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25 November 2009 @ 12:15 am
BBI: [Fanfiction]Lucifer Rising -Capitolo primo  
Titolo: Lucifer Rising
Fandom: Supernatural
Rating: NC17
Pairing(s): Wincest; CastielxDean
Warning(s): slash; incesto e rapporti omosessuali completi -chiunque crede di non poterlo sopportare è pregato di non leggere-; inizialmente one-shot (e così rimane per me) ma divisa in più capitoli per non farvi crollare sulla tastiera.
Conteggio parole: 41. 998 *scappa per evitare il linciaggio*
Sommario: Lucifero è risorto, l'Apocalisse è ormai iniziata. Tra viaggi a bordo della fedele Impala, Angeli, demoni, fantasmi del passato, forti crisi e tanti problemi i Winchester dovranno cercare di rimettere le cose a posto, con qualche piccolo aiuto. Riusciranno Sam e Dean a risolvere i propri problemi? E, soprattutto, riusciranno ad averla vinta nello scontro finale?

Fanart: Qui e qui, di vahly .

Note: scritta prima ancora di vedere o anche solo immaginare la quinta stagione, le eventuali somiglianze non sono assolutamente volute e se doveste trovarle sappiate che, vedendo le puntate settimanali, sono rimasta un tantino sconvolta anche io. Sarà che sto finendo per pensare come Kripke, ogni tanto.
Il titolo è preso dall’ultima puntata della quarta serie, indi per cui non è mio.
Ringraziamenti: le mie meravigliose beta, faithina e p_will , per l'immenso lavoro che hanno fatto e per il supporto -e per non avermi ucciso a badilate, certo. Siete le migliori <33
Un grazie anche a vahly per le bellissime fanart, e per aver apprezzato la storia <3
Enjoy!


Capitolo 1.

-Corri!-
Urla, urla così forte da non capirci più niente. Sente il sangue pulsargli in tutto il corpo, dritto fino al cervello. Il cuore pompa sempre più veloce, sempre più frenetico in una corsa contro il tempo e la paura.
Lo afferra per un braccio, sente la stoffa del giubbotto jeans ruvida tra le dita, strattona. Sembra non succedere niente, Sam non si muove, è come immobilizzato, ipnotizzato a guardare quella spaccatura nel vecchio pavimento della chiesa farsi sempre più grande.
Poi sembra riscuotersi, lo guarda, comincia a correre.
Il rumore alle loro spalle è tremendo, ci sono urla, e grida, e pianti. Poi una risata, bassa, roca, tonante. Si spande per tutto l’edificio, li raggiunge, penetra a forza nelle loro teste e minaccia di non andare via.


#
Il motel è abbastanza squallido anche per loro. I materassi sono duri e scomodi, l’arredamento vorrebbe imitare gli anni Settanta ma non ci riesce nemmeno lontanamente. La carta da parati è sbiadita e rovinata in alcuni punti, la vista fuori dalla finestra offre solo una pianura arida e spoglia, non è delle migliori.
Dean unisce le mani a coppa per raccogliere l’acqua fredda e gettarsela sul viso, una, due, tre volte, nella speranza di riuscire a tornare lucido –o di svegliarsi da quell’incubo, nonostante sappia perfettamente che è tutto reale.
Quando esce dal bagno trova Sam seduto sul letto, gli occhi fissi su un punto imprecisato e indistinto di quella parete squallida, proprio come lo aveva lasciato.
I suoi occhi sono vagamente arrossati, giusto un po’ lucidi e nascondono una paura infinita mista a una tristezza disarmante.
Dean non sa che fare.
Gli si avvicina senza fare rumore, si siede accanto a lui mentre le molle arrugginite cigolano in segno di protesta. Volta il capo verso di lui e lo guarda, in silenzio.
Che cosa potrebbe dirgli, poi?
Non è proprio il momento per un “te l’avevo detto”; non è il momento per ricordargli il suo sbaglio, non è il momento per affondare il coltello nella ferita già aperta e sanguinante. Così si limita a restare in silenzio e guardarlo, mentre circa un miliardo o più di parole gli invadono il cervello e si accavallano le une sulle altre, frementi per rotolare fuori dalla sua lingua e prendere forma nell’aria.
-Sam- mormora Dean quando i minuti passano e niente cambia. –Sammy-
Dà un colpetto alla sua spalla con la propria, leggero, giusto per ricordargli che lui è lì. E non se ne andrà.
Sam continua a guardare la parete senza alcun segno di averlo sentito. Quando Dean si lascia sfuggire un sospiro Sam improvvisamente si muove -solo di un millimetro, d’accordo, ma è pur sempre un passo avanti.
-Sammy- ripete Dean piano, in un soffio, quasi non volesse disturbarlo. Sam si volta, piano, e lo guarda negli occhi.
Dean non sa se riuscirà a sopportarlo. Non sa per quanto riuscirà a reggere quello sguardo, non sa cosa dire per rendere le cose un po’ meno pesanti, per alleviare tutto il dolore che traspare dagli occhi del suo fratellino.
Sam non dice niente, lo guarda e basta, ma Dean può quasi sentire il rumore dei suoi pensieri. Può sentire il senso di colpa, la rabbia, la tristezza, la paura.
Un “Dean” appena soffiato scivola fuori dalle labbra di Sam nello stesso momento in cui una piccola, morbida lacrima argentata sfugge al suo controllo e si schianta dolcemente sul suo viso.
Dean sente il cuore quasi fermarsi, il respiro gli si mozza in gola. La voce di Sam trema, è così bassa che non si sente nemmeno, è sofferente.
Dopo un istante Dean gli si avvicina di più, a braccia aperte, e Sam si lascia andare contro la sua spalla. Gli si accascia addosso senza nemmeno pensarci, si appoggia a lui, smette di preoccuparsi di frenare le lacrime e non pensa più a niente per un solo secondo, il miglior secondo di quella giornata.
Le braccia di Dean solo calde e strette attorno a lui, lo rassicurano, quasi lo cullano piano. A Sam sembra quasi di poter dimenticare, perso in quell’abbraccio, tutto ciò che ha combinato pur senza saperlo.
Avrebbe dovuto dar retta a suo fratello. Avrebbe dovuto ascoltarlo sin dall’inizio, sin da quando Dean si è incazzato con lui per la storia del sangue di demone. Avrebbe dovuto seguire il suo consiglio e smetterla con quella merda psichica, avrebbe, avrebbe, avrebbe…
Adesso le lacrime cadono senza sosta e senza pietà, i suoi occhi chiari e cangianti sono rossi e opachi, coperti da un velo pieno di molte cose.
Dean poggia la guancia contro la sua testa mentre lo stringe ancora più forte in quell’abbraccio, quasi a volerlo stritolare.
Quegli ultimi giorni sono stati un inferno per loro due, letteralmente. La cosa peggiore è stata vedere Sam andare via, chiudersi quella dannata porta alle spalle e non poter fare niente per impedirlo. Non potergli nemmeno spiegare che, dannazione, non era lui a parlare. Che Cass aveva preso possesso del suo corpo e li aveva allontanati.
Cass.
Quel pensiero improvviso colpisce Dean come un pugnale in pieno petto. Non ha ancora avuto sue notizie, non sa cosa sia successo con quell’Arcangelo. Non sa se Cass se la sia cavata.
Ma deve essere così, giusto? Cass è un Angelo, deve cavarsela, non è uno qualsiasi. Anche avendo contro Dio e tutti i suoi Angeli, Cass può farcela.
Chissà se gli strapperanno via le ali e lo spediranno per sempre sulla terra com’è successo ad Anna…
Sam a poco a poco si rilassa tra le sue braccia fino a scivolare lentamente nel sonno, aggrappato alla sua camicia quasi volesse impedirgli di andare via, di lasciarlo. Di nuovo.
Sembra quasi un ragazzino, il ragazzino che è stato tanti anni fa, impaurito dai mostri sotto il suo letto e con una pistola in mano per combatterli. A quel pensiero sul volto di Dean spunta un sorriso, piccolo e appena accennato.
Con una mano scompiglia i capelli del fratello e lentamente, con attenzione, lo adagia sul letto. Gli poggia la testa sul cuscino, un braccio si sistema storto sotto il suo torace mentre l’altro rimane attaccato al suo corpo, le dita che stringono la stoffa di quella maglia ormai sporca e consunta.
