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25 November 2009 @ 12:32 am
BBI: [Fanfiction]Lucifer Rising -Capitolo secondo  
Titolo: Lucifer Rising
Fandom: Supernatural
Rating: NC17
Pairing(s): Wincest; CastielxDean
Warning(s): slash; incesto e rapporti omosessuali completi -chiunque crede di non poterlo sopportare è pregato di non leggere-; inizialmente one-shot (e così rimane per me) ma divisa in più capitoli per non farvi crollare sulla tastiera.
Conteggio parole: 41. 998 *scappa per evitare il linciaggio*
Sommario: Lucifero è risorto, l'Apocalisse è ormai iniziata. Tra viaggi a bordo della fedele Impala, Angeli, demoni, fantasmi del passato, forti crisi e tanti problemi i Winchester dovranno cercare di rimettere le cose a posto, con qualche piccolo aiuto. Riusciranno Sam e Dean a risolvere i propri problemi? E, soprattutto, riusciranno ad averla vinta nello scontro finale?

Fanart: Qui e qui, di vahly .

Note: scritta prima ancora di vedere o anche solo immaginare la quinta stagione, le eventuali somiglianze non sono assolutamente volute e se doveste trovarle sappiate che, vedendo le puntate settimanali, sono rimasta un tantino sconvolta anche io. Sarà che sto finendo per pensare come Kripke, ogni tanto.
Il titolo è preso dall’ultima puntata della quarta serie, indi per cui non è mio.
Ringraziamenti: le mie meravigliose beta, faithina e p_will , per l'immenso lavoro che hanno fatto e per il supporto -e per non avermi ucciso a badilate, certo. Siete le migliori <33
Un grazie anche a vahly per le bellissime fanart, e per aver apprezzato la storia <3
Enjoy!


Capitolo 2

-Dean? Bobby-
-Ciao, Bobby. Che notizie ci porti?- Dean si siede sul letto e guarda Sam, il cellulare attaccato all’orecchio. Sam gli si siede subito accanto mentre Castiel rimane in piedi di fronte a loro.
-Non belle, ragazzo. Tempeste atmosferiche dappertutto, almeno una ventina in tutta la California negli ultimi due giorni. Possessioni demoniache, a centinaia, forse migliaia. I raccolti hanno cominciato a non dare più frutti, il che vuol dire che Carestia è tra noi. Le persone stanno cominciando ad attaccarsi e ammazzarsi tra loro, i demoni imperano, il che ci riporta molto probabilmente a Guerra-
Dean scuote la testa. –Fantastico. Altro?-
-I segni della Morte sembrano intravedersi ovunque, ma non sono sicuro per quanto riguardi Pestilenza. Dean, siamo fottuti. Dobbiamo fare qualcosa, e alla svelta, se vogliamo salvare questo mondo-
-Lo so, Bobby, lo so-
-Sta’ attento a tuo fratello-
-Lo farò-
Dean chiude la telefonata e viene immediatamente bersagliato dalle domande di suo fratello, curioso di sapere cosa Bobby avesse da comunicargli.
-Abbiamo Carestia, Guerra e probabilmente Morte che girano indisturbati, niente di che- risponde sarcastico passandosi una mano sugli occhi.
-Dopo la rottura dei sigilli arrivano i flagelli- dice Castiel richiamando la loro attenzione. –Ora toccherà ai Segni e alle sette piaghe-
-Questo è solo l’inizio, giusto?- chiede Dean guardandolo dritto negli occhi. Castiel annuisce, piano.
-Bene, allora dobbiamo fare qualcosa prima che la situazione degeneri- continua il maggiore dei fratelli alzandosi in piedi e tirando i borsoni fuori dall’armadio.
-Cosa stai facendo?- chiede Sam, seguendolo.
-Prima di tutto, dobbiamo muoverci e andare via da qui, questo posto non è più sicuro-
-Nessun posto lo è, Dean- dice Sam.
-Non possiamo permettere che ci prendano, Sammy- Dean mette alcuni vestiti nelle borse. –Non quando siamo noi a dover fermare tutto-
Castiel annuisce silenziosamente.
-Sam, metti in moto l’Impala- ordina Dean e suo fratello, se pur controvoglia, esegue.
-Come facciamo a farlo stare meglio?- chiede Dean quando Sam lascia la camera. Castiel sospira.
-Sinceramente? Non lo so- dice. –Dobbiamo tenerlo lontano da ogni possibile incontro con i demoni, potrebbe essere un inizio-
-Un inizio?- sbotta Dean. –E credi che mi basti?!-
-No- la voce dell’Angelo è ferma come al solito. –Ma dovrai fartelo bastare per il momento. Sam ha ingerito così tanto sangue da varcare lui stesso la soglia tra l’umano e il demoniaco, l’unica cosa che possiamo fare è tenerlo lontano da altro sangue e sperare che funzioni-
-Bene- sbotta ancora Dean prendendo i borsoni e lasciando la stanza. –Perfetto-
Castiel chiude un istante gli occhi, cerca di organizzare i pensieri e calmare quel qualcosa che sente nel petto, poi lo segue dritto in macchina, dove occupa il sedile posteriore.
Dean prende posto alla guida, Sam accanto a lui. Ha il viso stravolto, occhiaie sempre più evidenti ed è impossibile non notare quanto stia soffrendo. Castiel può quasi sentire i suoi crampi o il dolore nel suo corpo: è straziante.

