille volte più male-
Dean ammutolisce. Quelle parole gli stanno graffiando dentro, bruciano, fanno male.
Non ha mai realmente pensato a Cass come un essere capace di sentimenti, esattamente come lui. Non si è mai posto il problema di sapere cosa potesse provare, cosa potesse realmente sentire.
-Cass, mi dispiace-
-Lascia stare- lo interrompe Castiel. –E’ comprensibile. Chi mai crederebbe che gli Angeli siano diversi dalle statue insensibili che sembrano?-
Dean lo guarda, a disagio. –Sono un coglione-
-Forse ogni tanto- Cass sorride. –Ma sei un coglione buono, nonostante tutto. E hai un patto da rispettare-
Dean sbuffa, scocciato. Il discorso non porta da nessuna parte. Lui non ha più voglia di rispettare quel cazzo di patto, vuole solo andarsene; vuole andare a salvare suo fratello, ha bisogno di averlo di nuovo accanto. Vuole che la gente smetta di morire, vuole che i demoni se ne tornino all’inferno dal quale sono venuti.
-Devi farlo- continua l’Angelo, come sintonizzato sui suoi pensieri. –Se vuoi davvero aiutare tutte quelle persone devi farlo-
-Cass… voglio solo tornare da lui-
Lo sguardo di Castiel sembra addolcirsi un po’. –Fino a che continuerai a metterlo al di sopra di tutti gli altri, Dean, non potrai salvare nessuno. È questo che vuoi?-
Dean scuote lentamente la testa, gli occhi e la gola che bruciano maledettamente.
-Capisci cosa intendo?-
Dean guarda fuori dalla finestra e vede la città devastata. Con l’occhio della mente vede ancora tutti i cadaveri, tutti quegli uomini che non è riuscito a salvare; vede i loro volti, i loro occhi vacui, le loro vite spezzate. Meritavano di vivere, meritavano di essere salvati e lui non ci è riuscito. Meritavano che qualcuno tentasse almeno di proteggerli e lui dov’era, invece? A cercare Sam, città dopo città, Stato dopo Stato.
Mentre quella gente moriva lui stava cercando suo fratello, mentre quella gente implorava aiuto e supplicava per aver risparmiata la vita lui correva veloce sull’asfalto alla ricerca di quel fratello che lo ha lasciato e non ha nessuna intenzione di farsi trovare.
Troppe persone sono morte per il suo egoismo, troppe.

#
Sam si sveglia di soprassalto, sudato e ansimante, in quel letto morbido e caldo.
Per un attimo si guarda attorno, smarrito, poi ricorda.
Si passa una mano sulla fronte sudata e cerca di regolarizzare il respiro e il battito cardiaco, lentamente, riuscendoci vari e interminabili secondi dopo.
Avvicina le ginocchia e le stringe al petto, facendosi cullare dal buio e dal silenzio della notte. Un brivido freddo gli corre lungo la schiena e lui si accoccola ancora di più, si raggomitola su sé stesso quasi fosse un animale spaurito e triste.
Questa è una di quelle notti in cui sa che non riuscirà più a dormire; è una di quelle notti fatte di incubi, e tremori, e brividi freddi; una di quelle notti in cui l’unica cosa che possa calmarlo sono le braccia di Dean attorno al suo corpo, i suoi baci sulla fronte, le labbra sulle sue.
È una di quelle notti fredde che niente se non il respiro di suo fratello che si mischia al suo può riscaldare, è una di quelle notti in cui Sam si sente dannatamente solo e troppo dannatamente spaventato anche per muoversi.
La porta della stanza si apre piano senza alcun rumore e una figura alta e sinuosa entra, richiudendosela alle spalle. Si dirige piano verso il letto e dolcemente si siede accanto a Sam, che non la guarda nemmeno.
Una mano leggera gli accarezza i capelli, dolcemente, nel tentativo di calmarlo almeno un po’.
Non è la mano di Dean, non è la mano forte e ruvida di Dean, non ne ha la consistenza o il profumo. È una mano dolce e morbida, dalle dita lunghe e sottili, una mano ben curata e perfetta.
Sam si stende, piano, su un fianco e in posizione fetale mentre il corpo di Lucifero si affianca al suo, in quel letto dalle scure e fredde lenzuola di seta.
Sam sente un braccio avvolgergli la vita mentre la mano continua ad accarezzargli i capelli, si sente stringere a quel corpo magro fasciato da un costoso pigiama di seta; si sente avvolgere da un profumo dolce e speziato mentre Lucifero tira su le coperte e copre entrambi.