-Dormi, Sammy- sussurra al suo orecchio. -Risolveremo tutto come abbiamo sempre fatto, te lo prometto-
La luce del sole piano piano si spegne e lascia il posto all’oscurità, la luna si alza nel cielo e i suoi raggi argentei entrano attraverso gli spiragli delle tende, dalla finestra del motel.
Dean sospira, Sam ancora stretto a lui.
Che cosa succederà adesso? Lucifero è risorto, cammina sulla terra con tutti i suoi demoni a seguito, lo scontro è ormai alle porte. E lui, cosa deve fare?
Ha giurato obbedienza e fedeltà agli Angeli, ha giurato di combattere quella guerra per conto loro. Il punto è: lo farà davvero?
Non è tanto mantenere quella promessa, che si fottano gli Angeli e i loro giuramenti del cazzo. La cosa più importante è che non deve essere Sam. Non deve essere lui a combattere, non deve essere lui a rischiare l’osso del collo anche in un momento in cui le vite dell’intera umanità sono a rischio. Lui è Sammy… non può lasciare che accada.
Ma cosa gli dirà? Avrà il coraggio di parlargli o andrà semplicemente via senza dirgli, senza spiegargli nulla? E’ tutto così difficile, la testa gli sta scoppiando.
Se solo suo padre fosse ancora vivo… lui saprebbe certamente cosa fare.
Dean scosta piano il braccio di Sam, lo poggia dolcemente sul letto e si alza. Si sgranchisce un po’ le gambe e le braccia intorpidite, prende una bottiglia dallo zaino e si lascia cadere sulla poltrona accanto a uno dei letti. Toglie il tappo e manda giù una lunga sorsata di whisky. Il suo fedele Jack non lo abbandonerà mai.
Continua a bere, lasciando che il liquore gli bruci la gola e lo stomaco vuoto, guardando i riflessi argentati sul pavimento della stanza.
Il pensiero di fare il pieno all’auto gli sfiora la mente, e in quel momento sembra una cosa così stupida o futile che quasi si mette a ridere. A pensarci bene, però, non c’è niente di stupido o futile in tutto quello.
Non possono permettersi di rimanere in quel motel un giorno in più, devono assolutamente andare via da lì. Correre veloci come il vento su quelle vecchie, care quattro ruote e trovare un posto sicuro dove stare, almeno momentaneamente. Almeno fino a quando non avranno un piano, almeno fino a quando non avranno anche solo una piccola speranza di poter sistemare tutto quell’immenso casino.
Un colpo di tosse alle sue spalle lo fa sobbalzare, il cuore gli scoppia impazzito nel petto e si volta a guardare una figura nell’ombra.
-Non è stato tanto carino andarvene via così- dice una voce mentre il suo proprietario si sposta verso il centro della stanza, sotto un raggio di luna. –Tu e Castiel l’avete combinata grossa, ragazzo mio-
Una smorfia si dipinge sul volto di Dean quando si alza e fronteggia l’altro. Lo guarda dritto negli occhi con aria di sfida e la smorfia diventa più grande.
-Vaffanculo- sputa. -Cos’ avrei dovuto fare, eh? Lasciare mio fratello? Avresti dovuto immaginare che non lo avrei mai fatto-
-Avresti dovuto dare retta a noi e startene buono fino al grande momento- dice pacatamente Zaccaria, un guizzo nei suoi occhi che tradisce la calma del suo viso. Dean lascia che un sorriso sarcastico gli imbratti le labbra.
-Certo, come no-
-Devo forse ricordarti il tuo giuramento?-
Dean incrocia le braccia al petto, getta un’occhiata a Sam addormentato e torna a guardare Zaccaria.
-Lo ricordo benissimo anche da solo, grazie- biascica.
-Sai che non puoi sottrarti, vero?-
-Perché, altrimenti che succede? Un fulmine divino scende dal cielo e mi colpisce in pieno?- chiede Dean, sarcastico. –O mi rispedite all’Inferno?-
Lo sguardo di Zaccaria è serio, mortalmente serio, e Dean quasi prova timore.
-Come ti abbiamo tirato fuori, possiamo rigettarti dentro- Zaccaria sorride, pacato. –Ricorda il tuo giuramento, Dean Winchester-
-Diciamo che il giuramento sarà soggetto a un piccolo cambiamento-
Zaccaria lo guarda, curioso. –Non puoi cambiare i patti-
Dean sorride. –Davvero? Io invece dico di sì. Perché vedi, se io mi sottraggo a voi mancherà qualcuno in grado di fare il lavoro sporco-
-Abbiamo tanti Angeli in grado di farlo al posto tuo-
-Eppure lo avete chiesto a me- sul volto di Dean si apre un ghigno. –Se non aveste voluto evitare di far combattere solo i vostri angioletti non mi avreste tirato fuori dall’Inferno. Lo avete fatto perché vi servo, Zacky-
-Che cosa vuoi?- chiede l’Angelo, il volto di pietra e senza un velo di emozione. Ma Dean sa di aver fatto centro, oh se lo sa.
-Castiel-
-Cosa?-
-Hai sentito bene- dice con calma tornando a sedersi. –Castiel. Con me. E che non gli sia torto un solo capello, così come a Sam-
-Il patto riguardava solo Sam- dice Zaccaria, serio.
-I patti possono essere modificati- dice Dean tornando a sorseggiare il whisky. –Io al vostro servizio e Sam e Cass con me, intoccabili. Prendere o lasciare-
Zaccaria lo guarda senza dire nulla; rivolge lo sguardo verso il soffitto e resta in silenzio, come in attesa.
Pochi secondi dopo chiude gli occhi e lentamente li riapre, puntandoli dritti su Dean. Alza una mano verso di lui, gli poggia due dita sulla fronte e Dean si ritrova come avvolto in un’esplosione di luce.
Poi, la penombra.
Dean apre piano gli occhi e gli stessi raggi argentei invadono la stanza. La bottiglia gli è scivolata dalle mani e si è incastrata nella poltrona, ancora aperta.
Sam sta sognando. O meglio, si sta agitando come un pazzo mentre dorme.
Dean gli si avvicina, pensando al modo strambo e stupido che gli Angeli usano per comunicare, e si siede sul letto accanto a lui.
Sta parlando. Frasi spezzate, parole senza alcun senso logico se pronunciate così, senza un filo conduttore.
-Ruby… no… Lilith-
Dean fa un respiro profondissimo, tira dentro ed espira più aria che può, cerca di calmarsi. Ma Sam si sta ancora agitando, per poco non gli pianta il gomito tra le costole e un ginocchio nella coscia.
-Sam…- chiama, scuotendolo leggermente. –Sammy, svegliati. Svegliati-
Niente, Sam continua ad agitarsi senza dar segno di averlo sentito.
-Sam, andiamo, svegliati. E’ solo un fottuto incubo- dice ancora, scuotendolo più forte. Si alza con un sospiro, si avvia lentamente verso il bagno e poco dopo torna a sedersi sul letto con una pezza bagnata tra le mani.
Scosta i capelli dalla fronte di Sam e vi poggia il panno. Gli toglie il sudore dalla fronte, piano, e a quel contatto Sam si agita un po’ meno fino a rilassarsi completamente.
-Questi incubi non finiranno solo grazie a uno straccio bagnato-
Dean si volta di scatto non appena quella voce così familiare invade la stanza.
-Cass- dice, la voce roca.
-Non avresti dovuto cambiare il patto, Dean- dice l’Angelo fronteggiandolo e scuotendo flebilmente la testa.
-Avrei dovuto lasciarti a loro, uh? Cosa credi ti avrebbero fatto, Cass? Non ti avrebbero di certo accolto a braccia aperte-
-Un patto è un patto, Dean. Non dovevi farlo, non per me-
Gli occhi di Castiel sono scuri nella stanza, eppure animati da una scintilla di qualcosa che Dean non riesce a riconoscere.
-Dio, sei scemo o cosa?!- sbotta, alzando la voce. Castiel rivolge uno sguardo verso l’alto e torna a guardarlo con un sorrisetto.