-Bentornato, Sam-
Sam prende posto sulla panchina, volontariamente, e guarda Lucifero dritto in quegli occhi di ghiaccio.
-La tua curiosità è superiore al tuo odio per me, vedo- sorride il Principe degli Inferi, cordiale e vagamente divertito. –Sono felice che tu sia tornato-
-Non farti idee sbagliate, stronzo- biascica Sam scatenando la risata dell’altro.
-Allora perché saresti qui?- chiede Lucifero sorreggendo lo sguardo omicida dell’altro. –Per uccidermi? Oh, per carità-
La voce del demone è bassa, roca e carezzevole; i suoi modi sono impeccabili, incantevoli, e Sam non riesce a spiegarsi come mai. Insomma, è il Diavolo!
-Non mi piace andare in giro con il costume di scena-
-Costume di scena?- chiede Sam, confuso. Lucifero fa un gesto vago con la mano.
-Sì, lo sai, zampe caprine, corna e tutto il resto- dice con un sorriso a increspargli le labbra sottili. –Preferisco questo aspetto. È molto più sobrio. Ed è anche ben proporzionato, se sai cosa intendo-
Sul volto di Sam nasce una smorfia di disgusto che scatena l’ilarità dell’altro.
-Non c’è niente di meglio di un corpo ben fatto, Sam, dovresti saperlo-
-Mi fai schifo-
-Bene, ne riparleremo- il sorriso di Lucifero è bianco e abbagliante, per un istante Sam non vede altro e poi si ritrova improvvisamente nell’Impala, accanto a Dean.
-Sam? Sammy, stai bene?- chiede suo fratello chino su di lui. Sam annuisce, ancora vagamente disorientato, e si lascia andare a un sonoro sbadiglio.
-Che ore sono?- chiede.
-Le quattro e qualcosa- risponde Dean guardando l’orologio al polso e tornando a guardare la strada ancora buia.
-Avrei dovuto darti il cambio un’ora fa, perché non mi hai svegliato?-
-Dormivi, Sammy-
Sam si perde un istante a guardare quel profilo così conosciuto mentre quelle due parole, dette con quella voce carezzevole che Dean riserva solo a lui, lo cullano insieme al rombo sordo dell’auto.
-Be’, avresti dovuto svegliarmi lo stesso- dice accennando un broncio falso quanto quello di Dean. Sorridono, ben sapendo di star facendo i cretini gratuitamente, senza che ce ne sia bisogno. Castiel rimane a guardarli, curioso e vagamente affascinato, cercando di capire cosa li renda così uniti.
Sono fratelli, devono volersi bene. O almeno, così Dio ha comandato. E loro si vogliono bene, si vede. Ma cos’hanno di tanto speciale da essere così attaccati l’uno all’altro? Perché sembrano essere in sintonia in qualsiasi cosa facciano o dicano, perché sembrano un solo essere anche quando hanno idee e pensieri discordanti?
Li ha osservati a lungo per poter capire qualcosa di più. Ha notato tutti i loro sguardi, tutto l’amore che quegli sguardi lasciano trasparire; ha notato tutti i piccoli gesti, i sorrisi, le pacche dolci sulle spalle. Ha notato come, anche involontariamente, un unico gesto possa portar loro conforto.
Sente ancora quel qualcosa bruciargli piano in mezzo al petto, sembra quasi che lo stia riscaldando. Non sa spiegarsi cosa sia o, almeno, non lo sa per certo. Però gli piace, è caldo e confortante, è una bella sensazione.
-Bene, passeremo qui la notte- dice improvvisamente Dean fermando l’Impala in una rientranza della strada. Sono coperti da grandi alberi, non è per niente facile trovarli e nessuno ci riuscirebbe se non sapesse già dove guardare. Castiel annuisce, silenzioso più del solito e immerso nei propri pensieri, mentre Dean fa scattare le sicure della macchina e tira il freno a mano. Si accoccola contro il sedile, gli occhi che si chiudono per la stanchezza, e dedica un ultimo sguardo all’Angelo attraverso lo specchietto.
-‘Notte, Cass- dice piano, un mezzo sorriso vagamente sarcastico dipinto sulle labbra carnose. Castiel solleva elegantemente un sopracciglio.
-Buona notte, Dean- dice, quasi stupendosi di quelle strane abitudini umane.
Sam si accascia contro il suo sportello senza dire niente, ha troppi pensieri per la testa e zero voglia di parlare. Non vuole che Dean gli faccia altre domande, non vuole che suo fratello scopra quello che gli sta succedendo.
-Sam, stai tremando- dice Dean sottovoce e guardandolo preoccupato.
-Ho solo freddo, tranquillo- risponde piano, stringendosi di più nel giubbotto. Appoggia la fronte contro il vetro mentre sente lo sguardo di Castiel fisso sulla sua nuca.
Poi il calore della mano di Dean si sofferma sul suo braccio, le dita stringono stoffa e pelle, lo attirano piano verso il proprietario. Dean si toglie il giubbotto, stringe un braccio attorno alle spalle di Sam, così vicino da respirare il suo stesso fiato, e copre entrambi con il capo di cui si è privato.
-Dean, morirai di freddo-
-Shush- Dean lo stringe ancora un po’ di più, corpo contro corpo e vestiti contro vestiti, ma nonostante il tessuto Sam può sentire il calore di suo fratello su di sé. Si accoccola di più contro la sua spalla, infila il naso dentro il suo collo e sente il filo della collana che lui stesso gli ha regalato fargli il solletico. Sorride piano mentre la mano di Dean stringe un po’ più forte la presa.
-Buona notte, Sammy-
-‘Notte Dean-
Castiel inclina leggermente la testa e ancora quella domanda sembra urlare a gran voce dentro di lui: perché?