-Shush- mormora piano l’Angelo Caduto stringendo più forte quel corpo tremante e cominciando a cullarlo, piano. –Shush-
Sam si lascia cullare mentre i muscoli tesi del suo corpo si rilassano e distendono, lentamente, sotto a carezze nuove e sconosciute.
-Sono solo incubi, Sam- mormora Lucifero contro il suo orecchio. –Dormi-
Non è Dean, non ha niente di Dean. Non ha le sue mani, il suo corpo, la sua voce, il suo profumo. Non ha la tenerezza di Dean ogni volta che lo abbraccia o semplicemente lo guarda, non ha il tono familiare e confortante di quando lo stringe tra le braccia e gli sussurra all’orecchio.
Non è famiglia, non è quell’amore puro e incondizionato e unico al mondo che solo Dean sa dargli, non è niente di tutto quello.
Sam non sa cosa darebbe per sentire quel corpo solido, caldo e conosciuto. Per sentire il suo respiro, per poggiare la testa contro il suo petto e sentire il battito calmo e lento del suo cuore. Non sa cosa darebbe per avere Dean accanto, per stare con lui. Ma Dean non capirebbe.
Non capirebbe quella sua decisione, non capirebbe il suo aver “cambiato fazione”, non capirebbe un bel niente. Perché è un grandissimo cocciuto, perché è orgoglioso e forse anche troppo fiero, perché è semplicemente fatto così, perché è Dean.
-Dormi, Sammy-
Non è Dean, ma il sussurro è comunque dolce contro la sua fronte. Non è Dean, ma le mani che lo accarezzano sono leggere e stranamente confortanti. Non è Dean, ma la voce che lo culla è premurosa come quella di una madre con il proprio figlio.
Non è Dean, ma riesce comunque a calmarlo e a dargli il riposo cui tanto anela.

-Buon giorno-
La voce di Lucifero accoglie il suo risveglio, calda e carezzevole, mentre un sorriso luminoso lo abbaglia.
-Ho fatto preparare la colazione, sarà servita in giardino- dice ancora l’Angelo carezzandogli il viso e alzandosi in piedi. Si dirige all’armadio sotto lo sguardo ancora assonnato di Sam, lo apre e comincia a rovistare tra i vestiti fino a che non ne esce vittorioso, con un completo bianco candido tra le mani delicate.
-La vasca è pronta, sbrigati o l’acqua si fredderà- dice lasciando il completo sul letto. –Ti aspetto in giardino. William, qui fuori, ti scorterà-
Sam annuisce, ancora troppo assonnato per capire, e quando Lucifero lascia la stanza si alza piano dal letto e si dirige in bagno.
La vasca è piena di acqua calda e profumata, è così invitante che Sam non sa resistere.
Si lascia avvolgere dal calore e dalla schiuma, si immerge completamente e lascia che il bagno caldo lavi via la stanchezza, e la paura, e la tristezza, e qualsiasi brutto sentimento lo stia assillando senza dargli pace.
Quando è pronto, perfettamente asciutto e vestito di tutto punto, lascia la camera e trova un giovane uomo molto attraente ad attenderlo nel corridoio. L’uomo china la testa non appena lo vede e silenziosamente gli fa cenno di seguirlo.
Lo scorta attraverso il labirinto di corridoi fino al giardino. O meglio, fino a una parte del giardino che Sam non aveva ancora visitato. L’uomo apre le porte con un piccolo inchino e si fa da parte per lasciarlo passare.
-Aehm, grazie- balbetta Sam ricevendo in cambio un cenno del capo. Scende i grandi gradini in pietra e si ritrova in una piccola terrazza sul mare addobbata con un gazebo, un grande tavolo rotondo in ferro battuto e sedie dello stesso materiale.
Seduto a tavola, di nero vestito e assolutamente impeccabile, vi è Lucifero. Sfoglia distrattamente un giornale e gioca con una sottile ciocca dei suoi capelli biondi, il suo volto è sereno e luminoso e quando vede Sam si illumina, se possibile, ancora di più. Ripiega il giornale e lo mette via mentre un sorriso gli nasce sul viso.
-Sam, siediti- lo invita con un gesto della mano. –C’è qualcos’altro che desideri aver portato? Non conoscendo i tuoi gusti mi sono permesso di far preparare caffè, succo d’arancia, brioches fresche e altre piccole cose. Ma se c’è qualcosa che desideri non esitare a chiedere, ti verrà portato immediatamente-
Sam scuote la testa guardando la tavola imbandita con un po’ di imbarazzo. –No, va bene così-
-Bene- Lucifero sorride e con un gesto della mano congeda il cameriere in piedi accanto a lui che si ritira in silenzio e senza il minimo rumore.