-Non nominare il nome di Dio invano, ti dice niente?-
-Fottiti, Cass-
Castiel quasi sorride. –Anche io sono felice di rivederti-
-Sì, certo- biascica Dean voltandogli le spalle e tornando alla sua adorata bottiglia. La apre e di nuovo lascia che il liquido scuro gli bruci la gola.
L’Angelo si siede sul letto vuoto e lo guarda, un sopracciglio elegantemente inarcato.
-Quindi… hai chiesto che restassi con te- dice piano.
Dean non dice nulla, si limita a prendere un altro sorso di whisky.
-Perché?-
Lo sguardo di Castiel è sinceramente curioso, quello di Dean sinceramente shockato.
-Non ci arrivi?-
-Non esattamente- Castiel scuote un po’ la testa. –Pensi che io possa esserti utile, e hai fatto in modo che conservassi le ali. E’ un bel gesto-
-Ma non capisci- dice Dean poggiando per terra la bottiglia e guardandolo più intensamente. Castiel scuote di nuovo la testa.
-Non capisco perché tu abbia rischiato, no-
-Tu hai rischiato per me-
L’affermazione di Dean si perde nell’aria e viene seguita da un silenzio interrotto solamente dai gemiti di Sam addormentato.
-E solo per questo saresti finito all’Inferno?-
-Sì-
Un mormorio li distrae entrambi dalla conversazione. Si voltano in direzione del letto in cui dorme Sam e lo trovano con gli occhi socchiusi, quasi sveglio.
Dean si precipita al suo fianco, il discorso con Cass potrà continuare in un altro momento.
-Sam- dice piano sedendoglisi accanto. Sam si volta verso di lui, stordito, e lo guarda attraverso le palpebre semi-chiuse.
-Dean- soffia premendo di più la testa contro il cuscino. –Che ore sono?-
-Le quattro del mattino-
-È presto-
Dean ride. –Altre volte, a quest’ora, eravamo giù dal letto-
-Giusto- biascica Sam mettendosi a sedere. –Castiel?-
L’Angelo gli rivolge un cenno del capo, continuando a rimanere seduto sull’altro letto.
-Che ci fai qui?- continua Sam.
-Qualcuno ha preteso che rimanessi- Castiel getta uno sguardo veloce a Dean e poi torna a Sam. –Credo che sia meglio andare-
-Andare? Dove?- chiede Sam, confuso.
-Ovunque, più lontano possibile da qui- dice Dean alzandosi e tirando fuori i borsoni dall’armadio. Li apre, controllando che ci sia tutto, sotto lo sguardo attento di suo fratello e del loro nuovo compagno.
Richiude i borsoni e si dirige in bagno per sciacquarsi il viso, seguito poco dopo da Sam.
-Dean… mi-
-Lo so- Dean guarda il suo riflesso attraverso lo specchio, guarda i suoi occhi tristi e arrossati e stanchi.
Si sforza di sorridere e il risultato è una smorfia leggermente tirata, simile ma non uguale a un sorriso vero.
Sam fa un cenno con il capo, aspetta che Dean abbia finito e si rinfresca anche lui il viso.
Gli incubi non gli hanno dato pace, sospetta che mai gliene daranno. Non adesso, non più. Azazel era niente, in confronto a questo.
È stato stupido, ci è cascato, si è fatto fregare. Se solo avesse dato ascolto a Dean tutto quello non sarebbe successo, se solo si fosse fidato un po’ di più di Castiel Lucifero sarebbe ancora chiuso nella sua prigione.
E invece no.
Cosa pensava? Credeva di poter risolvere tutto, pensava di essere lui a dover fermare Lucifero –o almeno, Ruby era stata abile a farglielo credere.
Ruby… lei che lo aveva accompagnato per tanto tempo, lei che gli era stata vicina quando Dean era all’Inferno, lei che gli aveva insegnato a usare i suoi poteri per esorcizzare i demoni. Lei, solo una puttana che non ha fatto altro che mentirgli. Diceva di voler stare con lui, diceva di provare qualcosa per lui, solo adesso capisce che erano tutte bugie alle quali lui stesso ha voluto credere. Lei lo ha solo portato verso l’Inferno.
Adesso il mondo intero probabilmente finirà, e sarà tutta colpa sua. Sua e della sua stupidità, del suo credersi più forte di chiunque altro, della sua voglia di porre fine a tutto.
Se suo padre fosse vivo non lo guarderebbe più in faccia, non dopo averlo visto rovinare tutto ciò per cui lui ha combattuto.
Sam fa un profondo respiro e si guarda allo specchio. È difficile riconoscere sé stesso, è così diverso da sembrare un’altra persona. Non è più lo stesso Sam di prima, quello che voleva solo studiare e costruirsi un futuro. Non è più il Sam che cacciava con Dean e passava ore in quella vecchia Impala. Quel Sam era diverso, era buono. Avrebbe preferito morire piuttosto che uccidere un’innocente per cibarsi del suo sangue contaminato.
Scuote forte la testa e decide di cacciar via quei pensieri, almeno per il momento.
Quando esce dal bagno trova Dean e Castiel ad aspettarlo, le borse già pronte in mano e un’aria stanca.
Rivolge loro un cenno del capo e li segue fuori dalla stanza, attraverso il cortile freddo e buio, verso la macchina.
Dean getta le borse nel portabagagli e prende il suo posto al volante, Sam al suo fianco e Castiel sul sedile posteriore.
Guarda suo fratello mettere in moto, sente il rombo dell’auto forte e potente, guarda le luci dei fari fendere il buio del parcheggio.
Castiel è silenzioso, si limita a guardare dritto davanti a sé e non sembra aver intenzione di proferir parola. Sam vede Dean lanciargli qualche occhiata attraverso lo specchietto retrovisore, vede Castiel incontrare il suo sguardo per distoglierlo subito dopo. C’è qualcosa di strano.
Vorrebbe chiedere spiegazioni a Dean ma non sa cosa chiedere esattamente. E Dean in quel momento accende la radio, e mentre le note degli AC/DC si spargono nell’abitacolo l’Impala comincia a correre, veloce, verso nuovi orizzonti e chissà cos’altro il destino ha in serbo per loro.

#
Il cielo è cupo, pieno di nubi e scariche elettriche, in quella cittadina del Maryland.
Dean sospira e si passa le mani sugli occhi, li sfrega e li riapre, cercando di riabituarsi alla penombra.
Sono arrivati lì sì e no da un paio d’ore, dopo un viaggio lungo un giorno, abbastanza per far crollare Sam addormentato e rendere lui nervoso.
Star fermo in una stanza di un motel non lo aiuta, gli fa pensare di star sprecando tempo e la cosa lo innervosisce parecchio.
Castiel è seduto sulla poltrona e lo guarda in silenzio.
Dean non capisce cosa gli passi per la testa, a essere onesti non ne ha la minima idea. Cass è sempre stato un po’ un enigma per lui, non è mai riuscito a capirlo completamente. E adesso che la situazione è parecchio cambiata è ancora peggio.
Il problema principale, comunque, non è quello.
La sua mente torna al patto con Zaccaria e un altro sospiro sfugge alle sue labbra. Dovrà combattere, un giorno, quando gli Angeli lo chiameranno. Dovrà combattere e non sa nemmeno se sarà in grado di farcela. Non sa materialmente come fare: come si uccide un Angelo Caduto? Incazzato nero per giunta.
Quella storia ha tutta l’aria di essere un suicidio, questo Dean lo sa, eppure deve farlo. Per Sam, per far sì che tutti gli incubi spariscano, per farlo vivere in un mondo migliore. Be’, con demoni e fantasmi e tutto il resto, probabilmente, ma migliore senza la presenza di Lucifero.
Sam continua ad agitarsi nel sonno e lui non sa che fare.
Si alza di scatto senza degnare Castiel di uno sguardo ed esce fuori, sul portico dove si affaccia la camera. Ha bisogno di aria fresca, ha bisogno di pensare, ha bisogno di trovare un modo.
Ha bisogno di suo padre. Forse ha anche bisogno di una vita migliore e chissà, magari potrà averla alla fine di tutto quello. Non sa se riuscirà effettivamente ad abituarsi a una vita senza sorprese, monotona e banale, però forse quella è la soluzione.
Forse dovrebbe smetterla di dare la caccia ai demoni, forse potrebbe fare qualcos’altro. Con Sam, magari.