#
-Sam! Sammy, che succede?- Dean lascia cadere le buste con cibo e provviste proprio sulla porta e corre da suo fratello. Sam è piegato su sé stesso, il viso contratto in una smorfia di dolore e gli occhi rossi.
-Sammy!- urla, lo prende per un braccio, cerca di farlo alzare ma niente, Sam si accascia per terra e comincia a urlare di dolore.
-Sam, Sammy ti prego-
Castiel lo aiuta a portarlo sul letto e si allontana di qualche passo quando Dean quasi si sdraia accanto a Sam nel tentativo di calmarlo.
-Andrà tutto bene, Sammy. Puoi farcela- sussurra piano stringendolo forte a sé. –Io so che puoi farcela, tu sei forte Sam. Non lasciare che abbiano il sopravvento, devi lottare…-
Castiel si limita a guardare la scena dai piedi del letto, sembra tutto così… intimo e la sua presenza sembra così sbagliata.
Dean accarezza la fronte e i capelli di Sam, lo stringe, sussurra qualcosa che possa aiutarlo mentre Sam continua a urlare di dolore. I crampi sono fortissimi, sembra quasi che lo stiano lacerando dall’interno, e Sam pensa di star per morire. Invoca la morte, non riesce a sopportare quel dolore un minuto di più.
-Dean- soffia tra un gemito e un altro.
-Sono qui, Sam. Sono qui-
Castiel cerca di distogliere lo sguardo ma è come ipnotizzato: la mano di Dean che si muove piano, che accarezza Sam, tiene i suoi occhi incollati alla scena. Le labbra di Dean che si aprono e chiudono piano, lasciando fuoriuscire sussurri e preghiere, sono come una calamita per i suoi occhi. E gli occhi di Dean, lucidi e impauriti, gli fanno pensare che non c’è altra cosa al mondo che vorrebbe guardare in quel momento. È tutto così sbagliato.
Poi la crisi a poco a poco passa, Sam comincia a calmarsi e il dolore si attenua.
Apre piano gli occhi e guarda il volto di suo fratello, così vicino al suo.
-Dean…- mormora, incapace quasi di parlare per il troppo dolore che gli invade il corpo.
-Shush- Dean si avvicina, incatena gli occhi ai suoi e il respiro diventa uno solo. –Sono qui-
Sam riesce a fare un sorriso, debole e flebile ma ci riesce, e Dean sospira debolmente. Gli stringe una mano mentre un braccio di Sam si porta attorno alla sua vita, incastrandolo e bloccandolo.
-Non te ne andare- mormora ancora Sam, e Castiel può sentire la paura crescere dentro di lui. Paura di restare solo, paura di dover combattere tutto quello senza suo fratello al fianco, paura di veder Dean voltargli le spalle per il suo essersi trasformato in qualcosa di così orribile.
Ma Dean non lo lascia. Gli si fa più vicino, lo abbraccia, gli poggia un piccolo, delicato bacio sulle labbra.
-Non me ne andrò mai, Sammy-
Castiel sente una sensazione come di… smarrimento? Confusione? Non lo sa di preciso, sa solo che quello dovrebbe essere sbagliato, profondamente sbagliato.
Sa che le labbra di Dean non dovrebbero mai incontrare quelle di Sam, sa che un amore tra fratelli deve mantenersi a livello platonico, sa che tutto quello ha qualcosa che non va.
Sente che Dean non deve baciare Sam. La cosa più strana è che sente come qualcosa che gli blocca lo stomaco, qualcosa che lo fa sentire… male; il suo stomaco sembra ribellarsi come se volesse gettar via tutto quello che non ha ingerito. È strano, è qualcosa di così forte da rivoltarlo completamente, qualcosa che un Angelo non dovrebbe poter provare.
Ma lui non è più come gli altri Angeli adesso.
Dio non ha voluto un figlio così insubordinato e subordinato invece a un semplice umano, non ha gradito il suo comportamento, non lo ha più voluto con sé. Se fosse stato per Zaccaria, adesso al comando, lui sarebbe sicuramente morto giustiziato con l’accusa di tradimento. Ma Dean lo ha salvato, senza neanche immaginare cosa gli avrebbero fatto.
La causa del suo sbaglio e il suo salvatore. Come può essere il mondo così… contorto? Castiel non è sicuro di capirlo realmente. Ha visto gli umani, li ha studiati, ma non ha mai veramente capito quei loro strani sentimenti così diversi e opposti tra loro.
Lui conosceva solo il Paradiso dove tutto era puro e bello, dove tutto era semplice e buono, dove non dovevi rapportarti con sensazioni così diverse.
La mano di Sam stretta alla maglia di Dean gli causa un’altra morsa allo stomaco. Forse è giunto il momento di analizzare seriamente tutte quelle nuove sensazioni –perché guardare i Winchester in quel letto lo sta davvero turbando. Più del dovuto, e non per ragioni religiose.
-Non guardarmi così- sussurra Dean, sembra quasi che stia implorando.
-Perché?- finalmente quella muta domanda acquista voce ed esce dalle sue labbra, magari anche dalla sua testa.
Dean poggia lo sguardo su di lui e lo sposta subito.
-Non lo so- mormora. –Ma è così-
Castiel inclina la testa e lo guarda, cercando di scrutare fin dentro la sua anima. È tutto buio, c’è tanta solitudine dentro di lui, e paura, e tristezza, e dolore. Dio, è tutto così forte da essere insopportabile… come può un solo uomo portare dentro di sé tante sensazioni? Come può andare avanti, sempre, e non crollare sotto a quel peso immenso?
-Perché?-
Castiel deve capire. Sente che potrebbe impazzire se non riuscisse a far luce sulla faccenda, deve farlo, ne ha bisogno. Torna a guardare dentro Dean, fin nel profondo della sua anima, e allora la vede: un po’ di luce che rischiara tutta quell’oscurità. All’inizio è così flebile da essere quasi introvabile, poi pian piano cresce di intensità e Castiel si ritrova ad esserne abbagliato. È così calda, e forte, e dolce al tempo stesso.
Eppure nasconde delle ombre. E adesso finalmente capisce, o almeno, i sentimenti di Dean lo aiutano a capire. La verità è che non sa quando è successo.
Dean non sa esattamente quando ha cominciato a provare quei sentimenti così forti per suo fratello. Forse è cominciato quando Sam è cresciuto, quando non era più lo stesso bambino di sempre.
Non lo sa, non lo sa ma è successo.
A un certo punto ha cominciato a guardarlo con occhi diversi, non era più solo Sam, era qualcos’altro. E tutto quell’istinto di protezione, tutto quello stargli addosso non erano più le semplici attenzioni e preoccupazioni di un fratello maggiore.
È cambiato tutto, lentamente e inesorabilmente, e Dean non sa perché. L’unica cosa che sa è che tutto quello è sbagliato, lo ha sempre saputo.
Lo sapeva quando, per la prima volta, le loro labbra si sono incontrate, timide e impaurite. Lo sapeva quando le sue mani avevano cominciato ad accarezzare lentamente il corpo di Sam, lo sapeva quando ha cominciato a togliergli i vestiti.
Sapeva che era sbagliato quando lo ha guardato dritto negli occhi ed è entrato dentro di lui, sapeva che era sbagliato a ogni nuova spinta e a ogni nuovo gemito. Lo sapeva che era sbagliato, ma non aveva mai potuto farci nulla.
Non ha potuto farci nulla le altre volte in cui è successo, tutte le altre volte in cui è entrato in Sam e lo ha sentito gemere il suo nome, tutte le altre volte in cui lo ha guardato negli occhi e gli ha trasmesso quelle due parole così importanti e così potenti. Tutte le altre volte in cui glielo ha semplicemente dimostrato, con un piccolo gesto o un colpetto sul braccio.
Sapeva che era sbagliato, lo ha sempre saputo, ha sempre saputo che li avrebbero condannati per questo.
Per provare un sentimento così forte da bruciare dentro, sopraffarli; un sentimento che scorre nelle vene come fuoco liquido, un sentimento così profondo e potente da superare qualsiasi altra cosa al mondo.
Ma non gli importa, non gli è mai importato. Sam, solo lui è la cosa importante. Averlo accanto, nel bene e nel male, con tutte le liti e i cazzotti e le incomprensioni, con tutte le diversità, con tutti i pregi e i difetti. Avere Sam accanto è l’unica cosa che riesca a farlo stare bene, questo Dean lo sa.
Castiel si ritrova boccheggiante, tutto quello è troppo per lui. Non può, semplicemente non può…
-Cass, ti prego- mormora Dean ma lo sguardo dell’Angelo lo fa ammutolire di colpo.
-Cass, non…-
L’ultima cosa che Dean riesce a notare è quello sguardo sconvolto, quasi disgustato e decisamente confuso sul volto dell’Angelo. Poi Castiel sparisce, nel nulla e in un secondo, senza lasciare traccia.
Dean si morde le labbra, colpevole. Sapeva che sarebbe accaduto, sapeva che la condanna sarebbe arrivata. Solo non si aspettava che sarebbe stato Cass a farlo sentire così dannatamente sbagliato.

#
Lo sta chiamando. Lo sta implorando, lo sta supplicando di tornare.
Ma lui non può.
-Non è così facile, Dean…- mormora nel buio di quella stanza spoglia e squallida. No, non è così facile. Non è facile accettare ciò che Dean gli ha, involontariamente, mostrato.
E ancor meno facile è accettare ciò che lui stesso sta provando. Sono passati… quanto? Tre, quattro giorni da quando ha lasciato Dean senza dire una sola parola e c’è qualcosa che deve fare prima di poter tornare da lui.
Perché sa che tornerà, è come se non riuscisse a stargli lontano.
La cosa che deve fare, adesso, è prendere il coraggio che gli manca e scavarsi dentro.