-Forza, prendi una brioche-
Sam esita ma poi fa come gli viene detto. Prende una brioche morbida, ancora calda, e si serve una tazza di caffè bollente.
-Io- esordisce, cercando le parole. –Io voglio che tu mi dica tutto. Voglio che tu mi dica perché sei tornato e cosa vuoi fare al mondo. Ho bisogno di-
-Calmo, tigre- esclama Lucifero con un guizzo divertito negli occhi di ghiaccio. –Ci sarà tempo per parlare, adesso pensa alla colazione. Non è buona educazione parlare di argomenti così seri mentre si è a tavola. Bisogna intrattenersi con frivolezze e cose del genere, in questi momenti è bene tenere la mente libera e leggera-
Sam gli dedica uno sguardo confuso e un po’ alterato ma rimane in silenzio. Sorseggia piano il caffè caldo, addenta la brioche e non ricorda di aver mangiato niente di così buono in tutta la sua vita.
-È inutile che ti chieda come hai dormito- dice Lucifero rigirandosi tra le mani una brioche. –Posso però chiederti se la sistemazione è di tuo gradimento. C’è qualcosa che desidereresti avere? Chiedi senza esitazioni e ti sarà concesso-
-No, va bene così, davvero- dice Sam velocemente. Quella camera è la più lussuosa e perfetta in cui abbia mai dormito, il letto il più comodo, i vestiti i più morbidi, il bagno il più caldo e rilassante. Non c’è nient’altro che potrebbe volere a parte una cosa, e nemmeno Lucifero riuscirebbe ad esaudire il suo desiderio.

-Avanti, Sam, chiedi pure ciò che vuoi. So che quella tua testolina è così piena di domande da rischiare un’implosione-
Lucifero sorride e si accende una sigaretta che porta alla bocca con gesti lenti e quasi sensuali. Aspira il fumo e lo espira dalle labbra sottili in una scia perfetta, seguendolo con lo sguardo mentre si disperde nell’aria.
-Perché?- chiede Sam. È la prima cosa che gli viene in mente, è anche una domanda stupida e totalmente imprecisa, può voler dire tutto o niente. Ma Lucifero sospira, quasi sconsolato, e punta gli occhi nei suoi.
-Volevo la libertà, Sam- dice piano. –Volevo soltanto rivedere il mondo che tanto amavo, sentire il profumo dei fiori, guardare le persone e bearmi della loro vista-
La voce di Lucifero è così triste, e nostalgica, e addolorata che Sam non crede stia fingendo. Sembra sinceramente dispiaciuto e così dannatamente innamorato di tutto quello che gli sta intorno, sembra attaccato alla vita come e forse più di qualsiasi essere umano al mondo, sembra quasi profondamente giusto, sembra che quel giardino sia il suo posto molto più del buco in cui era stato relegato.
-Ti ho già detto, a parole molto vaghe, che cosa mi ha fatto cacciare via dal Paradiso, Sam- continua Lucifero con una luce triste negli occhi chiari. –Io amavo gli uomini, li ho amati dal primo momento in cui li ho visti. Erano così… fragili, e le loro vite così brevi che ogni piccola cosa diventava eclatante; erano così deboli e spauriti, così pieni di sentimenti immensi e diversi, e non riuscivo a capire come facessero a portarseli tutti dentro-
Sul volto dell’Angelo Caduto si forma un sorriso dolce mentre i suoi occhi rivedono tempi lontani.
-Erano così piccoli, Sam, così piccoli in confronto alla grandezza e alla magnificenza degli Angeli- continua con voce sognante. –Così imperfetti da risultare perfetti nella loro immensa imperfezione. Erano la cosa più bella che io avessi mai visto, la più complessa, la più strana, semplicemente la più fantastica-
Sam annuisce, piano, e rimane in silenzio. Il trasporto con cui l’Angelo parla riesce quasi a fargli pensare che ci sia davvero qualcosa di buono nel genere umano, ma lui sa quanto l’uomo possa essere bestiale, e crudele, e terribile.