-Credi davvero che sia la soluzione a tutto?-
Dean si volta e incontra gli occhi azzurri di Castiel. Di Jimmy, in realtà, ma ormai quel corpo è proprietà esclusiva dell’Angelo.
-Potrebbe?- chiede in un sussurro. Castiel fa un paio di passi verso di lui e continua a guardarlo.
-Ci riusciresti?-
Dean si volta, guarda il cielo stellato e la luna, sospira.
-Non lo so- dice piano. –Però forse potrebbe funzionare. Niente più demoni, o fantasmi, o tutta quella merda lì. Sam potrebbe riprendere gli studi, diventare un avvocato…-
-Sposarsi-
Dean non si volta nemmeno. –Sì, anche-
-Ed è davvero questo quello che vuoi?- chiede ancora l’Angelo affiancandolo e continuando a scrutarlo con quegli incredibili occhi azzurri.
-Sam sarebbe al sicuro- Dean sospira. –Potrebbe essere felice-
-E tu? Saresti felice? Saresti felice di vivere una vita tranquilla, piena di colore e felicità come quelle delle pubblicità? Riusciresti a vivere in quel mondo a colori, senza demoni sotto ai letti o fantasmi ovunque?-
-Sono andato all’Inferno e sono tornato, qualsiasi cosa potrebbe rendermi felice- risponde con un velo di ironia. –E poi, hey, chi non desidererebbe una vita alla Happiness Factory?-
Castiel scuote piano la testa.
-Smetti di mentire a te stesso, Dean- sussurra. –Smetti di celarti dietro questa maschera da duro incurante di tutto e senza sentimenti-
Dean non risponde. Se aprisse bocca sa che manderebbe Castiel al diavolo –ah, quanta ironia!- e sa anche che non può farlo. Perché non vuole, perché Cass è l’unico tra quegli Angeli del cazzo che gli sia mai stato realmente vicino, perché non se lo merita.
-Cambiamo discorso- dice allora, un po’ bruscamente. Castiel gli riserva un’ultima, penetrante occhiata e si volta a guardare il cielo.
-Cosa mi chiederanno di fare, Cass?- Dean è serio, quasi risoluto, ma nella sua voce si cela un’ombra di incertezza. Di paura.
-Lo saprai quando sarà il momento-
-Al diavolo il momento, sto per imbarcarmi in una missione suicida!- sbotta Dean. –Ho promesso, ho giurato, lo farò. Ma voglio sapere cosa diavolo mi aspetta-
-Sai già cosa ti aspetta- mormora Castiel infilando le mani nelle tasche del soprabito chiaro.
Dean sbuffa. –Lucifero, certo. Non è questo che voglio sapere-
-E’ una guerra, Dean. Cosa puoi aspettarti da una guerra?- dice l’Angelo guardandolo di sbieco. –Morte, distruzione, dolore, ecco cosa puoi aspettarti-
Dean si passa le mani tra i capelli.
-Come posso essere io a fermare tutto?- chiede sottovoce. –Come è possibile che questa… cosa, tocchi a me? A me, un cacciatore con un carattere del cazzo e senza un briciolo di fede in quello al piano di sopra che mi ha affidato questo compito?-
-Hai cominciato a credere negli Angeli, è già un passo avanti-
Dean sta per rispondere –sta per rispondere col suo solito modo scazzato e strafottente quando sente Sam urlare. Si precipita nella camera senza più pensare a Castiel o al suo compito: esiste solo Sam adesso.
Quando entra in camera i suoi occhi saettano immediatamente al letto singolo in cui Sam giaceva e lo trovano vuoto. Si guarda intorno e improvvisamente lo vede.
Sam, schiena contro il muro e ad almeno un metro da terra.
Urla, si contorce, è straziato dal dolore.
Dean si precipita verso di lui, lo afferra per le gambe, cerca di riportarlo a terra ma sembra tutto inutile. Si volta verso Castiel, accorso anche lui, con negli occhi paura mista a disperazione.
-Aiutami!- urla. L’Angelo ha lo sguardo fisso su Sam, le labbra leggermente dischiuse. Sembra spaventato, o sconvolto. Dopo un secondo che a Dean sembra durare un secolo Castiel si muove, lo raggiunge e poggia una sola mano sul ginocchio di Sam.
Quello spalanca gli occhi, smette improvvisamente di urlare e sviene, cadendo per terra tra le braccia di Dean pronte ad accoglierlo.
Con non poca fatica lo riporta sul letto, lo distende e gli si siede accanto, preoccupato.
-Dio, e adesso che succede?- mormora, una nota di panico nella voce. Castiel è fermo ai piedi del letto, lo guarda grave.
-È di nuovo il sangue di demone, dannazione- continua Dean scostando i capelli dalla fronte di Sam, adesso addormentato.
-No-
Dean si volta bruscamente, i suoi occhi chiari cerchiati di scuro corrono sul volto dell’Angelo, inquisitori.
-Che vuol dire no?-
-Vuol dire che non è il sangue di demone- dice piano Castiel. –O almeno, non proprio-
-Cass, che vuol dire?- il tono di Dean è duro e stanco. –Certo che è il sangue di demone, che altro dovrebbe essere?!-
-Legalo al letto-
-Cass sei impazzito?- sbotta Dean scattando in piedi e fronteggiandolo. –Che cazzo ti prende?!-
-Fa’ come ti dico-
Il tono di Castiel è così sicuro, così freddo e imperativo che Dean smette di fare domande. Non capisce perché dovrebbe tenere suo fratello legato, non ci sta capendo un cazzo, eppure lo fa. Non tanto perché è stato Castiel a dirlo, più per il modo in cui lo ha detto: c’è qualcosa di strano sotto.
Dean si guarda intorno alla ricerca di qualsiasi cosa per poter immobilizzare Sam; lo sguardo gli cade sulla propria cintura, poi su quella del fratello. Le sfila, immobilizza i polsi di Sam alla testata del letto e con altre due cinture tirate fuori dai borsoni sul pavimento gli blocca anche le caviglie.
Si volta verso l’Angelo, scuro in volto, e aspetta.
-Ora tu parli- sibila dopo alcuni interminabili secondi di silenzio. Castiel si muove lentamente nella penombra della stanza, sembra a disagio, si avvicina al letto di Sam. Sospira.
-Dimmi che cazzo ti prende!- urla ancora Dean. –Mi hai fatto legare mio fratello al letto, dannazione!-
-Hai per caso dimenticato cosa è successo nella panic room di Bobby?- dice Castiel a bassa voce. –Hai dimenticato tutto il sangue di demone che tuo fratello ha bevuto?-
-No, certo che no. E’ proprio per il sangue di demone che Sam si comporta così, ne ha bisogno, ha bisogno di averne di più-
Castiel scuote piano la testa. –No-
-Cosa diavolo vuol dire no?!- Dean si avvicina a Castiel, lo guarda intensamente come se volesse passarlo da parte a parte.
-Dean-
Sam ricomincia a urlare. Si muove in preda a spasmi, le cinghie lo tengono fermo al letto ma non gli impediscono di sussultare e dimenarsi in un modo orrendo.
Dean corre da lui immediatamente. Il suo sguardo riflette tutta la sua disperazione, tutta la paura che lo invade. Suo fratello è lì, a soffrire le pene dell’inferno, e lui non può fare niente, un cazzo di niente.
Deve smetterla, Sam deve smetterla di stare così male. Ci sarà pure un modo, no? Deve esserci, per forza. Deve esserci un modo per togliere tutta quella merda dal corpo di suo fratello e, dovesse far fuori Lucifero in persona, lui riuscirà a trovarlo.
-Cass, porca puttana, dammi una mano! Fallo smettere!- urla, anzi supplica Dean guardando l’Angelo in piedi lì vicino. Castiel rimane immobile per qualche secondo prima di avvicinarsi a Sam e piantarglisi davanti. Prende un lungo respiro, socchiude gli occhi, tende una mano verso il viso del minore dei Winchester.
Gli poggia la mano sulla fronte e comincia a mormorare alcune parole. Sam si agita, se possibile, ancora di più per svariati minuti, sembra quasi posseduto. Dean lo guarda, guarda poi Castiel e non capisce cosa diavolo stia succedendo perché Sam sembra peggiorare ogni minuto che passa.