-Cass… mi dispiace, okay?-
-Dean-
-No, fammi finire- Dean si avvicina a lui, gli è di fronte. –Non volevo che lo scoprissi così, non volevo che scoprissi che sono così dannatamente sbagliato, non volevo che mi vedessi per quello che sono in realtà: un fottuto mostro-
-Tu non sei un mostro, Dean- lo sguardo dell’Angelo si addolcisce come anche la sua voce. –Tu non potrai mai essere un mostro-
Dean si morde piano le labbra e tiene gli occhi fissi al suolo. Castiel avvicina la mano verso di lui, con due dita gli solleva il mento –un gesto così mortale da sconvolgerlo- e lo guarda finalmente negli occhi.
-Io credo di aver capito…-
-Tu non hai capito un cazzo- sibila Dean scostandosi come se si fosse scottato. –Tu non puoi capire un cazzo di niente, sei solo un fottuto angelo del cazzo!-
Castiel lo guarda, confuso, mentre quelle parole cominciano a farsi breccia dentro di lui e tagliano, lentamente e inesorabilmente, fino a farlo sanguinare dentro.
-Dean…-
-E non guardarmi con quella cazzo di faccia senza emozioni! Sei tu il mostro, non io. Sei tu ad essere sbagliato, senza un cazzo di sentimento ad animare quel corpo in prestito!-
Le parole tagliano più in profondità, il sangue esce copiosamente e per la prima volta in vita sua Castiel prova dolore.
-Dean…-

Quando accende la luce della camera trova Dean sdraiato sul letto.
-Dean, devo parlarti- dice entrando e chiudendosi la porta alle spalle. Si avvicina e nota che l’altro lo sta guardando.
-Avvicinati, Cass-
La voce di Dean è più bassa e roca del solito, Castiel sente quel lieve cambiamento. Fa come gli è stato chiesto e raggiunge l’altro che batte una mano sul bordo del letto.
-Siediti-
Castiel si siede e lo guarda. –Dean, l’altro giorno…-
-Shush, non pensiamoci più- sussurra Dean avvicinandosi fino a soffiargli sul collo. –Facciamo pace-
Quando le labbra di Dean gli sfiorano il collo Castiel sente che c’è qualcosa di sbagliato, qualcosa di tremendamente sbagliato e fuori luogo. Eppure non può fare a meno di tremare, anche se non ha freddo. Allora perché?
La lingua di Dean gli lecca l’arteria adesso pulsante, i denti stringono un pezzetto di pelle senza in realtà fare male. Allora perché i brividi?
-Dean, devo-
-Devi stare zitto, per il momento-
Dean si mette a cavalcioni su di lui e sorride alla sua espressione confusa e smarrita. Castiel avverte il peso e il calore del corpo, ma non è spiacevole. È piuttosto una sensazione gradevole, è come se lo riscaldasse, dentro e fuori.
In quel momento tutto diventa chiaro, così chiaro che è stato stupido e cieco a non averlo notato prima.
-Dean, credo… credo di amarti- sussurra in un sospiro.
-Oh, Sam… sì…-
Quel “crack”, pensa Castiel, deve essere il suo cuore che si rompe.

#
-Dov’è Castiel?-
Dean si ferma un secondo, il collo della bottiglia di birra ancora attaccato alle sue labbra, e i suoi occhi si velano.
-Non lo so-
-Che vuol dire “non lo so”?- chiede Sam, alquanto confuso. Suo fratello si stringe nelle spalle.
-Vuol dire che non lo so- dice. –Se n’è andato-
-Non può essersene andato!- esclama Sam. –Voglio dire, deve restare con noi, no? Deve darci una mano! A meno che non sia andato a indagare un po’ su tutto quello che sta succedendo-
-Non lo so, okay?!- sbotta Dean, poggiando malamente la bottiglia sul tavolo. –Non ho la più pallida idea di dove sia, né di cosa stia facendo-
-Dean…- la voce di Sam è quasi un sussurro, adesso. –C’è qualcosa che dovrei sapere?-
-No, dannazione- Dean si alza in piedi, nervoso. –Vado a prendere un po’ d’aria-
Quando esce si sbatte la porta alle spalle e Sam sussulta. C’è decisamente qualcosa che non va.
È da un po’ che le cose con Cass sono, come dire, strane; ci sono stati sguardi tra lui e Dean, e silenzi, e cose che lui di sicuro ignora. Il punto è: perché?
Che cosa sta succedendo tra Castiel e suo fratello? Cosa non gli stanno dicendo? Perché lo tengono all’oscuro di tutto?
Dean gli deve delle spiegazioni, e subito.

#
-Cass-
Castiel si volta verso la porta che si è appena aperta, guarda la sagoma di Dean stagliata contro la luce che entra e che piano piano se ne va, mentre la porta si chiude.
-Dean- dice a mo’ di saluto. Lo vede avvicinarsi, sente il rumore sordo dei passi sulla moquette, può quasi sentire il rumore della polvere che si alza.
-Abbiamo bisogno di te, Cass- dice piano Dean, adesso di fronte a lui. –Abbiamo bisogno che tu torni-
Castiel sente uno strano qualcosa contorcergli le viscere, una sensazione spiacevole e piacevole allo stesso tempo.
-Perché?- chiede solamente, quasi timoroso di fare quella domanda.
-È stato stupido andarsene così- Dean lo ignora. –Potevi finire male-
-Perché?-
-Avrebbero potuto trovarti, e non so in quel caso come sarebbero andate le cose-
-Dean, perché?-
E Dean sbotta.
-Cosa vuoi che ti dica, uh?- grida guardandolo dritto negli occhi e trapassandolo. –Cosa vuoi sentirti dire, Cass? Che so che è sbagliato, che non lo farò più?!-
-Dean…- Castiel non riesce a parlare, quell’emissione di fiato e vibrazione di corde vocali gli fa male, male dentro.
-Perché sono tutte puttanate!- Dean lo prende per le spalle, lo scuote. –Non è solo mio fratello, Cass! Io sono fottutamente innamorato di lui e non posso, né voglio, cambiarlo. Rassegnati-
Castiel sente il fiato spezzarsi.
-Tu non sei come lui- dice ancora Dean, più serio che mai. –Tu non sarai mai come lui. Perché anche se combina cazzate, anche se scatena l’Apocalisse, lui è mio fratello, è l’uomo più speciale che esista su questa terra, è l’unica cosa che voglio e senza la quale potrei morire-
Tum tum tum tum. Tum tum tum.
-Non capisci? Sam è l’unico al mondo che potrei mai amare-
Tum tum.
-Non potrei mai anche solo pensare di avere qualcun altro che non sia lui-
Tum.
-E di certo non amerò mai te-
Quel tamburo sordo dentro di lui si è fermato, Castiel crede che sia per sempre.