-Capisco cosa pensi, Sam- continua Lucifero spegnendo la sigaretta ormai finita. –L’uomo è cattivo, l’uomo uccide i suoi simili, fa del male gratuitamente, è corrotto… ed è vero, l’uomo si lascia facilmente corrompere, cede facilmente ai piaceri e ai vizi. Ma non tutti gli uomini sono così, non erano così quando sono stati creati. Allora erano esseri spaventati da quel mondo che li circondava e che piano piano hanno cominciato a scoprire. Gli esseri umani hanno la possibilità di scegliere, Sam, e questa è una cosa che agli Angeli non è mai stata concessa. Anche per questo li amo, perché loro e solo loro hanno in mano le redini della propria vita, perché possono decidere liberamente, perché non seguono ordini ma il cuore e l’istinto. E la terra!-
Lucifero fa un gesto con la mano verso l’immenso giardino che li circonda e i suoi occhi brillano di una scintilla pura e luminosa.
-Guardati intorno, Sam- dice con voce ammirata. –È un capolavoro, è semplicemente una cosa unica e meravigliosa. È stato così orribile, da parte mia, aver voluto viverla come qualsiasi altro essere umano? È stato così orribile aver voluto camminare questi sentieri, e sentire il profumo dei fiori, e bearmi della vista di un tramonto?-
Sam scuote piano la testa, quasi sconvolto da quelle parole.
-È per tutto questo che sono stato cacciato via, Sam. È per questo mio amore che sono stato scaraventato giù dal Paradiso e rinchiuso nell’Inferno. Volevo la conoscenza, Sam. Osservando gli uomini li ho invidiati, ho invidiato loro la libertà di scelta e ho cominciato a pensare, ho cominciato a dubitare. Ho cominciato a provare sentimenti, ho cominciato a non accettare più un ordine solo perché era Dio a darlo. Volevo essere libero di fare la mia scelta, di lasciarmi guidare dal cuore e dall’istinto, di decidere della mia vita proprio come quei piccoli, curiosi animaletti che erano gli esseri umani. E il Padre che tanto amavo non ha voluto concedermi tale privilegio-
La voce dell’Angelo si abbassa fino a diventare un sussurro quasi impercettibile in cui si nascondo amarezza, e tristezza, e forse anche un po’ di debolezza.
-Io amavo mio Padre, Sam- continua spostandosi una ciocca bionda dal viso. –Lo amavo più di qualsiasi altra cosa al mondo, lo amavo più della mia stessa vita, lo amavo e volevo solo riuscire a fare le mie scelte. E Lui mi ha tradito, ha considerato la mia voglia di conoscenza come insubordinazione, mi ha cacciato via, mi ha allontanato da Lui e da tutti i miei fratelli. Dimmi, Sam, è così che un buon padre dovrebbe comportarsi?-
Sam non è capace di emettere suono. Non sa che dire, non sa cosa fare.
Non aveva mai pensato alle cose da quel punto di vista, non aveva mai pensato a cosa potesse essere realmente successo, alla cosiddetta altra faccia della medaglia.
Il Diavolo è cattivo, il Diavolo è andato contro Dio, così gli avevano sempre detto. Anche leggendo pagine e pagine sull’argomento non era riuscito a guardare le cose da una diversa angolazione.
Lucifero voleva essere libero, voleva conoscere, voleva amare. E per questo è stato punito.
Il trasporto nella voce dell’Angelo è così forte da fargli battere il cuore, la luce nei suoi occhi così intensa da travolgerlo completamente, la tristezza così immensa da farlo quasi star male.
-So perché sei venuto da me, Sam- dice Lucifero dopo attimi di silenzio. –Volevi chiedermi di farmi da parte, di lasciare in pace questo mondo che pensa da solo a distruggersi. Volevi parlarmi, volevi raggiungere un compromesso con il dialogo-
Sam annuisce, è tutto vero.
-Ma come posso lasciare questa terra tanto agognata proprio adesso che sono riuscito a ritornare? Come posso rinunciare alla mia libertà e alle bellezze che questo mondo ha da offrire, Sam? Io amo gli uomini, li ho sempre amati e sempre lo farò, e voglio soltanto camminare libero in mezzo a loro proprio come lo volevo millenni fa. È forse questo un crimine?-
-No- dice Sam a bassa voce. –No-
-Tutti credono che io sia chissà quale bestia, e perché? Loro non mi conoscono, Sam- Lucifero si avvicina a lui e lo guarda negli occhi. –Proprio come non conoscono te. E ci giudicano, ci giudicano senza conoscerci solo in base a ciò che sentono dire. Pensano che siamo cattivi, ma quanti di loro si sono mai fermati a pensarci seriamente? Quanti di loro si sono mai chiesti cosa potesse celarsi dietro a ciò che si dice in giro? Quanti di loro hanno pensato di chiederci come sono andate realmente le cose prima di puntare il dito e condannarci?-
-Nessuno-
La voce di Sam è un sussurro roco, i suoi occhi guardano verso l’orizzonte lontano.