Sam inarca violentemente la schiena ed emette un urlo particolarmente forte prima di accasciarsi sul letto come un peso morto.
-Cosa gli hai fatto?- chiede Dean, la preoccupazione a deturpare la sua voce. Castiel si lascia cadere, esausto, sulla poltrona più vicina.
-Dormirà per un po’-
-Okay, riformulo: che cosa gli hai fatto?- chiede Dean mentre, piano, sente montargli dentro una rabbia tremenda.
-Calmati, l’ho solo messo fuori gioco per un po’-
-Che cazzo vuol dire “fuori gioco”?!- urla il maggiore dei fratelli avvicinandosi all’Angelo. –Che cazzo gli hai fatto?!-
-Dean, sta bene- soffia Castiel. –Ho solo fatto in modo che dormisse per un po’. Gli farà bene-
Castiel sta dicendo la verità, Castiel non può mentirgli, ma Dean ancora non si sente sicuro.
-Quello è mio fratello, Cass-
-E ti ho detto che sta bene- lo interrompe l’Angelo guardandolo fisso con quei suoi penetranti occhi blu. Lascia cadere indietro la testa, gli occhi adesso rivolti al soffitto, e sospira.
-Devi dirmi cosa sta succedendo- dice piano Dean. Castiel continua a guardare in alto mentre i secondi passano, lenti, in un pesante silenzio.
-Cass-
-Lilith-
Dean lo guarda, stupito. –Cosa c’entra Lilith adesso?-
-Quello che sai è che Lilith è –era l’ultimo sigillo- continua Castiel raddrizzandosi un po’ sulla poltrona. –Quello che non sai è che nessun comune demone avrebbe potuto spezzarlo-
-Volevano che lo spezzasse Sam, cazzo, solo per la puttanata dell’anti-cristo demoniaco- Dean prende posto ai piedi del letto sul quale riposa, adesso tranquillo, suo fratello e guarda l’Angelo.
-Non è esattamente così- Castiel scuote lentamente la testa mentre parla con aria grave. –L’ultimo sigillo poteva venire spezzato solamente dal Primogenito di Lucifero-
-Che cosa vuoi dire?- lo sguardo di Dean è sospettoso, anche un po’ diffidente. Castiel sospira.
-Solo il primo, vero essere umano che venisse trasformato in un demone potrebbe spezzare l’ultimo sigillo. Questo è quello che è successo-
-Cass, andiamo!- dice Dean trattenendo una risata nervosa che stona con la sua espressione incredula. –È solo una favoletta da catechismo per demoni, non puoi crederci sul serio-
Lo sguardo dell’Angelo è serio.
-Dean, so che non è esattamente piacevole da credere ma-
-Non è esattamente piacevole da credere?!- sbotta l’altro. –Mi stai dicendo che mio fratello è stato trasformato in un fottutissimo demone e non è “piacevole da credere”? No, mi rifiuto. Non è possibile, Sam non può-
-Dean-
-Dean un cazzo, Cass!- scatta in piedi, infuriato. –Ti rendi conto di quello che dici? Ti rendi conto?! Sono puttanate!-
-Non sono “puttanate”- dice l’Angelo. –È la verità, accettala. Solo un uomo trasformato in un demone avrebbe potuto liberare Lucifero, il che è esattamente ciò che Sam ha fatto. Cosa pensi sia successo, bevendo tutto quel sangue demoniaco? Pensavi forse che non avrebbe portato a niente, che fosse solo una bevanda come un’altra? È sangue di demone, Dean! Lo ha cambiato, lentamente, logorando la sua umanità e trasformandolo in uno di loro-
Dean è furioso ma non parla. Non vuole crederci, obiettivamente, è follia. Non vuole credere che suo fratello sia diventato un demone, è impossibile, e illogico, e di sicuro è una cazzata. Eppure Castiel sembra esserne sicuro, stramaledettamente sicuro.
Dean si passa nervosamente una mano sul viso. –Allora perché non lo avete impedito?-
-Lo avevamo avvertito che bere quel sangue non era giusto, gli avevamo detto di smetterla- mormora Castiel, vacillando.
-Sapevate quello a cui andava incontro e gli avete solo detto di smetterla?!- urla Dean. –Siete solo una manciata di stronzi bastardi manipolatori, non vi frega un cazzo di nessuno! Avresti dovuto dirglielo, avresti dovuto dirgli cosa sarebbe successo se avesse continuato! E invece no, non lo avete fatto, non lo hai fatto, e perché? Perché volevate che si scatenasse l’Apocalisse, ecco perché! Perché non avete rispetto per la vita umana, perché siete degli stronzi egoisti e assassini-
Dean non riesce a impedire la caduta di una lacrima sul suo volto. Si accascia sul letto, accanto alle gambe di Sam, e si prende la testa tra le mani.
-Dean- Castiel si alza in piedi, muove un passo verso di lui.
-Vattene- ringhia l’altro. –Vattene prima che ti uccida con le mie mani!-
L’Angelo resta a guardarlo in silenzio.
-Vattene!- urla Dean alzando il viso per guardarlo e ritrovandosi a urlare contro il muro della stanza.

Sam apre piano gli occhi e la luce del nuovo giorno lo induce a richiuderli, velocemente, e ad attendere che si abituino.
Sente un peso sullo stomaco, fa per muoversi ma non può.
-Dean- chiama piano. –Dean…-
Il peso sul suo stomaco si muove, mugugna qualcosa e trova una posizione vagamente più comoda.
-Dean!-
Dean si alza di scatto, liberando Sam, e si mette a sedere sul letto tra le sue cosce.
-Chi? Cosa?-
Sam gli dedica uno sguardo vagamente divertito.
-Ti eri addormentato sulla mia pancia, e scommetto che mi hai anche sbavato la maglietta- dice ridacchiando. –E vorresti cortesemente dirmi perché sono legato al letto?-
-Non è come pensi, brutto pervertito- biascica Dean alzandosi e stirandosi le membra indolenzite.
-Certo, sì- Sam lo guarda. –Ora che ne diresti di liberarmi?-
Dean si concede un’altra stiracchiatina e ancora un paio di sbadigli prima di slegare le cinghie che tengono Sam inchiodato al letto. Si dirige in bagno a darsi una sistemata, ancora insonnolito. Dannazione a Sam che lo ha svegliato così presto, di sicuro non è nemmeno ora di colazione.
-Colazione?- chiede proprio in quel momento Sam sbucandogli alle spalle e massaggiandosi i polsi. Dean annuisce, la bocca impastata di dentifricio.
-Certo, colazione- dice qualche secondo dopo ripulendosi e uscendo dal bagno.
Sam non ha accennato a niente, né al sangue di demone né al suo cambiamento. Niente. Sì che si è appena svegliato ma cazzo, ha avuto tutto il tempo per dirglielo e non lo ha fatto. Un altro segreto che si aggiunge agli altri, solo un’altra bugia.
Dean avrebbe preferito saperlo da lui. Non da un Angelo del cazzo che non ha fatto niente per impedire il tutto. Avrebbe preferito che fosse stato Sam a dirglielo, avrebbe preferito sentirlo uscire dalle sue labbra.
Ma Sam continua a fare finta di niente. Esce dal bagno, fresco e riposato, con un sorriso stampato sul volto nonostante non ci sia niente da sorridere.
-Andiamo, sto morendo di fame!- esclama uscendo dalla stanza del motel e dirigendosi in macchina. Accende anche la radio, sembra proprio essere di buon’umore.
Dean invece si limita a guidare in silenzio. Troppi pensieri gli affollano la mente, troppe domande che probabilmente non avranno risposta, troppi dubbi e troppe paure.
Ferma l’Impala alla prima caffetteria che trova in quella cittadina del cazzo e si siedono a un tavolo in un angolo, in attesa che la cameriera arrivi per prendere le ordinazioni.
-Salve, cosa vi porto?-
-Frittelle con sciroppo d’acero, bacon e caffè. Per due- dice velocemente Dean. Sam annuisce e la donna sparisce in cucina, tornando poco dopo con le ordinazioni.