#
-Dean, sono preoccupato per Cass- dice Sam sbirciando di sottecchi la reazione del fratello. Come previsto Dean stringe i pugni e la mascella, diventa come pietra, i suoi occhi sono velati.
-Dean, dico sul serio- continua Sam, sperando di far breccia in quella facciata. –Potrebbe essere in pericolo o peggio, potrebbe essere già morto-
Le mani di Dean cominciano a tremare e lui stringe ancora più forte i pugni per nasconderlo, ma Sam lo ha visto. Ha visto come trema, come cambia quando Castiel è l’argomento della conversazione. Ha visto i suoi occhi, la paura, la rabbia, la frustrazione.
-Dean-
-Sta’ zitto, okay?!- Dean sbotta, come ogni volta che Sam gli parla di Castiel. –È grande e grosso, ed è capace di badare a sé stesso-
-Lo sai che non è così- mormora Sam avvicinandosi a lui. –Lo sai che è in pericolo, ora più che mai-
-Dean…- mormora ancora e gli prende piano una mano. La stringe nella sua, cerca il suo sguardo e finalmente lo incontra, tutte quelle emozioni coperte da un velo di quelle che potrebbero diventare lacrime, se solo ne avessero la possibilità. Ma Sam sa bene che resteranno esattamente lì, ferme in quegli occhi, e non vedranno mai la luce.
-Dean, dimmi cosa è successo-
Dean scuote la testa, sembra non avere più la forza di parlare.
-Dean…- Sam lo supplica, ancora e ancora, e sembra quasi che quella facciata si stia a poco a poco scalfendo.
Fino a quando la porta della stanza si apre lasciando entrare Bobby e Sam è costretto a lasciar perdere, ad allontanarsi.
-Ci sono novità- dice l’ultimo arrivato prendendo posto su una sedia. –State bene? Avete una faccia strana-
Sam annuisce con il capo, non esattamente convinto. –Sì, stiamo bene. Che hai per noi?-
-Oltre all’arrivo di Pestilenza?- chiede ironico Bobby guadagnandosi due occhiatacce.
-È arrivata anche lei, grande- dice Dean, sarcastico.
-Oltre a quello, dicevo, abbiamo il primo degli ultimi sette flagelli- continua Bobby.
-E sarebbe?- Dean guarda Sam in cerca di risposte.
-È scritto che un’ulcera maligna e dolorosa colpì gli uomini che portavano il marchio della Bestia e adoravano la sua immagine- spiega Sam. –Il che, tradotto ai giorni nostri, vorrebbe dire che i demoni stanno cominciando a morire-
-Esatto, ragazzo- annuisce Bobby. Dean li guarda entrambi, confuso.
-Dovrebbe essere una buona cosa, no? Insomma, i demoni che muoiono… andiamo, è una liberazione!-
-Sì, ma è solo l’inizio della fine- dice Bobby, serio. –I demoni stanno facendo i loro porci comodi sulla terra, gli Angeli li distruggono, tutti combattono tutti. Ed è solo l’inizio. Cosa pensi che succederà dopo? Uno scontro finale, ecco cosa, e non è per niente una cosa buona-

#
-Sei venuto per mandarmi al diavolo? Non sarebbe la prima volta-
-Sono venuto per chiederti scusa-
Castiel non dice niente. Non sa cosa dire, non sa cosa fare. Sa che potrebbe perdonarlo, sa che probabilmente lo ha già fatto.
Sa anche che lui lo farà soffrire ancora, che non smetterà mai di fargli del male, ma al momento non sembra così importante. L’unica cosa che conta è averlo lì, averlo vicino e poterlo semplicemente guardare. Averlo vicino e osservare quei suoi movimenti, osservare il bagliore di quegli occhi a volte verdi e altre tendenti all’azzurro, osservare il movimento delle sue labbra, il guizzo dei muscoli sotto alla maglia.
-Non avrei dovuto essere così… insensibile- dice Dean avvicinandosi. –Non avrei dovuto essere così egoista, avrei dovuto capire tutto fin dall’inizio-
-Tutto?- Castiel inclina leggermente la testa, non cogliendo il senso di quelle parole.
-Sì, tutto- continua Dean alzando lo sguardo e incontrando il suo. –Avrei dovuto capire cosa stavi provando, avrei dovuto… non lo so, ma avrei dovuto fare qualcosa-
-Dean…-
-Non posso cambiare nulla di quello che provo, Cass- Dean gli si inginocchia davanti, gli occhi bassi. –Io ho bisogno di lui, io ho bisogno di averlo vicino, e amarlo è l’unica cosa che mi fa stare bene. Anche se è sbagliato, anche se non dovrei… è quello che sono, non c’è modo di cambiarlo-
Castiel sente il cuore pompare veloce, sente una morsa dolorosa allo stomaco e finalmente capisce.
Capisce quel sentimento che lo sconvolge tanto, capisce cos’è quella morsa allo stomaco e quel sentirsi così leggero ogni volta che Dean è con lui. Capisce perché il cuore batte più forte, perché le gambe sembrano voler cedere ogni volta che Dean è più vicino.
Capisce il dolore al centro del petto ogni volta che Dean guarda Sam.
Capisce che amare non è facile come sembra e che, soprattutto, amare vuol dire lasciar andare.
-Lo so-
Amare vuol dire soffrire, vuol dire sacrificare la propria felicità per quella della persona che si ama, adesso Castiel lo sa.
È tempo di andare avanti.

#
-Ciao Sam-
La sua voce è carezzevole come al solito, il suo aspetto ben curato e quel sorriso sul suo volto non accenna a venir via. Sam si siede su quella solita panchina, quasi titubante, e guarda Lucifero dritto in quei suoi occhi di ghiaccio.
-Voglio sapere-
Lucifero sorride, amabile come sempre, e comincia a raccontare.

-Sam. Sammy!-
Quando apre gli occhi trova Dean a scuoterlo per svegliarlo.
-Cosa?- chiede sbadigliando sonoramente.
-Dobbiamo andare a cercare Castiel- Dean prende i borsoni e torna a guardarlo. –C’è qualcosa che non va. Io so che avrebbe già dovuto essere qui, so che nonostante tutto sarebbe già tornato, lo sento-
-E come mai ci pensi solo adesso, proprio a quest’ora della notte?- dice Sam alzandosi. –Okay, scusa. Hai idea di dove possa essere?-
Dean lo guarda. –Credo di saperlo-
-Credi?-
Dean annuisce. –Ho notato alcune cose strane in questi giorni. Cose tanto strane-
Quando Sam alza un sopracciglio Dean gli rivolge un’occhiataccia.
-Lo so che succedono cose strane, con l’Apocalisse e il resto- dice. –Però ho notato qualcos’altro. Qualcosa che abbiamo già combattuto prima e che avrebbe dovuto starci lontano, ma evidentemente non l’ha fatto-
-Dean, cosa-
-Il Trickster-
Sam spalanca gli occhi, i jeans sbottonati e la maglia ancora in mano.
-Non può essere- dice. –Dai, lo sai anche tu che non è possibile!-
-Così credevo, Sammy- Dean gli lancia le scarpe. –Però ci sono troppi indizi che portano a lui, e ho come la brutta sensazione che abbia preso di mira Cass-
Sam finisce in fretta di vestirsi e segue Dean fuori dalla stanza, montano sull’Impala senza aggiungere nulla. Dean è spaventato, questo Sam può vederlo. Ha paura che possa essere accaduto qualcosa a Castiel, ha paura di non poter arrivare in tempo –come non è arrivato in tempo a fermare lui.
Dean accende la radio e una delle tante canzoni del rock old school invade l’auto. Sam poggia la testa contro la spalliera e guarda fuori dal finestrino: la strada buia scorre veloce davanti a loro, la fioca luce della luna e delle stelle fa apparire tutto ancora più spaventoso, le chiome degli alberi ondeggiano furiose per il vento.