Nessuno si è mai preso la briga di chiedergli come fossero andate le cose, nessuno ha mai tentato di conoscerlo prima di giudicare. Lui è sempre stato quello strano, il mostro con poteri psichici, il mostro che ha scatenato l’Apocalisse.
Chi ha mai voluto sapere cosa è davvero successo? Chi?
-Loro non ci capiscono, Sam- la voce di Lucifero è un sussurro carezzevole contro le sue orecchie. –Ci chiamano “mostro” senza sapere, ci guardano con sospetto e timore senza conoscere. Nessuno capisce, nessuno-
No, non c’è nessuno che capisca.
Nessuno che non lo giudichi, nessuno che non lo guardi come se fosse un mostro. È sempre stato così e sempre lo sarà.
Persino Dean ha avuto paura di lui. Paura dei suoi poteri, paura di vederglieli e lasciarglieli usare nonostante avessero potuto fare del bene. Paura di un dono che, non voluto, gli è stato fatto e con il quale deve convivere; paura di un dono che ormai è parte di lui, e niente di tutto quello che potrà dire o fare lo farà scomparire come un brutto incubo che svanisce al mattino.
-Resta con me, Sam- Lucifero gli accarezza piano la testa. –Ho il mondo contro, voglio te al mio fianco. Perché solo tu puoi aiutarmi, solo tu puoi capirmi. Solo tu non mi giudicherai come hanno fatto gli altri, solo tu cercherai di vedere le cose dal mio punto di vista prima di pensare male di me. Resta con me, Sam-
Sam chiude gli occhi, stanco. Non vuole decidere, non vuole decidere adesso.
Non vuole che il mondo continui a considerarlo un mostro, vuole solo qualcuno che stia dalla sua parte senza riserve.
Ma non vuole decidere ora, è troppo presto, deve pensarci.
Pensare se stare accanto a qualcuno così simile a lui, qualcuno che lo comprenda, qualcuno che gli dica che va tutto bene, che non c’è niente di preoccuparsi.
Pensare se davvero vuole tornare in mezzo a tutta quella gente che lo ha giudicato a priori, che lo ha chiamato “mostro”, che lo ha guardato come se lo fosse.
-Farò qualunque cosa per te, Sam- Lucifero gli prende la testa tra le mani e lo guarda, nei suoi occhi la solitudine e la disperazione. –Farò qualsiasi cosa ma ti prego, resta con me, non voltarmi le spalle come altri hanno fatto-

#
-Dean- la voce esprime sorpresa. –Cass. Cosa ci fate qui?-
Dean lo sorpassa ed entra in casa, si dirige nel salotto e si accomoda su un divano mal ridotto.
-Voi non dovreste essere qui. È dannatamente sbagliato, vi uccideranno, vi-
-Poche chiacchere, Chuck- lo stronca Dean, duro. –Se devo prendere qualche Angelo a calci in culo non mi tratterrò dal farlo. Adesso dimmi quello che voglio sapere-
Castiel rimane in piedi, vicino alla finestra, e sbircia fuori.
Il Profeta si versa un’abbondante dose di whisky e la butta giù tutta d’un sorso, nervoso.
-Dean, dovete andare, sai che vi stanno cercando, sai che vogliono Cass morto, non puoi lasciare che corra-
-Chuck, dimmelo-
La voce di Dean non ammette repliche e Chuck si ritrova a sospirare pesantemente.
-Dean-
-Chuck!- esclama Dean, furente. –Dimmelo. Subito-
-Senti, questo non era previsto, voi non dovreste-
-Se ripeti che non dovremmo essere qui ti prendo a calci-
Chuck deglutisce pesantemente mentre Cass si volta brevemente a guardare Dean.
-Lui ti ha lasciato-
-Grazie, genio, fin lì ci ero arrivato da solo- replica Dean con duro sarcasmo. Chuck si versa ancora da bere, si rigira il bicchiere tra le mani cercando le parole adatte per dire quello che Dean vuole.
Il punto è che Dean non vuole realmente saperlo, non può volerlo.
-Chuck, ora-
Gli occhi di Dean sono duri quasi più della sua voce, il verde è scuro e cupo, per niente paragonabile al solito verde quasi brillante che li caratterizza. Chuck sospira e chiude gli occhi un istante. Dean non è pronto per sentirlo e lui non è pronto per dirlo, ma non ha alternativa.