-Dean, cos’hai? Ti vedo strano- dice Sam addentando le frittelle. –Intendo, più del solito-
Dean sorseggia il caffè e non parla, guarda la sua colazione con un senso di nausea crescente, non gli va nemmeno più di mangiare. Spinge via i piatti e si dedica al caffè mentre il suo sguardo si perde fuori dalla finestra del locale.
-Dean?- chiede Sam, incerto. Non sa cosa gli stia prendendo adesso, proprio non ne ha idea. Si ricorda solo in quel momento di Castiel e l’assenza dell’Angelo lo insospettisce un po’, però forse non è niente di cui preoccuparsi. Magari Cass è andato in ricognizione o a prendere ordini da quello ai piani alti, chi lo sa.
-Dean, vuoi dirmi che ti prende?- continua Sam con una nota di apprensione nella voce. Il fratello maggiore sembra riscuotersi solo in quel momento dai suoi pensieri e si volta verso di lui con uno sguardo indecifrabile.
-Perché non me lo hai detto?- chiede Dean stringendo le labbra. Sam lo guarda, spaesato.
-Cosa?-
-Cosa secondo te? Dove tieni il tuo diario segreto?- sbotta il maggiore poggiando malamente la tazza di caffè sul tavolo. –Dannazione, Sam! Perché non me lo hai detto?!-
Sam lo guarda, apre la bocca ma non ne esce suono. Abbassa gli occhi.
-Sam, sono tuo fratello!- Dean si sporge sul tavolo e la sua voce si abbassa. –Perché?!-
Gli occhi di Sam stanno ancora fissando il piatto con il bacon e, Dean lo immagina, sono probabilmente umidi di lacrime di frustrazione.
-Perché non ne avevo il coraggio- mormora Sam mordendosi il labbro inferiore. Alza gli occhi sul fratello, prova a sostenere il suo sguardo ma non ci riesce, è meglio guardare fuori.
-Perché Ruby me lo ha detto dopo avermi fatto uccidere Lilith, perché sono un mostro- continua a voce sempre più bassa. –Uno di quei mostri a cui diamo la caccia. Avevi ragione a dirlo, Dean, sono diventato come loro-
-Avresti dovuto dirmelo, Sam. Avresti proprio dovuto…- la voce di Dean si incrina un po’, Sam scuote piano la testa.
-Non avresti potuto salvarmi, ormai nessuno può farlo- dice.
-Non è quello il punto, cazzo!- Dean alza la voce, rischia di perdere la pazienza, ma si ricompone un attimo dopo. –Non sono qui a dire “te l’avevo detto”, Sam. Non sono qui a dirti che avresti dovuto darmi retta, perché non lo hai fatto e ormai è troppo tardi per rimediare. Ma avresti dovuto dirmelo, immediatamente. Non avresti dovuto lasciare che fosse qualcun altro, avresti dovuto essere tu-
-Cosa sarebbe cambiato? Sarebbe stato forse più facile? Andiamo!-
-Non sarebbe stato più facile, razza di coglione, sarebbe solo stato più giusto! Come pensi che mi sia sentito quando Castiel mi ha detto che ti avevano trasformato in un demone, uh? Come?!-
-Scusate- la cameriera si avvicina a loro, interrompendoli.
-Sì?- chiede Dean mentre Sam torna a guardare fuori, cercando di nascondere gli occhi rossi di lacrime trattenute. La donna sorride, amabile.
-Grazie, Sam Winchester- dice mentre i suoi occhi diventano completamente neri.
Dean balza immediatamente in piedi e fa per estrarre il coltello ammazza-demoni dalla tasca della giacca quando la donna parla ancora, lo stesso sorriso amabile sul volto.
-Sappiamo tutti quello che hai fatto, è stato un gesto molto carino-
Sam stringe i pugni e digrigna i denti. Dean si guarda attorno, quella sembra essere solo una comune tavola calda piena di gente normale. Di persone, non di demoni. Non può uccidere una donna allarmando tutti.
-Stronza- sputa Sam tra i denti avvicinandosi alla donna e guardandola intensamente. Il sorriso di lei è smagliante tanto quanto lo sguardo di Sam è infuocato, ma all’improvviso tutto cambia. Il sorriso si spezza, la donna sembra soffocare. Si porta le mani alla gola, disperata, mentre un rivolo di fumo nero esce dalle labbra schiuse. Dean tiene la mano salda sul coltello, si guarda intorno ma a nessuno sembra importare di loro. La caffetteria è gremita di gente, ognuno impegnato con la propria colazione, nessuno li sta guardando.
-Vai a riferire la notizia giù all’Inferno di persona, allora, puttana- biascica Sam guardandola ancora più intensamente. La donna caccia un grido acuto e cade per terra, priva di sensi, mentre il fumo nero svanisce nel nulla sotto di lei.
Dean ripone la lama nella tasca e si inginocchia immediatamente accanto alla donna che lentamente sta riprendendo i sensi.
Le dice che probabilmente è stato un calo di pressione a farla svenire, l’accompagna verso la cucina e torna da Sam. Lascia dei soldi sul tavolo ed esce dal locale, suo fratello immediatamente dietro di lui, diretto all’Impala.
In macchina si volta verso Sam e lo guarda con gli occhi spalancati.
-Che cavolo hai fatto?!-
-Un esorcismo, Dean, proprio come facevo prima- risponde Sam stringendosi nelle spalle. –Ho rispedito quella puttana all’Inferno-
-Sam, i tuoi occhi erano completamente neri!- sbraita Dean, gli occhi fuori dalle orbite. –Ti rendi conto di quello che fai? Stai continuando a usare quella merda psichica, quello schifo che ti rende sempre più simile a loro!-
-Senti, ho solo fatto ciò che era necessario- si difende Sam. –Non potevi mica accoltellarla! E non potevamo lasciarla andare, non c’era alternativa-
-Non farlo- la voce di Dean si abassa di poco, sempre piena di rabbia. –Non farlo mai più, mai-

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Alcuni colpi alla porta li distraggono dal sistemare e pulire le armi. Dean si alza lentamente dal letto, gli occhi fissi in quelli di Sam e la pistola in mano, andando verso la porta della stanza. Non ci sono finestre dalle quali poter sbirciare fuori, nemmeno uno spioncino decente.
Sam prende il coltello di Ruby, tenendolo ben salda in mano.
Quando la porta si schiude un calcio ben assestato dall’esterno la apre del tutto, facendola sbattere dritta sul naso di Dean.
-Bobby!- esclama Sam riponendo il coltello e andandogli incontro. Dean, intanto, si massaggia il naso e si lamenta.
-Cazzo, mi hai fatto male-
-Non comportarti da femminuccia- dice Bobby chiudendo la porta. –Voi due idioti mi dovete delle spiegazioni-
Si posiziona in mezzo alla stanza, le braccia incrociate al petto, e li guarda.
-Che cazzo sta succedendo? E perché diamine non avete chiamato?! Dean, porca puttana, sei sparito nel nulla mentre stavamo parlando!-
Dean, ancora intento a massaggiarsi il naso, lo guarda un po’ in tralice.
-Scusa, ma non c’era campo- dice sarcastico. –E sono stato un po’ impegnato-
-Dean- lo ammonisce Sam. Sa che suo fratello certe volte straparla senza nemmeno volerlo, sa che questa sua acida ironia può dare molto fastidio. E sa anche che Bobby non se lo merita.
-Impegnato il cazzo!- continua Bobby. –Il minimo che avresti potuto fare sarebbe stato una telefonata! E tu, Sam, devi dirmi che cazzo hai combinato-
-Bobby, siediti- dice Dean passandosi una mano sul viso. L’uomo prende posto, con una certa riluttanza, e guarda i due in attesa di spiegazioni.

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-Sam- sussurra Dean. –Sammy… stai dormendo?-
Un mugugno infastidito arriva dal letto accanto al suo e Dean quasi sorride: suo fratello è buffo quando dorme.
-Dean, che vuoi?- sbotta Sam, la bocca impastata di sonno.
-Niente, solo… niente, torna a dormire-. Sam si mette a sedere sul letto, si stropiccia gli occhi gonfi di sonno e lo guarda.