-Adesso sai la verità-
Sam non parla, è come se le sue corde vocali si rifiutassero di collaborare.
-È tua la scelta, Sam- Lucifero lo guarda, serio. Non sta aspettando una risposta, sa bene che Sam è troppo sconvolto per dargliela adesso. Ha solo voluto dargli una diversa prospettiva, ha solo voluto raccontare la sua versione dei fatti –poco importa se quello che ha detto ha lasciato Sam senza fiato.
-Quando arriverà il momento saprai cosa fare-
Il sogno piano piano svanisce, la panchina svanisce lasciando il posto ai sedili della macchina, il bianco diventa il cielo rosa dell’alba appena sorta.
-Dean… dove siamo?- Sam si stropiccia gli occhi e lo guarda, confuso.
-In Virginia-
Dean ha il viso stravolto dalla stanchezza, i suoi occhi sono cerchiati di viola per le ore trascorse senza riposare un solo istante. Le mani che stringono il volante sono pallide e spaccate dal freddo, le nocche bianche per la presa troppo ferrea.
-Fa’ guidare me- dice Sam, piano. –Devi riposare-
-Non riposerò fino a che non troverò Cass- il tono di Dean è burbero. –Devo trovarlo, Sam. Sento che è successo qualcosa-
-Sì, okay, ma almeno lasciami guidare-
-No-
Sam sospira. Quando Dean si mette in testa qualcosa è difficile fargli cambiare idea, è più testardo di un mulo.
-E poi, che ci facciamo in Virginia?-
-Le tracce portano qui- dice Dean. –E indovina dove? A Roanoke-
-Non di nuovo!- sospira Sam. I ricordi del “soggiorno” a Roanoke sono nitidi nella sua mente e non ha nessuna voglia di tornare in quella città, non dopo quello che hanno dovuto passare.
-Sì-
La determinazione negli occhi di Dean è così forte che Sam non riesce a ribattere, si limita a restarsene in silenzio e guardare il paesaggio fuori dal finestrino.
Dean continua a guardare quella strada desolata e quando Sam gli dà un colpo sul braccio non capisce cosa stia succedendo. Rallenta mentre Sam indica un punto al ciglio della strada, rallenta e si avvicina mentre una sagoma con un impermeabile chiaro diventa sempre più nitida.
Dean si ferma e scende di corsa dall’auto lasciandola accesa, si porta davanti all’uomo con lo sguardo fisso e un po’ triste, lo abbraccia di slancio.
-Oddio, Cass- mormora contro il suo orecchio. –Mi dispiace, sono stato un coglione, scusami. Non avrei mai dovuto lasciarti andare così, avrei dovuto cercarti e non l’ho fatto, nonostante sapessi che eri probabilmente in pericolo. Dio, perdonami-
Castiel si lascia stringere e ricambia lentamente l’abbraccio, da sopra la spalla di Dean i suoi occhi incontrano quelli di Sam.
-Stai bene? È tutto okay? Cosa è successo?-
Le domande di Dean non gli danno tregua, si susseguono veloci e incalzanti e per un attimo Castiel si sente smarrito.
Dean lo tiene per le spalle e lo guarda, fissa quei pozzi azzurri che sono i suoi occhi ed è come se ci fosse qualcosa di strano, è come se fossero diversi.
-Cass?- chiede, scuotendolo un po’.
Castiel torna a concentrarsi su di lui e sospira. –Ho vissuto troppe brutte giornate, andiamo via-
-È stato il Trickster, vero? Io lo uccido- sbotta Dean, fermandosi a un cenno dell’Angelo.
-No, Dean- dice Cass. –Andiamo-
-Prima devo trovare quel figlio di puttana- continua Dean, livido di rabbia. Castiel scuote la testa e fa per dire qualcosa quando Sam lo precede.
-Dean, andiamo via- dice guardando poi Castiel. –Lui sta bene, è questo ciò che conta-
-Ma siete pazzi?-
Sam prende il suo recalcitrante fratello per un braccio e lo riporta in auto mentre l’angelo prende posto sul sedile posteriore.
-Cosa ti ha fatto?- chiede ancora Dean, immobile e senza alcuna intenzione di ripartire.
Castiel incontra lo sguardo di Sam attraverso lo specchietto.
-Mi ha solo aperto gli occhi-
-Lui cosa? Che vuoi dire?-
Dean non sembra voler accantonare l’argomento, ma un’occhiataccia di Sam e il silenzio ostinato di Castiel riescono a distrarlo. Tolto il freno a mano inserisce la marcia e parte, guardando ora uno ora l’altro compagno di viaggio, senza riuscire a capire.
Castiel sembra diverso eppure non riesce a capire in che modo. È sempre lo stesso di sempre, sempre lo stesso corpo, sempre la stessa espressione, eppure c’è qualcosa nei suoi occhi, come una luce nuova che prima non esisteva.
-Cass, dimmi solo- prova a dire, ma Castiel non lo guarda nemmeno. Ha la fronte appoggiata contro il vetro e sta in silenzio, come immerso nei suoi pensieri.
-Sembra che non ci sia bisogno di andare a Roanoke- dice Sam con un sorriso appena accennato. Dean lo guarda e annuisce.
-Ci conviene trovare un posto per stanotte- continua Sam. –Domani ci rimettiamo in marcia. E dovremmo chiamare Bobby, magari ha novità per noi-
Dean continua ad annuire ma è distratto, attraverso lo specchietto retrovisore cerca Castiel, cerca il suo sguardo ma non lo trova. Vuole sapere cosa gli è successo, vuole sapere se sta bene, se quel bastardo di un semi-dio gli ha fatto del male. Ma Castiel si è chiuso in questo mutismo ostinato e stupido, e Dean non sa che fare.