-Sam è andato via di sua spontanea volontà- dice in un sussurro quasi inudibile. Dean sembra non fare una piega ma Chuck può sentirlo morire dentro. Lui sa, lui sa tutto, ha visto ogni cosa e continuerà a vederla, e può quasi sentire il dolore che spacca Dean in due adesso, può quasi sentirlo sulla propria pelle.
-Potrebbe essere stato rapito-
Nemmeno Dean è convinto di ciò che ha appena detto e quando Chuck scuote lentamente la testa ha la conferma che no, Sam non è stato rapito, ha fatto tutto perché voleva farlo e fa ancora più male.
-È andato da Lucifero, Dean- dice piano Chuck, con una nota di tristezza nella voce. –Vuole rimettere tutto a posto, pensa che parlandogli potrebbe riuscirci-
-Pazzo- mormora Dean a denti stretti. –Stupido pazzo incosciente e testa di cazzo-
La sua voce aumenta gradualmente di tono fino a trasformarsi in urla arrabbiate e disperate.
-Mi dispiace…- mormora Chuck, non sapendo cos’altro dire. Di sicuro anche quel “mi dispiace” non è abbastanza, magari è anche sbagliato, magari non è quello che Dean vuole sentire ma lui non sa cos’altro fare.
Mentre Dean urla una luce avvolge la stanza e un’aura terribile li opprime fino a toglier loro il respiro.
-Andate!- urla Chuck. –Via, ora!-
L’Arcangelo sta arrivando, Castiel può sentirlo, e la punizione che gli verrà inflitta non è paragonabile nemmeno ai dolori atroci dell’Inferno.
L’Angelo prende Dean per un braccio e, dopo un breve cenno al Profeta, scompaiono entrambi nel nulla.
La luce a poco a poco svanisce e Chuck riprende a respirare normalmente. Si versa ancora da bere, ne ha bisogno, e si lascia cadere pesantemente sul divano. Se Dean sapesse tutta la verità… impazzirebbe. Lo ucciderebbe, ucciderebbe chiunque, persino Dio in persona. Se solo Dean sapesse probabilmente non ce la farebbe, non riuscirebbe a compiere il suo lavoro, non farebbe altro se non mollare tutto e lasciare che lo schifo di mondo sprofondi nell’abisso.
No, Dean non deve sapere.
-Esatto, Chuck-
La voce di Zaccaria giunge all’improvviso, inaspettata, e lo fa sobbalzare.
-Non una parola con nessuno-
Chuck si ritrova ad annuire silenziosamente, spaventato da tutto ciò che ha visto in quei suoi sogni, spaventato perché sa che si avvereranno. Se Dean sapesse, probabilmente, sarebbero tutti fottuti.

#
Non è lo stesso, niente è più lo stesso senza Sam. Dean non sa nemmeno perché continua ad andare avanti, perché continua a uccidere quei fottutissimi demoni, perché cerca di metter fine a tutto quell’immenso casino.
Sam se n’è andato, allora che senso ha tutto quello? Che senso ha se non può continuare a cacciare con il suo fratellino, che senso ha senza di lui? Nessuno. Proprio nessuno.
Castiel lo guarda in silenzio dal posto del passeggero, Dean sente il suo sguardo perforargli la pelle. Lo guarda e non parla, lo guarda e probabilmente pensa che sia stupido da parte sua comportarsi a quel modo, che sia stupido pensare di mollare. Perché lui è l’unico che può metter fine a tutto quello, perché anche senza di Sam deve farcela.
Quello che Castiel non sa, o non capisce, o si rifiuta di capire è che Dean senza Sam non è nulla. È solo un uomo schiacciato dal peso delle sue responsabilità, è solo un uomo che non ha più la voglia o la forza di andare avanti.
Perché Dean senza Sam non esiste, non è mai esistito senza di lui e mai potrà farlo. Perché sin da quando erano bambini erano una cosa sola, perché l’uno senza l’altro è semplicemente inconcepibile.
Perché a Dean manca suo fratello. Perché vorrebbe riaverlo con sé, perché vorrebbe che Sam tornasse da lui, perché senza Sam accanto lui non è più lo stesso. Senza i consigli, le liti, i pugni, le cazzate… lui non esiste.
Perché si sente solo, perché gli manca. Perché anche se Sam sbaglia e continua a sbagliare a lui non frega un cazzo, perché è suo fratello e ne ha bisogno come l’aria che respira.
Perché se Sam non c’è non vale più la pena di andare avanti, perché sa che si ritroveranno faccia a faccia in un fottutissimo scontro finale e Dean sa anche che non sarà come nei film. Sam non cambierà idea improvvisamente, Sam non tornerà da lui, Sam non si fermerà un attimo prima di scagliare il colpo che potrebbe ucciderlo.