-Avanti, spara-
-No, davvero, non è niente- dice Dean velocemente. –Torna a dormire-
Sam lo guarda alzando un sopracciglio, scettico. –Dean?-
Suo fratello sbuffa. –Ti ho detto che non è niente, è solo che non riuscivo a dormire e volevo romperti le scatole-
-Dean-
Sam sa che sta mentendo. Lo percepisce, lo legge nei movimenti nervosi, lo vede nel disagio che sta provando.
-È solo che…- dice piano Dean. –Non so se riusciremo a farcela, Sammy. Non so se ne usciremo vivi o se non ne usciremo affatto, e la cosa mi spaventa a morte-
Sam si alza e si siede accanto a lui, spalla a spalla. Gli dà un colpetto con la propria, lo guarda negli occhi con un’espressione seria.
-Ce la faremo- dice piano, quasi non ci credesse neanche lui. –E nel caso in cui dovesse andare male… moriremo combattendo. Come ci ha insegnato papà-
Dean tenta un sorriso. –Già-
Sam sente perfettamente il suo sospiro, riesce quasi a sentire la sua paura e il suo senso di colpa. Per non averlo fermato in tempo, per la paura di non poterlo più salvare adesso.
-Smettila di incolparti, Sam- dice Dean, leggendo le espressioni sul viso del fratello. Sa sempre cosa pensa, cosa prova, in qualsiasi momento, in qualsiasi situazione.
-È stata colpa mia, Dean, solo-
-Sono stato io a dare inizio a tutto o sbaglio?-
-Sì, e io ho concluso il lavoro-
Si guardano negli occhi, la paura per un attimo sparisce, sostituita da un sorrisetto dovuto all’ironia della sorte.
-Non ne combiniamo una giusta- dice Dean stendendosi sul letto.
-Già- ridacchia Sam, lasciandosi cadere accanto a lui. –Siamo due casi disperati-
-Due armi di distruzione di massa- Dean poggia la testa contro la spalla di Sam, lasciando che Morfeo li accolga mentre la notte si fa sempre più scura.

Quando Sam apre gli occhi trova Dean accanto a sé, un braccio a cingergli il corpo e la bocca semiaperta sulla sua maglietta. Tipico.
Stando attento a non svegliarlo si alza e va in bagno. Si piazza davanti allo specchio e il riflesso che quello gli manda non è dei più confortanti. Ha il viso pallido, grandi cerchi violacei attorno agli occhi, vagamente arrossati.
E i crampi ricominciano.
Non sono poi così forti, non sono poi così tremendi, ma ci sono. Si porta una mano allo stomaco in uno stupido e sciocco tentativo di placare quel rumore sordo, poi apre l’acqua fredda e si sciacqua abbondantemente il viso.
Si è messo nei casini, grandi casini, e adesso non ha idea di come fare per uscirne. Il sangue di demone circola veloce nel suo corpo, può quasi sentirlo scorrere, e non c’è modo per farlo uscire. Probabilmente è troppo tardi, troppo tardi per rimediare, troppo tardi per salvarsi, troppo tardi per tutto.
-Sammy, già in piedi?- chiede Dean dalla soglia del bagno, stropicciandosi gli occhi. Sam gli rivolge un cenno d’assenso mentre chiude il rubinetto e si asciuga il viso con un asciugamani pulito.
-Colazione?- propone, già conoscendo la risposta.
-Pancakes e bacon!- dice Dean con un sorriso e un cenno entusiasta del braccio. –Ma prima è meglio che mi faccia una doccia, sto cominciando a puzzare-
Sam ride ed esce dal bagno, lasciandolo libero.
Dean si spoglia velocemente e si butta sotto il getto d’acqua calda.
Castiel.
Non sa dove sia, non sa cosa stia facendo. Non sa nemmeno se sia ancora vivo, dannazione, ed è tutta colpa sua. Perché lo ha cacciato via in malo modo, perché nonostante ciò che Cass non ha fatto resta sempre l’unico che lo abbia aiutato. Perché non se lo merita.
Le domande di Sam in quei giorni, il chiedergli dove l’Angelo si fosse cacciato, tutte cose a cui lui non ha saputo rispondere. Non è riuscito a dire a Sam la verità e allora ha preferito tacere, di certo era meglio che mentire.
-Cass…- sussurra mentre l’acqua gli scorre addosso. –Ovunque tu sia, torna-
Dean sa di essersi comportato male, lo sa bene. Sa anche che quello che Castiel gli ha detto lo ha fatto incazzare di brutto, e che sarebbe stato meglio se gli Angeli avessero fatto qualcosa di più del consigliare Sam di smetterla, ma sa anche che Castiel è suo amico, e che la sua presenza gli risolleva, in un certo qual modo, il morale.
-Lo so che puoi sentirmi, brutto cazzone- sussurra ancora. –Lo so benissimo. E anche se mi sento un idiota a parlare da solo sotto la doccia te lo chiedo per favore: torna. Abbiamo bisogno di te. Ho bisogno di te. Non so cosa fare, cazzo…-
-Potresti cantare sotto la doccia, invece che sproloquiare-
Dean sobbalza, sporge la testa fuori dal box e seduto sul cesso trova Castiel. Solito giaccone chiaro, solito abbigliamento, solita faccia da pesce lesso con l’aggiunta di un mezzo sorriso canzonatorio.
-Ma dico, sei pazzo?! Sono sotto la doccia!- quasi urla, tirandosi addosso la tenda di plastica trasparente.
-Niente che non conosca- ribatte l’Angelo sorridendo alla faccia sconvolta di Dean.
-Perché, tu…?-
-No, non in quel senso- dice. –Stare nel corpo di un uomo vuol dire anche conoscerlo-
-Ma se non mangi nemmeno!- dice Dean prendendo l’asciugamani e mettendoselo attorno alla vita. –Lascia stare, non voglio sapere-
Esce dalla doccia e guarda Castiel, adesso serio.
-Senti, mi dispiace- dice a bassa voce. –Sono stato uno stronzo, anche se sono comunque convinto che avreste dovuto fare qualcosa di più di quello che avete fatto-
-Dean-
-Se continuiamo con questo argomento finisce come l’altra volta-
Castiel annuisce.
-Dean, con chi stai- Sam si blocca quando entra nel bagno e trova i due intenti a parlare. Guarda l’Angelo, stranito, e ancora più stranito guarda suo fratello con solo un asciugamani legato in vita.
-Che stavate-
-Non pensare cazzate- lo interrompe subito Dean, lo sguardo che fugge da una parte all’altra della stanza. –Cass è appena tornato e stavamo facendo due chiacchere-
-E tu sei mezzo nudo perché…?- continua Sam, un sopracciglio inarcato. Dean sbotta, un verso senza senso esce dalle sue labbra mentre scuote la testa.
-Perché mi stavo facendo la doccia, idiota- dice velocemente tornando in camera e prendendo dei vestiti puliti. Sam ha ancora un sopracciglio inarcato, Castiel non parla e si limita a seguirli su e giù per la camera del motel.
Dean si volta e se li ritrova di fronte, a bloccargli quasi il passaggio, quando cerca di tornare in bagno.
-Posso avere un po’ di privacy o devo vestirmi davanti a voi?!-

#
Sono ricominciati. Gli incubi sono ricominciati e Sam non sa come farli smettere.
Quelli che un tempo erano i suoi sogni adesso sono visioni piene di urla, sangue, gente che viene torturata ed è atroce. Non può sopportarlo eppure non può smettere di guardare: ci prova, ci prova sul serio, ma non riesce a uscirne. È lì, costretto a guardare tutto quel dolore gratuito, e non può muovere un dito per farlo smettere.
Dean è preoccupato per lui, glielo legge negli occhi che c’è qualcosa che non va e nonostante lui continui a dire che sta bene Dean non gli crede.
Sam sa di stare sognando, sa che quel prato verde si trasformerà in una distesa arida e rovente in pochi secondi. È sempre così, succede tutte le notti.
Il prato verde cambia, al suo posto arriva questa distesa arida e arroventata, poi arrivano le anime. Anime dei dannati, anime torturate e sofferenti, anime che non hanno pace.
Arrivano i demoni con le loro fruste e i loro coltelli, con i loro “giocattoli”, con i loro occhi assettati di sangue. Con quella scintilla di eccitazione negli occhi neri al solo pensiero di far del male a qualcuno.