Trovano un motel come tanti, uno dei soliti, e si sistemano in una camera con tre letti.
Castiel continua a non parlare, si guarda intorno con un’espressione strana e non risponde alle domande di Dean.
-Lascialo stare- dice piano Sam quando Castiel esce dalla stanza per “prendere un po’ d’aria”. –È evidente che non ha voglia di parlarne, non puoi costringerlo-
-Non so nemmeno se sta bene, Sam!- urla Dean guardandolo male. –Non so cosa diamine gli sia successo, né se ne sia uscito incolume!-
-Il Trickster… lo sai che non è esattamente cattivo- dice Sam velocemente e a bassa voce. –Sai come si è comportato con noi, sai che non ci ha fatto del male. Magari…-
-Magari cosa, Sam? Magari è solo una innocua creaturina che vuole divertirsi con le vite degli altri? Dico, ma sei impazzito o cosa?!-
Sam rotea gli occhi. –Non esistono solo il bianco e il nero, Dean!-
-Invece sì, bianco e nero- dice Dean. –Buoni o cattivi, questo è reale. Noi siamo i buoni, loro sono i cattivi. È semplice-
-Anche i buoni sbagliano- lo interrompe Sam. –E anche i cattivi possono fare delle cose buone ogni tanto-
-Sam, onestamente, è un discorso del cazzo- sbotta Dean sedendosi sul letto. Sam gli si siede vicino e lo guarda, serio.
-No, non lo è. E tu lo sai-
Dean scuote la testa, in silenzio, mentre Sam approfitta di quel momento di quiete per accarezzargli una guancia.
-Non è facile, Sammy- mormora Dean riferendosi a tutta quella dannatissima situazione. Sam annuisce.
-Lo so- dice piano prima di baciarlo delicatamente sulle labbra. Dean chiude gli occhi e lascia che la lingua di Sam accarezzi piano la sua, poi gli mette una mano sulla nuca e lo attira a sé, aprendo di più le labbra per approfondire il bacio.
Sam lo lascia fare, docile; lascia che suo fratello riversi in quel bacio tutta la paura e il dolore che sta provando. Lascia che Dean lo spinga sul letto e gli si sdrai addosso, lascia le sue mani libere di vagare sotto la maglia in cerca di un contatto, lascia che gli sbottoni i jeans senza un solo mugolio di protesta.
Dean si china a baciargli l’addome, scende più in basso fino a incontrare l’elastico dei boxer che emerge dai jeans ormai aperti. Lecca un lembo di pelle del basso ventre e sente Sam fremere sotto di lui; con un movimento fluido gli sfila i jeans e i boxer, poi rimane fermo, immobile, a guardare il corpo semi-nudo di suo fratello sotto di sé.
Dean sa che è sbagliato, sa che un amore fraterno non dovrebbe arrivare a quei livelli. Lo sa eppure non può farne a meno, lo sa e ha deciso di fregarsene totalmente. Lui non è mai stato giusto, non è mai stato normale, non ha senso cominciare adesso.
-Dean…- un mugolio di Sam lo riporta alla realtà, a quel momento, in quel preciso istante e allora gli sfila anche la maglia. Piano, senza fretta; si gode ogni centimetro di quel corpo caldo ed eccitato, ogni singola goccia di sudore che si libera dai pori e scende sulla pelle in un rivolo sensuale e caldo.
Comincia a spogliarsi, lentamente, e i vestiti finiscono per terra, dimenticati in un angolo come è giusto che sia. Quando scende a baciare le labbra di Sam il ciondolo ondeggia, lento, tra di loro quasi volesse dire che è tempo di smettere di illudersi, loro non sono persone come le altre e mai lo saranno. Il loro rapporto è qualcosa di unico così come le loro vite, basta crucciarsi, è così e basta.
Cogli l’attimo, sembra dire, smettila di torturarti, la vita è breve e va vissuta intensamente, senza remore e rimpianti.
Sam si sporge e cattura le labbra di Dean in un bacio mozzafiato, lo prende per le spalle e se lo trascina addosso ancora di più; si muove contro di lui, lo vuole, ora e subito, e Dean non sa resistere.
Non lo prepara, non lo fa più da tempo. Entra dentro di lui in un colpo solo, lento per evitargli almeno un po’ il dolore che sempre prova. E si ferma. Si ferma per sentire il calore di Sam avvolgerlo, si ferma per sentire i suoi gemiti soffocati, si ferma per guardare i suoi verdi occhi socchiusi e quelle labbra sottili, schiuse.
È uno spettacolo talmente bello, talmente sensuale e meraviglioso che Dean non sa se potrebbe mai farne a meno, mai. Lui e Sam sono legati, c’è un’intesa grandiosa tra loro due, sempre e in ogni istante, ma è in quei momenti che Dean capisce. Capisce che Sam è suo e sempre lo sarà, capisce che di essere tutto il suo mondo allo stesso modo in cui Sam è il suo, capisce che l’unica cosa che conta davvero è che loro siano uniti, nel bene e nel male, fino alla fine.

Castiel sta per aprire la porta, la mano sulla maniglia, quando alcuni rumori dall’interno lo bloccano. Rimane in silenzio mentre i gemiti e gli ansiti gli riempiono le orecchie, bassi, fino ad aumentare di volume e stordirlo completamente.
Dean e Sam. Sam e Dean. Uniti in una cosa sola, i cuori che battono come uno, i respiri che si confondono, le mani che si cercano, le bocche che divorano ogni pezzo di pelle che riescono a trovare.
Sospira, la mano ancora sulla maniglia, mentre chiude gli occhi per un istante e riesce quasi a vederli. Sospira, la mano che lascia la maniglia, mentre per un solo, minuscolo istante sente il proprio nome uscire dalle labbra schiuse di Dean.
Sospira, la porta alle sue spalle, mentre raggiunge l’auto e vi si lascia cadere dentro, i sedili freddi e umidi a fargli compagnia insieme allo stereo che passa le solite, vecchie cassette.
Sospira, la mano che gira la manopola del volume, mentre ancora una volta la rassegnazione prende il sopravvento e la solitudine lo schiaccia con il suo peso.
Non più completamente Angelo, non propriamente umano. Che cosa è diventato? E perché? Perché un solo, piccolo uomo è riuscito a farsi breccia nel suo angelico essere e lo ha logorato, cambiato, lentamente, da dentro?

#
-Bene, i Cavalieri a quanto pare sono tutti qui-
-È questo che ti ha detto Bobby?-
Dean annuisce, piano. Sam si lascia cadere lungo disteso sul letto con un lungo, profondo sospiro.
-Grande- dice, coprendosi gli occhi con le mani quasi in un infantile, inutile tentativo di cacciare tutto quello schifo via dalla sua mente e dalla sua vita.
-Ci preoccuperemo di loro quando ce li troveremo davanti, Sammy- dice Dean, dandogli una pacca sulla gamba. –Forza, adesso dobbiamo andare-
-Dove?- le voci di Sam e Castiel giungono nello stesso momento.
-Ho una pista- spiega Dean alzandosi. –Un covo di vampiri in una città qui vicino-
-Come lo hai scoperto?- chiede Castiel.
-Bobby non si preoccupa solo di Cavalieri-