-Devi farlo, Dean. Devi farlo per lui-
La voce di Castiel arriva come un bisbiglio alle sue orecchie, il volume dei suoi pensieri è troppo alto per poter essere sovrastato.
Mentre varca un’altra linea di confine, l’ennesima, Dean non stacca gli occhi dalla strada e sente qualcosa dentro di lui continuare a spezzarsi.
Perché sta soffrendo maledettamente, perché non ha più niente per cui valga la pena combattere, checchè ne dica Cass.
-Lui non vuole che io lo faccia- dice sottovoce. –Se n’è andato, Cass, credi davvero che voglia che io rimetta a posto tutto? Ha mollato, ha mollato me, ha mollato tutti. È uno di loro adesso, soltanto uno di loro…-
Lo sguardo di Castiel è addolorato, quasi compassionevole, e Dean non lo sopporta. Non vuole essere compatito, vuole solo andare affondo e non risalire mai più.

Quando la notte avanza Dean non riesce a prendere sonno. Si gira e rigira nel letto, gli occhi che bruciano maledettamente, il baratro tanto, troppo vicino.
Sam non è con lui, Sam non lo aiuterà ad addormentarsi. Sam non gli dirà che va tutto bene, non gli dirà più niente.
Gli manca l’abbraccio in cui crogiolarsi quando tutto si fa nero. Gli manca la bocca da baciare quando tutto diventa insopportabile, gli manca la voce che lo estrania dalla realtà.
Quel dolore non sembra voler andare via, il buco al centro del suo petto non si riempirà mai, tutto è così pesante e lui non crede di potercela fare.
Vuole solo dormire. Vuole solo chiudere gli occhi e non pensare più a niente, vuole chiudere gli occhi e dimenticare che esiste ancora un mondo attorno a lui.
All’improvviso il letto cigola, piano, e Castiel si siede accanto a lui, comincia ad accarezzargli lentamente i capelli.
Lo guarda, si limita a guardarlo senza dire una sola parola e Dean non può che ringraziare per questo.
Cass continua ad accarezzarlo, piano, quasi avesse paura di rovinare tutto con un solo movimento sbagliato, o quasi avesse paura di romperlo.
Dean chiude gli occhi e pensa a quando era di Sam, la mano che lo accarezzava quando i pensieri erano troppi per permettergli di prendere sonno.
-Cass-
-Shush- la mano continua a fare avanti e indietro in un movimento rilassante che gli distende i nervi. Dean si gira su un fianco e si fa un po’ più in là, sperando che lui capisca.
E Castiel capisce. Capisce che Dean ha bisogno di lui, adesso. Capisce che ha bisogno che qualcuno gli dia la forza che gli serve, capisce che ha perso qualcosa di troppo grande per non essere devastato, capisce che niente potrà prendere quel posto ma che una mano che gli accarezza i capelli può rendere le cose più semplici, almeno per una notte.
Senza dire nulla gli si sdraia accanto e continua ad accarezzarlo.
Dean gli prende il braccio e lo avvolge alla propria vita, stringe forte quasi fosse l’unico appiglio rimastogli, stringe fino a fargli male.
Castiel poggia piano le labbra sulla sua testa in un tocco leggero. Sente la mano di Dean stringere la sua, sente il calore che pian piano sale e gli invade il corpo fino a sedimentarsi da qualche parte nel suo petto, all’altezza del cuore.
Rimangono fermi così per un tempo che all’Angelo sembra infinito mentre nel suo stomaco esplodono tante immense e strane sensazioni. Sente il cuore battere, lo sente davvero, ed è una cosa meravigliosa.
Sente il calore, è forte, gli brucia il petto ma non fa male, è quasi dolce e confortante. Poi, all’improvviso, Dean si volta verso di lui e lo guarda dritto negli occhi.
Si avvicina al suo corpo in cerca di calore, in cerca di qualsiasi dannata cosa possa dargli sollievo, forse semplicemente in cerca di qualcuno da abbracciare, qualcuno a cui aggrapparsi quando il mondo intero sembra avergli voltato le spalle, quando il baratro sembra troppo vicino.
Le braccia di Dean si stringono attorno al suo corpo e Castiel sente il cuore battere ancora più forte, quasi volesse uscirgli dal petto.
Poi le labbra di Dean sfiorano le sue, lentamente, con timore. Teme che possa spostarsi, teme il rifiuto che potrà arrivare, il dolore di sentirsi di nuovo solo.
Ma Castiel non si sposta, non di un millimetro.