Il prato sta cominciando a mutare, Sam lo sente. Il verde diventa più luminoso, così luminoso da costringerlo a coprirsi gli occhi con le braccia per contrastare quella luce improvvisa e inaspettata. Non è come le altre volte.
Quando la luce svanisce Sam apre gli occhi e vede tutto bianco. È circondato dal bianco, è come se non esistesse più una dimensione specifica. C’è il bianco e niente altro.
Poi appare una panchina. In legno scuro e ferro battuto.
Subito dopo appare una figura.
Sam non ha idea di cosa stia succedendo, è tutto diverso dalle altre volte, non c’è niente che combaci con gli altri incubi.
Guarda la figura seduta sulla panchina mentre si avvicina, socchiude gli occhi per vedere meglio attraverso quel bianco quasi accecante e l’unica cosa che distingue chiaramente sono i vestiti. Un paio di jeans di un blu così scuro da sembrare nero, attillati tanto da non far respirare il proprietario; una camicia rosso fuoco così morbida da sembrare seta.
-Siediti, Sam-
Una voce carezzevole, dolce, bassa e profonda. Senza sapere come, Sam si ritrova seduto sulla panchina accanto alla figura che gli da le spalle. Adesso distingue bene i capelli, così biondi da sembrare quasi bianchi, lunghi e morbidi sulla schiena dello sconosciuto.
-Chi sei?- chiede, disorientato, guardandosi intorno ancora una volta. Una risata profonda, roca eppure melodiosa nasce spontanea nel petto dell’uomo e fuoriesce dalle sue labbra, perdendosi nel bianco.
Quando l’uomo si volta Sam rimane ipnotizzato dai suoi occhi. Azzurro chiarissimo, quasi di ghiaccio.
-Davvero non lo sai, Sam?- chiede l’uomo facendogli correre un brivido per la schiena. –Io credo che tu sappia esattamente chi sono-
Sam lo guarda in volto, poi si guarda intorno ancora una volta. È confuso, non ha idea di cosa stia succedendo né di chi sia quello sconosciuto. Eppure lo sconosciuto è dannatamente sicuro che lui lo conosca.
-Cerca dentro di te, Sam- dice ancora l’uomo scuotendo i capelli biondi. –So che lo sai-
Il suo volto si apre in un sorriso che mostra una fila di denti perfettamente bianchi ma i suoi occhi rimangono di ghiaccio.
-Chi… cosa-
-Mi hai dato una mano a venir fuori da una… brutta situazione- suggerisce l’uomo avvicinandosi a lui. –Davvero non hai idea di chi io sia?-
E Sam all’improvviso capisce.
-Satana- sputa scansandosi, inorridito. –Brutto-
-Preferirei Lucifero, se non ti spiace- continua l’altro.
-Sei solo un figlio di puttana- biascica Sam tra i denti. Scatta in piedi e guarda con odio l’uomo che gli sta davanti. Quello sorride, amabile.
-Dipende dai punti di vista, Sam- dice alzandosi in piedi e avvicinandolo. –Dovresti almeno sentire la mia storia prima di giudicare, non trovi?-
-Conosco già la tua storia, sei solo un gran bastardo-
-Mentre Dio e i suoi Angioletti sono degli stinchi di santo, non è vero?- dice Lucifero e i suoi occhi scintillano. –Non hai idea di cosa i tuoi amichetti siano in grado di fare, Sam Winchester. Non hai idea di quanto siano capaci a sacrificare pur di raggiungere i loro scopi, non sai niente di loro-
Gli occhi di Lucifero sono puntati in quelli di Sam e gli sembra quasi che delle lame di ghiaccio lo stiano trafiggendo, tanto quello sguardo è penetrante.
-Quando avrai ascoltato la mia storia sono sicuro che comincerai a porti delle domande, Sam- continua, calmo, il Principe degli Inferi. –Quando sarai pronto saprai tutto, poi deciderai da te-

-Sam! Sammy, svegliati!-
La prima cosa che Sam sente sono le urla spaventate di Dean. Quando apre gli occhi fatica ad abituarsi alla penombra della stanza e solo dopo qualche secondo mette a fuoco suo fratello e Castiel, ai piedi del suo letto.
-Dean, cosa..?-
-Dio, mi hai fatto prendere un colpo!- urla il maggiore, sospirando di sollievo. –Ti muovevi come un dannato, stavi mormorando qualcosa e poi era come se fossi morto, non respiravi più-
Sam si mette a sedere, confuso e disorientato, e guarda gli altri due. –Ma…-
-Che succede, Sam?- chiede Dean, apprensivo e preoccupato. –È colpa delle visioni o cosa?-
-Io… io non lo so- mentre risponde Sam incontra lo sguardo di Castiel, uno sguardo severo che non ha nessuna voglia di vedere.
-Sam-
-Non ne ho idea, Dean, va bene?!- strilla, alzandosi e chiudendosi in bagno. Si guarda allo specchio e il suo aspetto è notevolmente peggiorato: le occhiaie sono più profonde, gli occhi più rossi e stanchi, la pelle sta assumendo un colorito giallastro per niente sano.
-Sam!- urla Dean dall’altro lato della porta. –Sam, dannazione, apri!-
Sam non vuole aprire. Non vuole dire a suo fratello delle visioni, non vuole dirgli soprattutto di quell’ultimo sogno, Dean non apprezzerebbe. Si convincerebbe soltanto del suo essere un mostro, lo allontanerebbe da lui e non può permetterlo.
-Dean- mormora Castiel poggiandogli una mano sulla spalla.
-Cosa?!-
-Calmati- continua l’Angelo costringendolo a sedersi. Dean si passa nervosamente le mani sul viso e lo guarda, il volto stanco e pallido.
-Come puoi dirmi di calmarmi, Cass?- dice. –Come puoi, con Sam in quelle condizioni?!-
Castiel è impassibile come sempre, lo sguardo vagamente accigliato e molto serio. Sembra anche confuso, ma Dean non può dirlo con certezza.
-Che succede, Cass?- chiede, abbassando la voce e gettando un’occhiata alla porta chiusa del bagno. –Dimmelo. Adesso-
-Le cose sono più complicate di quanto tu immagini, Dean- sospira l’Angelo. –Sta succedendo qualcosa di… grosso, e non è niente di buono-
Dean sbotta. –E quale sarebbe la novità, uh?-
-La novità è che non so di che cosa si tratti- mormora Castiel. -So, sento che è qualcosa di grosso, sento che è diverso dal solito… ma non so in che modo-
-Sta succedendo qualcosa e tu non sai cosa?- Dean inarca un sopracciglio. –Mi prendi per il culo?-
Castiel scuote piano la testa. –No. È la verità, Dean, devi credermi-
-E sentiamo- Dean usa il suo solito tono scettico. –Com’è che tu non sai niente, uh? I tuoi poteri da angioletto non funzionano?-
Castiel lo guarda, fisso. –Non è così semplice-
-Non è così semplice un cazzo, Cass!- sbraita Dean, infervorandosi. –Mi stai dicendo che a mio fratello sta succedendo qualcosa ma non sai nemmeno di che si tratta! Sangue di demone, ecco cos’è, fine della storia-
-Dean-
-No, Cass, mi rifiuto- Dean gli volta le spalle. –Se stesse davvero succedendo qualcosa lo sapresti, sentiresti gli altri parlare. Invece non è così, ti basi solo su un’idea assurda. Non voglio sentire altro-
-Loro non mi parlano, dannazione!- urla Castiel con una nota di esasperazione nella voce. –Lo capisci o no? Mi hanno tagliato fuori! Io ho tradito, Dean, li ho traditi tutti quanti. Per te. Credi davvero che verrebbero a parlare con me se scoprissero qualcosa?!-
Dean lo guarda mentre ragiona sulle parole che l’Angelo ha appena pronunciato. Il suo volto si indurisce fino a diventare una maschera di pietra, i suoi occhi si riducono a fessure.
-Facciano quel che cazzo vogliono- dice piano. –Io so solo che nessuno, nessuno, farà del male a mio fratello, nemmeno il Diavolo in persona-
Castiel guarda la porta del bagno aprirsi. Il volto stanco di Sam, la paura mista a determinazione su quello di Dean. Qualunque cosa stia accadendo… sarà meglio scoprirla in fretta.



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