La caccia è stata dura.
Il covo di vampiri era nascosto in un grande capannone appena fuori città, ed era diverso da quello che si aspettavano. C’erano almeno una decina di vampiri addormentati dietro a quella porta chiusa. Circa otto di loro sono riusciti a svegliarsi prima che li ammazzassero, due sono morti nel sonno.
Grazie alle armi, alla velocità, alla prontezza di riflessi e all’aiuto di Castiel ne sono usciti vittoriosi ma non senza lividi.
Quando tornano in motel, a notte inoltrata, sono distrutti. Ogni singlo muscolo del loro corpo brucia e rifiuta di collaborare, le ferite da cui scorre il sangue rosso fanno male e rischiano di infettarsi se non vengono curate in fretta. La testa è come una di quelle sale da registrazione insonorizzate in cui una batteria continua a picchiare, forte, sempre più forte.
-Cass, devi- dice Dean voltandosi a guardarlo. Spalanca gli occhi, quasi incredulo, e guarda le ferite ormai quasi completamente rimarginate.
-Angelo, Dean, ricordi?- dice Cass, vagamente divertito. –Vado… ho bisogno di aria-
Castiel esce velocemente dalla camera cercando di non guardare le mani di Sam che cercano quelle di Dean. Semplicemente non ce la fa.
È ancora un Angelo, le ferite della carne si rimarginano in fretta, il dolore svanisce presto, i lividi scompaiono, tutto torna subito come prima. Ma ci sono ferite che il suo essere angelico non è capace di curare, ci sono ferite che continuano a sanguinare e non si rimarginano, che ogni giorno sanguinano un po’ di più mentre il dolore si fa più fitto.
Tutti quei sentimenti sono così nuovi e strani, non sa se riuscirà davvero a farcela, non sa se potrà portarne il peso.
Ma probabilmente non ha alternativa: non esiste un modo per tornare indietro.
-Vieni qui, Sam- Dean lo chiama in bagno e Sam lo raggiunge, tenendosi la spalla in cui fa bella mostra di sé una grande, profonda ferita.
-Sta’ fermo- intima Dean prendendo il disinfettante e versandolo sulla carne viva. Sam serra la mascella ma rimane immobile, come gli è stato ordinato. Dean guarda la ferita attentamente, la squadra, poi prende ago e filo dalla borsa delle medicazioni.
-Vuoi un po’ di whisky?- chiede guardando Sam negli occhi. L’altro scuote la testa.
-No, va bene-
Dean annuisce e avvicina l’ago alla pelle. La trafigge una volta, poi un’altra, e un’altra ancora mentre la ferita piano piano si ricuce e il braccio torna normale –indolenzito, certo, ma a posto.
Finito di ricucire passa un dito sulla sutura, piano, carezzando la pelle arrossata. La sfiora delicatamente con le labbra mentre il respiro di Sam si fa più profondo.
Bacia quella porzione di pelle mentre gli occhi di Sam incontrano i suoi attraverso lo specchio; si risolleva e fronteggia Sam, gli occhi sempre incatenati ai suoi, e gli bacia piano le labbra nel silenzio della stanza.
Accarezza la sua lingua con la propria, piano, dolcemente e senza fretta, quasi avesse tutto il tempo del mondo; con le mani gli sfiora il viso e lentamente comincia a muoversi, trascinando Sam fino al letto in cui lo fa stendere.
Si stende accanto a lui e sfiora di nuovo le sue labbra, le mani che si avvolgono al torace nudo e lo attirano a sé.
Sam si stringe a lui, con dolcezza e forse anche un po’ di disperazione, e avvicina ancora di più i loro corpi in un abbraccio lento e senza fine.
Dean lo guarda negli occhi, labbra contro labbra, fiato contro fiato, e continua ad accarezzargli piano il viso. Sam ricambia lo sguardo mentre le sue mani cercano qualsiasi porzione di pelle, qualsiasi pezzo di Dean per sentire che è lì, è davvero lì, è reale, reale come non è mai stato. Per sentire il suo unico appiglio alla vita solido sotto le sue dita, l’unica cosa per cui valga davvero la pena vivere e allo stesso tempo l’unica cosa per cui darebbe volentieri la vita.
La cosa più sbagliata del mondo, il corpo di Dean contro il suo, le sue labbra che accarezzano le proprie. E la cosa inspiegabilmente più giusta, più sensata in quel mondo fatto di pazzi, di demoni, di cose così sbagliate e senza senso.
Il senso della sua vita, l’unico senso che la sua vita possa mai avere.
-Dean- mormora contro le sue labbra.
-Shush- Dean fa un mezzo sorriso e lo bacia di nuovo, cercando le sue mani e intrecciandole con le proprie.
Dean sa quello che prova Sam, quello che prova ogni volta che sono insieme, perché è la stessa cosa che prova anche lui. Non c’è bisogno di parole, non c’è più bisogno di dire qualcosa, di trovare giustificazioni potenzialmente inutili o domandarsi cosa c’è che non va in loro come quando erano solo due ragazzini.
Le gambe di Sam si intrecciano a quelle di Dean, i loro corpi sono avvinghiati in una stretta che non fa soffrire, non l’ha mai fatto e mai lo farà.
Dean stringe Sam un po’ di più, lo bacia piano, lo guarda e sa che Sam capisce ciò che gli sta, tacitamente, dicendo. Sam capisce di essere tutta la sua vita, Sam capisce che lui ci sarà sempre, nel bene e nel male; Sam capisce che niente potrà mai dividerli.
-Ti amo, Dean- sussurra all’improvviso Sam guardandolo con quei suoi occhi da cucciolo, tristi e lucidi come di lacrime. Dean alza un angolo della bocca in un piccolo, piccolissimo sorriso mentre gli accarezza i capelli scuri, infilando le dita tra le ciocche morbide e sciogliendo piccoli nodi.
-Ti amo- dice semplicemente. Lo dice piano, lo dice sulle sue labbra; lo dice sussurrando, come se fosse una verità assoluta e tremenda; lo dice sorridendo, lo dice con ogni fibra del suo essere, lo dice anche con gli occhi, lo dice come se fosse la prima volta, lo dice come glielo dice ogni volta, con un trasporto e una dolcezza tali da fargli tremare il cuore.
Sam appoggia la testa contro l’incavo della spalla di Dean, si appiattisce contro di lui, si lascia avvolgere dalle sue braccia e dal suo odore. Odore di uomo, odore di caccia e di adrenalina; odore di amore, odore di fratello, odore di Dean.
L’odore che lo accompagna in ogni momento della sua vita, l’odore che gli ha invaso le narici ormai irrimediabilmente, l’unico odore che non andrà mai via.
Dean gli bacia piano la testa, gli accarezza la schiena nuda e lo sente rilassarsi sotto al tocco leggero delle sue dita.
-Dormi, Sammy- sussurra, il fiato che si spezza contro i suoi capelli.
-Resta con me questa notte, Dean-
La voce di Sam è bassa, quasi supplichevole e ricorda a Dean di quando, da bambini, Sam gli chiedeva di restare nel suo letto per paura degli incubi che lo perseguitavano o dei mostri sotto al suo letto.
Dean sorride, dolce, e si sistema meglio nel letto, suo fratello ancora addosso.
-Non me ne andrò mai, Sammy, mai- sussurra prima di baciare ancora una volta le sue labbra e rilassarsi contro le sue braccia, pronto per raggiungere Morfeo e con la speranza di una notte tranquilla e senza incubi, per entrambi.

Quando il sole sorge e Castiel entra nella stanza li trova così, stesi sul letto, parte dei vestiti addosso, stesi uno addosso all’altro, le mani intrecciate teneramente.
Sono così sbagliati e perfetti allo stesso momento che l’Angelo sente di non poterlo sopportare. Sono due parti della stessa medaglia, sono come il giorno e la notte, lo yin e lo yang. Si completano a vicenda, uno senza l’altro non sono niente, e nonostante ci sia qualcosa di profondamente sbagliato in quel rapporto che si è evoluto più del dovuto c’è anche qualcosa di profondamente giusto.



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