Sa che è sbagliato. Sa che non è amore puro, sa che Dean non potrà mai amarlo completamente, sa che il suo cuore apparterrà a Sam fino alla fine dei loro giorni e forse anche oltre.
Lo sa e non può farci niente, lo sa e non ha la pretesa di essere per Dean ciò che Dean è per lui. Lo sa e non chiede niente, lo sa, sa che Dean non smetterà di pensare a Sam nemmeno per un secondo. Lo sa, e sa che Dean lo ama a modo suo anche se non come ama Sam.
Lo sa e, piano, schiude le labbra che presto accolgono la lingua calda e umida di Dean.
È così caldo che quasi gli sembra di andare a fuoco, è così bello che sente la schiena percorsa dai brividi. La lingua di Dean si muove nella sua bocca, cerca la sua, la intreccia, sfugge mentre le labbra si muovono piano lasciando fuoriuscire sospiri brevi e spezzati.
Le mani di Dean superano la stoffa della sua maglia e incontrano la pelle nuda e fredda, lasciano tracce bollenti lungo la schiena come segno del loro passaggio, esplorano, cercano, stringono.
Avanzano piano ma senza timore, scendono più in basso, si infilano nelle mutande e continuano a toccare, tastare, cercare fino a che non sono dentro di lui e, oh Dio, si muovono avanti e indietro e continuano a farlo.
La lingua di Dean affonda più in profondità nella sua bocca e Castiel gli prende il volto tra le mani, lo stringe, lo avvicina al proprio ancora di più. Accarezza gli zigomi, le guance, la mascella, scende giù fino al collo, ancora più giù fino a incontrare il petto solido e duro contro le sue dita.
Dean continua a toccarlo e Castiel si sente come se stesse andando a fuoco.
Il calore cresce, e cresce, ed è quasi insopportabile, è come essere tra le fiamme e bruciare lentamente ma senza il dolore, sono fiamme che riscaldano da dentro, che nascono dalle profondità del suo essere e lo soggiogano al loro volere.
Castiel sente ogni cosa. Ogni più piccolo suono sembra urlare nella sua mente, ogni più piccolo sospiro viene amplificato, ogni gemito roco prende la forza di un uragano. Il vento che soffia contro le finestre, il silenzio che urla nella stanza, il rubinetto del bagno che gocciola, incessante.
L’attrito tra le dita di Dean e la sua pelle, il fruscio dei vestiti che scivolano via, la pelle che si incontra, le labbra che baciano, la lingua che lecca ogni parte del corpo che riesce a trovare.
Dean che lo volta, il suo viso che incontra il cuscino freddo, le mani di Dean dentro di lui e poi pelle, pelle, nient’altro che pelle, e dolore, brucia, lacera, strappa, va avanti, entra piano, si ferma. Le mani di Dean sui suoi fianchi, il flebile sussurro di Dean contro il suo orecchio, non voglio farti male, non voglio farti male, farò piano, ti voglio, adesso.
Il sospiro che esce dalle sue labbra, le dita che stringono le lenzuola, gli occhi socchiusi e appannati dal desiderio.
E Dean, Dean contro di lui, Dean dentro di lui, Dean che lo bacia sul collo, Dean che gli sussurra all’orecchio, Dean che spinge sempre più forte, Dean che articola suoni nemmeno vagamente somiglianti alle parole, suoni rochi e senza senso, suoni, suoni e gemiti.
Le mani di Dean che continuano ad accarezzarlo, a procurargli piacere con un semplice tocco.
Il dolore che scema, il dolore che non esiste più e il piacere, lento, che sale. E il caldo, sempre più caldo; il corpo che formicola, pizzica, è strano, è assurdo, è bello, vuole che continui all’infinito.
Ancora i gemiti di Dean contro il suo orecchio, parole scomposte, i baci.
Vieni con me, vieni, vieni adesso.
E poi tutto esplode in un vortice di emozioni e sensazioni, un’esplosione di luce davanti ai suoi occhi chiusi, un’esplosione forte, magnifica che lo scuote fin nelle ossa e lo lascia boccheggiante, annientato.
Il fiato di Dean contro il suo collo, un sorriso appena accennato, il suo respiro, la sua pelle che non accenna ad abbandonarlo.
Un bacio sul collo, un altro, e parole sussurrate. Il braccio che lo avvolge e lo stringe, il lenzuolo che copre entrambi, il freddo, l’amore, la paura, il dolore.
Gli occhi sono pesanti, è tutto buio, rimane solo l’odore di Dean, non esiste altro.




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